Rabiot e il centrocampo più forte d’Europa

Per ogni fenomeno esiste un punto di rottura: Psg-Barcellona è stata l’alba del centrocampo più forte d’Europa?

centrocampo psg
(Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)

Capolavoro tattico al Parco dei Principi, 4-0, chapeau. Partita perfetta degli uomini di Emery, imperniata su un centrocampo pressoché perfetto per completezza tecnica e dominanza tattica. L’uomo contro uomo, logico nel gioco a specchio dei due 4-3-3, ha fatto brillare il reparto dei parigini. Verratti ha sovrastato atleticamente Iniesta, che comincia a soffrire terribilmente i ritmi alti. Matuidi ha letteralmente tormentato Busquets, non consentendogli mai la giocata semplice e soprattutto strangolando i ritmi di gioco svizzeri del catalano. Infine Rabiot; sì, infine perché è stato proprio il gioiellino del vivaio a brillare maggiormente nella notte perfetta. Adrien è l’uomo funzionale del centrocampo, quello che riesce a fare tutto e ad essere ovunque, ma con la personalità dei grandi. La domanda sorge naturale e spontanea: di fronte al generale livellarsi dei reparti europei, quello del Psg è oggi il più forte centrocampo d’Europa?

Marco Verratti

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(Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)

Tecnica illuminante e meraviglioso uso dei tempi di gioco. Marco sembra essere in grado di piegare le leggi della fisica attorno ai propri piedi. Classe ’92, lanciato da Zeman, Verratti è il grande erede della classe italiana: visione di gioco, personalità e capacità di incidere sul match. Per queste caratteristiche, molti lo hanno accostato ad Andrea Pirlo, ma il paragone è fuorviante. Il compositore di Brescia riusciva ad inventare calcio quando posto in cabina di regia, quando diveniva il centro della squadra. Probabilmente un nuovo Andrea Pirlo difficilmente nascerà nei prossimi 15 anni, sia perché un talento simile colora i cieli saltuariamente nella storia umana, sia perché il calcio è cambiato. Il ruolo di regista si è modificato negli anni, specie grazie all’introduzione del regista mobile, lanciata da Guardiola con Xavi Hernandez e poi riproposta nella sua versione illuminata da Don Andrès Iniesta. Probabilmente Marco Verratti è la sintesi perfetta di questa nuova concezione: mobile, in grado di farsi trovare indifferentemente a 70 o a 25 metri dalla porta, dotato di lancio lungo e di filtrante corto da trequartista. La dote più facilmente apprezzabile però è la complementarietà con il quale Marco può dividere il ruolo. Non necessitando di un interditore puro e nemmeno di uno che “corra per lui”, Verratti è splendidamente abbinabile a chiunque. Eppure, la perfetta complementarietà l’ha trovata con un solo giocatore: Adrien Rabiot.

Adrien Rabiot

L’enfant-prodige ha deciso di lasciare l’Europa a bocca aperta. Rabiot è sempre stato un nome noto per gli appassionati di mercato estivo. Prima la Juventus, poi la Roma, poi il Tottenham, tutti rimasti al palo per colpa di una mamma troppo agente per essere vera. Paragoni ingombranti e carico sulle spalle da chosen one: qualcosa frena l’ascesa del classe ’95. Il talento del giovane Adrien è sempre rimasto soffocato dal “Tutto qui?” di chi s’aspetta un Pogba e invece si trova un Rabiot. Fisico longilineo, per un mediano alto oltre il metro e novanta, e spiccate doti tecniche. L’apprendistato a Tolosa rende sin da subito chiare a tutti le sue caratteristiche peculiari: il mancino del ragazzo è d’oro, ma la sua dote migliore è il posizionamento. Grazie al suo senso della posizione e a una prestanza fisica notevole, Rabiot è in grado di intercettare svariati palloni in mezzo al campo. A Tolosa, davanti alla difesa, convince tutti che la promessa potrà divenire presto realtà.

Con Blanc in panchina però cominciano i primi equivoci: il tecnico francese preferisce Thiago Motta come screen difensivo, disegnando per Rabiot il ruolo di mezzala sinistra. Il ragazzo evidenzia immediatamente il suo più grande difetto: la mancanza di passo. Dovendo coprire ampie porzioni di campo, Adrien spesso si ritrova lontano dal centro del gioco, rimanendo intrappolato in zone periferiche del campo. Con Emery la musica cambia: Rabiot torna in mezzo al campo al fianco di Verratti ed è Matuidi, l’uomo per tutte le stagioni, ad esser dirottato. Davanti alla difesa, il senso della posizione e la classe di Adrien si fanno apprezzare: il talento parigino consente a Verratti e Matuidi di sganciarsi senza alcun timore in zona offensiva. La squadra grazie a lui tiene un baricentro altissimo, caratteristica che ha fatto saltare il banco filosofico di Luis Enrique. Come Marco Verratti, anche Rabiot è il figlio dell’evoluzione del gioco: è quel Van Bommel prestato alla fluidità del calcio moderno, ma non ditelo ad Adrien, lasciatelo volare.

 

Stefano Uccheddu

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