Quello che si vuole dall’Università italiana

Lo sciopero dei docenti dell’università: le considerazioni su quello che sta accadendo negli atenei.

Siamo a luglio. Gli studenti universitari si preparano per l’ultimo esame prima delle vacanze. Con la testa sono già al mare. La preoccupazione è come far stare tutto nel bagaglio a mano sull’aereo. Intanto, il pensiero confortante del “lo do a settembre”, una specie di mantra capace di far svanire un po’ di quell’ansia che accompagna lo studente-tipo. Quando ecco la notizia: sessione spostata.

Docenti in sciopero

Eccola, come un fulmine a ciel sereno, la notizia dello sciopero. Vi hanno aderito 5444 (un numero che potrebbe ancora crescere) docenti universitari. Gli insegnanti, che in quanto lavoratori hanno tutto il diritto di scioperare, protestano contro gli stipendi bloccati dal 2011. 

Fin qui tutto bene. Quello che davvero ha scatenato un polverone è la modalità dello sciopero: niente sessione esami, dal 28 agosto al 31 ottobre 2017. Gli studenti hanno però diritto ad avere una data disponibile, quindi una sola data sarà tenuta. In caso ci sia una sola data prevista, questa sarà spostata di almeno 14 giorni. Poi è l’università a stabilire data certa.

sciopero autunnale esami
Valanga di libri e appunti, tazza di caffè e luce artificiale: un tipico esempio di sessione esami.

Quello che davvero manca

Quello dello sciopero è un diritto del lavoratore, sancito dalla Costituzione. Nessuno mette bocca su questo. Ciò che lascia davvero amareggiati gli studenti è il fatto che la protesta sembri rivolta proprio a loro, i soli che effettivamente subiscono danni dalla situazione. I sacrifici di chi ha fatto di tutto per rimanere in regola con gli esami, magari perchè si ha una borsa di studio, sfumati. Questo è solo un esempio, ma lo sciopero va a colpire davvero molti studenti, che per i motivi più svariati hanno dovuto ripiegare sul tanto atteso appello di settembre.

Ma ciò che davvero indigna è che agli studenti non sono state date spiegazioni dai docenti. L’unico caso per ora reso noto di una collaborazione docente-studente è a Salerno. Il professor Sanguineti, dell’università di Lettere e Filosofia, è entrato in aula spiegando per filo e per segno il motivo dello sciopero. Ha anche annunciato che se gli studenti non si fossero mostrati d’accordo, non avrebbe più aderito alla protesta. L’aula si è mostrata solidale verso il professore, e ha aderito a sua volta allo sciopero, concordando sulle motivazioni date.

I problemi dell’università esistono, e riguardano tutti. Un provvedimento come questo non fa che nutrire il disappunto degli studenti, con la conseguenza di inasprire il rapporto con i docenti. Così facendo si formano due schieramenti opposti, studenti contro insegnanti, che non cercheranno mai di collaborare. Un vero spreco di energie, perchè unendo le forze potrebbe davvero uscirne qualcosa di buono. Imboccare la via del dialogo non è ancora pervenuta.

Roberta Grimaldi

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