Libera

Quest’estate scelgo di essere Libera

Spendere le vacanze in nome della legalità

Dove andare quest’estate? C’è chi sceglie il mare, chi la montagna, chi il lago. Poi c’è chi sceglie di voler impegnare il tempo in qualcosa di utile per sé e per gli altri. È il caso dei molti giovani (e non) che hanno trascorso e trascorreranno i campi estivi dell’associazione “Libera”.

Cos’è “Libera”?

Libera è un’associazione che raccoglie in sé altre associazioni sul territorio. È nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1600 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità.

Logo dell'associazione
Logo dell’associazione

Quali sono gli impegni concreti di Libera? L’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura e molto altro.

L’impegno di Libera si è visto da subito: il 7 marzo 1996 infatti entrava in vigore la Legge 109, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia, chiesta con una petizione che aveva visto la firma di un milione di cittadini italiani. Oggi, a 21 anni da quella conquista, l’azione di Libera si è radicalizzata nel tempo sul territorio, coinvolgendo e creando una fitta rete di associazioni.

La testimonianza

Angelica, vent’anni, dalla provincia di Vicenza. Lei, come molti altri ha scelto qualcosa di diverso per quest’estate. Ha scelto Libera. E ha scelto il colore, il profumo e i volti di una terra meravigliosa: la Sardegna.

Le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua breve ma intensa esperienza, per scoprire più da vicino di cosa si tratta e per ascoltare la voce di chi l’ha vissuta.

Prima cosa: dove hai trascorso il campo e con chi?

Il campo estivo si è tenuto a Gergei (CA). Poi ogni giorno facevamo qualcosa di diverso quindi di conseguenza ci siamo continuamente spostati in base all’attività. Noi alloggiavano in una locanda ad Isili, in provincia di Cagliari. Il mio gruppo era composto da dodici persone, tra ragazze e ragazzi. Alcuni di questi erano sardi. Altri da Milano, Torino, Firenze, Como, Lodi, Vicenza. Tutti circa tra i venti e i trent’anni. Ci sono stati affidati due capi campo ai quali si aggiungevano di volta in volta diversi volontari del posto. Comunque durante la settimana abbiamo conosciuto molte persone sia di Gergei che dei paesini limitrofi: sindaco, forze dell’ordine e cittadini. Tutti erano informati del nostro arrivo.

Il "nuraghe" ad Isili
Il “nuraghe” ad Isili

Quali attività concrete avete svolto?

Ci siamo occupati prima di tutto di ripristino dei beni confiscati. Quindi abbiamo coltivato piante di mirto, di mandorlo e fichi d’india, abbiamo ripulito sentieri, case e altre strutture. Inoltre abbiamo prestato servizio di volontariato presso la Caritas, dove siamo entrati in contatto con dure realtà sia di italiani che di immigrati. La maggior parte del tempo comunque è stato speso in formazione, educazione e incontri.

Di cosa si occupa in particolare Libera in quella parte di Sardegna?

Tre sono le parole fondamentali per capire l’impegno di Libera: memoria, impegno ed educazione. Per quanto riguarda memoria e impegno l’idea alla base è passare da un disvalore ad un valore. Si cerca cioè di passare da un danneggiamento di un territorio, provocato da atteggiamenti mafiosi, ad un qualcosa che possa essere utile per la comunità. Dall’illegalità alla legalità, coinvolgendo la comunità. Quella comunità che la mafia disgrega. E quindi si tratta di conoscere le storie dei beni, delle persone, del territorio. La mafia non si combatte con singoli ed isolati eroi, ma con la forza della comunità, la stessa che Libera cerca di costruire e rafforzare. Don Ciotti ha sempre avuto la volontà di non far soffermare la gente ai nomi “famosi” delle vittime della mafia, ma anche valorizzare chi apparteneva alla scorta di quelle persone ed aveva deliberatamente deciso di rischiare la vita per qualcuno che la mafia la combatteva.
Il terzo concetto dell’azione di Libera è educazione e formazione. I campi estivi di Libera, per quello che ho potuto capire io, non sono solo momenti di volontariato e di memoria, ma l’obiettivo è anche quello di educare la gioventù alla legalità. Come? Per prima cosa attraverso incontri con testimoni e familiari di vittime della mafia. L’incontro che mi ha più colpito è stato senza dubbio quello con Pino Tilocca, sindaco di un paesino dell’entroterra sardo a cui è stato ucciso il padre. La bomba che ha provocato la strage era però direttamente rivolta a lui. Aveva infatti deciso di andare contro le dinamiche mafiose del suo paesino. Si era apertamente schierato contro il clientelismo che dilagava nel suo territorio.
Un altro aspetto che caratterizza l’educazione è quello di mettere in luce dinamiche non riferite direttamente alla mafia ma che comunque riguardano l’ambito della comunità e della socialità su cui è necessario soffermarsi a riflettere. È stato il caso, per esempio, degli incontri avuti con gli immigrati minori non accompagnati al centro di accoglienza a Cagliari, dei quali abbiamo avuto l’occasione di conoscere le storie.

Ingresso di un bene confiscato a Gergei (CA). (Foto di Angelica)
Ingresso di un bene confiscato a Gergei (CA). (Foto di Angelica)

Perché hai fatto questa scelta?

Non avevo mai provato prima un’esperienza di volontariato, inoltre ho voluto approfondire una tematica che ritengo interessante come quella della mafia, coniugando il tutto con la scoperta di un territorio che non conoscevo: la Sardegna dell’entroterra, lontana e nascosta dal turismo, carica di fascino e di persone incredibili.

 

“La mafia non è affatto invincibile.
È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio,
e avrà anche una fine”

(Giovanni Falcone)

Samuele Nardi

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