Perché la Roma non riesce a vincere?

E un altro giorno è andato

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà?“. Questa è la prima frase con cui Francesco Guccini inizia la canzone “Un altro giorno andato“, singolo del 1968. Da allora è passato quasi mezzo secolo. Ciononostante questa frase si addice perfettamente all’annata romanista che si sta per concludere.

Infatti un’altra stagione è andata e vede la Roma fallire quasi completamente i suoi obiettivi stagionali (a meno di clamorosi colpi di scena).
E sono ormai 9 gli anni passati dall’ultimo trionfo giallorosso in una competizione, quando la Roma riesce a vincere la Coppa Italia della stagione 2007-2008.

“Quanto tempo è ormai passato e passerà?”

Era Americana

Con l’eliminazione di Martedì sera dalla Coppa Italia, anche la stagione 2016/2017 si chiuderà molto probabilmente senza un trofeo. Eppure, anche in questa stagione le aspettative era ben altre, come d’altronde ogni anno dall’inizio dell’era americana.

Non che la crescita di una società come la Roma non ci sia stata, sia chiaro; anzi probabilmente proprio il fatto che la squadra capitolina, sia nelle prime posizioni nei pronostici di inizio campionato da 3-4 anni, dà l’idea del livello raggiunto. Tuttavia puntare a vincere un trofeo, almeno dalle dichiarazioni, doveva essere un obiettivo raggiungibile.

Invece dall’insediamento della società americana nel 2011 ad oggi, 6 anni di attività, nemmeno un trofeo è stato aggiunto alla bacheca romanista. Purtroppo non ci si è andati nemmeno troppo vicini. Senza considerare la (sciagurata) finale di Coppa Italia del 2013, in questi anni la Roma non ha disputato altre finali e anche se è arrivata per due volte seconda in campionato, ha sempre abdicato con molte giornate di anticipo.

Primo anno in Serie A, record di vittorie ad inizio campionato, record di punti in Serie A per la Roma: finire a 17 punti dalla capolista.

Quest’anno dopo l’eliminazione per mano del Lione agli ottavi di Europa League e quella dalla semifinale di Coppa Italia, resta un campionato il cui finale sembra già scritto da un pezzo.

Quali possono le cause che portano una squadra che sembra ogni anno avere le qualità per competere fino alla fine per un trofeo ma che alla fine si ritrova sempre con un pugno di mosche in mano e tanto amaro in bocca?

Mancanze societarie

Nel 2011 la società giallorossa viene ceduta ad un gruppo di imprenditori statunitensi guidati inizialmente da Thomas Di Benedetto ed in seguito da James Pallotta. Il compito della nuova dirigenza americana è quella di riportare la As Roma ad alti livelli, risanando i debiti della precedente gestione e aumentando il tasso tecnico della rosa. Tuttavia conciliare il risanamento societario con la crescita tecnica della squadra si dimostra un compito arduo. Soprattutto in un campionato come la Serie A.

Infatti nonostante i numerosi acquisti e investimenti nel settore giovanile, i risultati importanti stentano ad arrivare. I problemi, in un analisi a posteriori, sembrano essere vari. Per esempio l’uso delle plusvalenze come maggiore forma di introito nelle casse della società; la scarsa presenza, fisica e non, nell’ambito delle dinamiche decisionali all’interno della Roma, vista come gruppo di calciatori, preparatori e allenatore; la mancata capacità di gestione di alcuni momenti tanto delicati quanto fondamentali della squadra.

Plusvalenze

Entrando nel dettaglio, le plusvalenze si sono rivelate un arma a doppio taglio. Se da un lato hanno permesso ad una società, con un potere economico non di certo straripante, come la As Roma di risanare pian piano i debiti e crescere a livello di marketing e strutturale, dall’altro hanno portato ad una instabilità tecnica non sempre facile da gestire.
Cambiare 7-8 calciatori a stagioni, di cui 1-2 in ruoli chiave, non permette di dare continuità ad un progetto tecnico. Continuità che diventa fondamentale se si vuole puntare a vincere in un campionato così ostico per le “nuove” realtà come la Serie A.

L’ex direttore sportivo Sabatini con alcune delle sue cessioni più redditizie (e sanguinose).

Mancanza di leadership

Un altro probabile errore è stato quello di non avere un “capo” ben definito e una gerarchia decisionale ben stabilita. Questa mancanza si è vista molto spesso nella gestione di situazioni delicate che sono inevitabili all’interno di uno spogliatoio. Troppo spesso la figura di Walter Sabatini ad esempio, ha assunto la forma e il potere del capo decisionale della Roma. Questo ha portato ad una poca chiarezza, in quanto un direttore sportivo, ovviamente, non può essere anche dirigente tecnico e presidente.

Esempi lampanti di queste mancanze, dovute molto probabilmente all’inesperienza della “giovane” società americana, sono sotto gli occhi di tutti.
La gestione molto rivedibile di rapporti con calciatori a scadenza contrattuale. Alcuni esempi: Benatia, Pjanic, Totti.
La gestione di attriti interni in cui la società, eccetto con dichiarazioni sporadiche, è risultata assente. Recente è lo “scontro” fra Totti e Spalletti, che partendo dall’anno scorso si sta protraendo fino ad oggi. Anche la sbagliata gestione dell’ultimo periodo Garcia, in cui risulta quasi palese la poca forza decisionale, di una dirigenza spaccata sul da farsi. 

Per fare un parallelo con gli “odiati” rivali della Juve, ciò che gli ha permesso di vincere in modo così continuativo è stato, su tutto, una struttura societaria assolutamente esemplare.

Cultura Sportiva

In questo quadro societario piuttosto complesso, si piazza inoltre una delle piazze e culture sportive più difficili da gestire d’Italia.

Senza impelagarsi in discorsi troppo complessi e che richiederebbero un’ analisi socio-culturale troppo approfondita, vincere a Roma si è dimostrato nel corso degli anni un’impresa ardua. La grandissima passione con cui i tifosi giallorossi vivono la propria squadra è da sempre un arma a doppio taglio. L’euforia disarmante per una vittoria può essere sostituita da una tragica depressione per una sconfitta nel giro di pochi giorni.

Queste montagne russe umorali, si riversano inevitabilmente sul vivere di tutti i giorni dei calciatori e della squadra in generale. I calciatori stessi passano dal poter essere eroi a essere incommensurabilmente scarsi nel giro di mezza stagione.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi all’attuale capocannoniere della Serie A, nonché miglior marcatore stagionale della storia della Roma: Edin Dzeko.

Questo è sicuramente un ambiente che molto spesso logora chi ci lavora e chi ne è partecipe. Tuttavia ciò non vuol dire che con la giusta ricetta non sia un ambiente in cui non si possa lavorare bene e vincere.

Speranze future

In conclusione, la As Roma si trova a dover fare un ulteriore step evolutivo per puntare ad trofeo. Le note positive e i punti di forza su cui la società capitolina può ben sperare per il futuro, ci sono.

La società, nonostante un periodo iniziale di assestamento, sta crescendo come società di calcio: entra di più nelle dinamiche sportive e ormai da qualche anno ha alzato definitivamente il tasso tecnico della squadra. La questione Stadio, fondamentale per un ulteriore passo in avanti qualitativo, sembra aver trovato una svolta positiva negli ultimi mesi. La carica di direttore sportivo sembra, con sempre più insistenza, essere affidata per la prossima stagione all’ex DS del Siviglia Monchi: l’andaluso, come descrivevo in questo articolo, sembra avere tutte le carte in regola per far fare il salto di qualità alla Roma.

Ad ora, la questione più calda e cruciale sembra essere quella della guida tecnica.

Lo sguardo già proiettato al futuro: restare o non restare ?

Luciano Spalletti, anche se in questa stagione non è riuscito a vincere alcun trofeo, sembra finalmente aver dato un’identità alla squadra. Probabilmente per la prima volta in 6 anni di gestione, il progetto tecnico della squadra è affidato nelle giuste mani. Sicuramente, considerati i papabili sostituti, sarà difficile trovare di meglio.

Proprio per questo motivo, ulteriore compito della società sarà quello di convincere l’allenatore di Certaldo a restare,  (compito che non sembra facilissimo al momento) per mettere su un progetto societario-tecnico che abbia una buona continuità.

Roma non è stata costruita in un giorno“, dice un proverbio, ma probabilmente senza vincere non sarebbe mai stata costruita.

Alessandro Viglione

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