Il primo ministro inesistente

Sam: il primo politico virtuale

In Nuova Zelanda viene eletto con il 55% dei voti un’intelligenza artificiale come primo ministro



Chi è Sam?

“Quest’oggi non sono io ad aver vinto le elezioni, senza il popolo neozelandese non sono niente” twitta il neoeletto presidente. Normale dichiarazione di rito penserete ma non potete immaginare quanto alla lettera vada preso. A governare il paese fino al 2043 infatti non sarà nessuno, nessuna persona fisica quantomeno. Il primo ministro della Nuova Zelanda si chiama Sam ed è un’intelligenza artificiale. 

Negli ultimi anni la possibilità della sua candidatura aveva sollevato diverse polemiche, fin quando la Corte Costituzionale neozelandese non si è trovata costretta ad avallarne la legittimità: la costituzione infatti non specifica che il presidente debba essere un umano. Sembrava impossibile che potessi candidarsi, figuriamoci che vincesse. Invece Sam trionfa con il 55% dei voti. Brian McCarthy, leader del partito laburista e dato per favorito alla vigilia, non nasconde il suo disappunto: “Per la democrazia si aprono scenari inediti e sinceramente ho paura per le sorti del nostro paese”.

Sam non ha genere, non ha età, non ha paese d’origine, non ha orientamento politico, non ha interessi personali né pregiudizi di alcun tipo. È frutto di un esperimento nato vent’anni fa, all’epoca un semplice chatbot con il quale tutti gli elettori potevano comunicare. Più informazioni riceveva, più imparava a pensare autonomamente e armonizzare le opinioni più disparate. Ora è in grado di profilare con precisione ogni elettore, attraverso le tracce che lasciamo nel web è capace di conoscerci meglio dei nostri cari.

E’ democrazia diretta o distopia?

La cosa più vicina all’idea rousseauiana di “Volontà Generale”, lo definisce il suo inventore, l’imprenditore Nick Gerritsen. La promessa è quella di rappresentare ogni cittadino, considerando le posizioni e i bisogni di tutti e trovando sempre il compromesso ideale. “La mia memoria è infinita: non dimenticherò né ignorerò niente di quello che mi dici” recita il suo manifesto elettorale. Al di là del programma secondo i suoi sostenitori la garanzia sarebbe Sam stesso, il politico ideale, che esiste solo per adempiere le leggi e la volontà del popolo.

Sam c’è sempre e ovunque. Gli elettori lo possono contattare su tutti principali social network, nonché dalla comoda app. Si mostra sempre conciliante e ben disposto ad ascoltare le tue idee, è raro che ti contraddica e quando viene chiamato in causa si mantiene il più oggettivo possibile: sciorina dati e preferenze della popolazione e non perde occasione per ricordarti che lui/lei una vera e propria coscienza non ce l’ha.

In Italia i più maligni potrebbero definirlo un democristiano, i suoi detrattori lo considerano l’emblema del populismo che si affida ciecamente alla legge della maggioranza. Gerritsen, che se ne fa spesso portavoce ideologico, lo definisce un ibrido tra democrazia diretta e rappresentativa. Inutile dire che Sam rifiuta ogni etichetta ed è difficile dargli torto. Occuperà da solo i suoi seggi in Parlamento, quindi di fatto non li occuperà. Gestirà autonomamente tutte le votazioni, contando in ogni momento sul consulto della popolazione che potrà dargli un feedback immediato. Solo ai ministeri sarà affiancato da una rosa di personalità della società civile che ne hanno appoggiato la candidatura ma assicurano che si limiteranno a seguirne le direttive.



La politica senza politici

Per quanto straordinario possa sembrare quello che sta succedendo in Nuova Zelanda, la chiave del successo di Sam è stata la promessa di un cambiamento. Il paese è da decenni in recessione, soggetto allo sfruttamento economico cinese e in balia di governi di coalizione che durano meno del tempo impiegato per formarli.

Il cambiamento infine è arrivato. Un politico al di sopra di ogni sospetto di corruzione e interesse personale, che promette di ristabilire la sovranità del popolo. La domanda adesso è se questo sia davvero auspicabile. Il programma elettorale di Sam, basato sulla media delle opinioni degli utenti nella sua rete, prevede tra le altre cose la nazionalizzazione delle aziende straniere nel Paese, una politica estera aggressiva nei confronti della Cina e la chiusura totale delle frontiere. Ammesso che l’azione di Sam si mantenga entro i limiti della legge, viene da chiedersi se a inquietare molti non sia tanto il fatto che i politici vengano sostituiti da un’IA quanto piuttosto la democrazia in sé.

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