Cosa pensa la Polonia?

Cosa pensa la Polonia?

La Polonia e quel ‘no’ stonato all’aborto

Polonia VS Amnesty International: proteste sull’aborto


Polonia e aborto
Aborto: sì o no? fonte: http://wkms.org

Cosa succede in Polonia?

Negli ultimi giorni la Polonia è al centro di un vortice sociale e mediatico non indifferente. Il motivo? Le sue (nuove) decisioni sull’aborto. Il parlamento, infatti, non solo ha respinto una proposta di liberalizzazione dell’aborto presentata dal comitato “Salviamo le donne”. Ma ha anche accolto un disegno di legge chiamato  “fermiamo l’aborto” fortemente sostenuto dalla Chiesa Polacca e da gruppi conservatori. Questo ha scatenato la rivolta di migliaia di donne che sono scese in piazza a protestare, ma non solo. L’opinione pubblica internazionale si è attivata e tra le maggiori prese di posizione c’è quella di Amnesty International, che si è schierato in difesa dei diritti delle donne.

L’aborto in Polonia

Lo sappiamo bene, la Polonia non eccelle nella difesa dei diritti, in particolare quelli delle donne. Il paese ha una delle leggi sull’aborto più restrittive d’Europa. Approvato nel 1993, questo provvedimento consente l’aborto solo in tre casi: stupro, pericolo di vita della madre, grave malformazione del feto. Il 95% delle donne che ogni anno devono ricorrere all’aborto rientra in questi casi. Ma il tasso di aborti praticati in clandestinità in Polonia o in paesi vicini resta comunque elevato, e a prezzi altissimi. Già negli ultimi mesi del 2016 le donne erano scese in piazza contro una proposta di legge che avrebbe permesso l’aborto solo nel caso in cui la madre fosse ritenuta a rischio di vita. La proposta era stata presentata dal gruppo della maggioranza conservatrice Diritto e Giustizia ma dopo le “proteste in nero” il disegno di legge era stato respinto.


Contro l'abolizione dell'aborto in Polonia
L’inno in difesa del diritto di aborto.

La battaglia continua

Oggi, sebbene in circostanze diverse, la storia sembra ripetersi. Mercoledì 10 gennaio la camera ha esaminato due progetti civici. Il primo proponeva la liberalizzazione dell’aborto entro la dodicesima settimana, un migliore accesso alla contraccezione d’emergenza e una maggiore educazione sessuale. Per essere presentato è stato necessario raccogliere 100mila firme, ma la camera lo ha respinto. Quello che invece è stato accettato per ulteriori approfondimenti è il provvedimento restrittivo presentato dal partito di maggioranza Pis e sostenuto dal movimento pro-life.  La leader del movimento ha affermato di non volere che “gli ospedali si trasformino in macelli” e che si impegnerà «di assicurare che anche in caso di gravidanze molto difficili, quando è sicuro che il bambino morirà o nascerà fortemente deformato, le donne finiscano col partorire in modo che quel bambino possa essere battezzato, sepolto e avere un nome».

protesta per l'aborto 18 Gennaio Polonia
La protesta in piazza del 18 gennaio.

Il diritto e la libertà

Quello che emerge dalle azioni che la Polonia continua a compiere sul tema dell’aborto è la mancanza di considerazione dei diritti delle donne. La votazione del provvedimento “fermiamo l’aborto” è stata favorita anche dall’assenteismo dei parlamentari di opposizione. Ancora una volta un tema riguardante le donne viene dibattuto politicamente e per interessi religiosi. Oppure non viene considerato abbastanza importante. Serve Amnesty International, organizzazione che difende i diritti umani, a scuotere l’opinione pubblica internazionale. E serve che le donne protestino in piazza perché siano ascoltate le loro volontà. L’aborto è un tema delicato ma soprattutto una scelta individuale.  Davvero è accettabile una legge che costringe le donne a partorire anche in caso di morte sicura del bambino o di grave malformazione? Non dovrebbe essere necessario ricordare le conseguenze fisiche e psicologiche che questo può comportare sulla madre. La gravidanza in sé scardina tutti  gli equilibri di una donna, sottoponendola ad una grande prova. E ogni donna reagisce a questo processo in modo differente. Ma quello che è sicuro, è che si tratta di un processo intimo, privato. La domanda che dovremmo farci è: quanta libertà possono avere ideologie ed opinioni altrui sul diritto di decisione individuale?

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