Profili: Rafinha Alcantara

Rafinha: fenomeno o ennesimo colpo sbagliato?

Chi è Rafinha, il nuovo rinforzo di Spalletti


 


AAA cercasi rinforzi disperatamente

Che la rosa di Spalletti fosse piuttosto corta era cosa ampiamente nota. Nelle sue stravaganti conferenze stampa, il tecnico sottolineava come all’appello mancasse un difensore centrale, ma era chiaro che un solo rinforzo non sarebbe bastato. Ecco quindi che Sabatini e Ausilio si sono mossi anche in altre direzioni, puntando immediatamente a Rafinha. Le iniziali perplessità legate alla condizioni fisica del giocatore (non giocava dal 2 aprile scorso) e la valutazione apparentemente esagerata del Barcellona (40 milioni) hanno rallentato le operazioni, che sembrano però ormai in dirittura d’arrivo. Rafinha è atteso a Milano in queste ore per le visite mediche e la firma sul contratto.

Un’operazione che accontenta un po’ tutti: a Spalletti va un giocatore polivalente e di sicura affidabilità; la società nerazzurra riesce a mascherare la scarsa liquidità imponendo un prestito con diritto di riscatto per una cifra vicina ai 40 milioni chiesti dai blaugrana. Il giocatore infine avrà la possibilità di confrontarsi con una realtà diversa e di mettere minuti nelle gambe.

La rosa nerazzurra a questo punto andrebbe puntellata con un paio di giocatori di alto profilo, meglio se tatticamente duttili, per risultare competitiva. I nomi di Sturridge e Ramires sono certamente suggestivi, ma occorre verificare la praticabilità delle operazioni. Intanto si lavora anche in uscita: Joao Mario e Brozovic sono ormai ai margini del progetto e sono sacrificabili sul mercato.

Giocatore polivalente

Rafinha è un calciatore estremamente duttile che può ricoprire quasi ogni ruolo dal centrocampo in avanti. Il paragone con il fratello Thiago è pressoché inevitabile, ma i due differiscono sotto molti aspetti. Mancino Rafinha, destro naturale Thiago. Brasiliano naturalizzato il primo, spagnolo il secondo. In comune hanno il modo di trattare il pallone, il passo mellifluo e ondeggiante e la posizione in campo. La qualità superiore del fratello maggiore è compensata da una maggior predisposizione al lavoro sporco di Rafinha, che non disdegna tackle e coperture in fase difensiva. Ma è ovviamente in fase di possesso che entrambi possono esprimersi al meglio.

Rafinha è stato spesso schierato da interno di centrocampo, a destra a piede invertito o a sinistra come vice Iniesta. Ma non di rado è stato impiegato nel tridente e all’occorrenza può diventare un ottimo trequartista. La filosofia calcistica del Barcellona, appresa alla Masia negli anni delle giovanili e successivamente in Prima Squadra, gli impongono una ricerca continua della verticalizzazione. Non sarà perciò difficile entrare in sintonia con quelle che sono le idee di Icardi, anch’esso ex canterano blaugrana. Se l’Inter dovesse trovare il modo di servire il proprio attaccante più frequentemente, l’uragano Icardi si abbatterebbe con ancor più impeto sulle difese avversarie. Tatticamente disciplinato, Rafinha non ci metterà molto ad entrare negli schemi nerazzurri e ad adattarsi alla Serie A.

 

Gli anni di Barcellona

Entrare nelle rotazioni di una squadra come il Barcellona non è cosa semplice. Il marchio di canterano DOC, per quanto apprezzato da quelle parti, non è sufficiente a garantirsi minuti importanti. La concorrenza di Iniesta & CO. è a dir poco sleale e ad un giovane e talentuoso centrocampista non resta altro che vivere di scampoli di partita e aspettare. Ma Rafinha chiede spazio e il Barcellona lo cede in prestito al Celta Vigo nell’estate 2013. Qui colleziona 33 presenze complessive, impreziosite da 4 goal e 7 assist, e si guadagna il rientro a Barcellona.

Luis Enrique lo chiama spesso in causa, quasi sempre da subentrato, e lui si disimpegna piuttosto bene. Ma in campo è quasi impalpabile: nell’economia del gioco del Barça, Rafinha passa spesso in secondo piano, oscurato dalle abilità di palleggio di Busquets, Iniesta, Messi. Attenzione però a sottovalutare la sua importanza per la squadra. Rafinha è spesso l’ago della bilancia, il giocatore che da equilibrio, il centrocampista che fa il lavoro sporco. E in zona goal sa dire la sua.

Un brutto infortunio, però, frena la sua ascesa calcistica il 17 settembre 2015. In Champions League, durante Roma – Barcellona, Nainggolan affonda il tackle su Rafinha. Il crociato salta: stagione finita. A poco più di un anno, a Granada il 2 aprile 2017, è di nuovo lo stesso ginocchio a tradirlo: lesione del menisco, 4 mesi di stop. È l’ultima partita in maglia blaugrana, eccezion fatta per la breve apparizione di qualche giorno fa in Coppa del Re.


Due brutti infortuni nel giro di due anni: la determinazione del giocatore sarà essenziale per ritornare ad alti livelli

 


Voglia di rivalsa

Nonostante un palmarés invidiabile, Rafinha ha ancora voglia di vincere e, soprattutto, vuole farlo finalmente da protagonista. Gli infortuni non sembrano averlo scalfito e la voglia di ricominciare è tanta. Per farlo, meglio ripartire da zero e lasciarsi alle spalle tutto: trofei, città e squadra. Il passaggio all’Inter è un’occasione importante, la Serie A è il crocevia della sua carriera. A 24 anni Rafinha possiede il giusto mix di esperienza e freschezza, di talento e raziocinio. Spalletti già si frega le mani pensando di poterlo allenare, plasmare e inserire in un Inter che arranca in zona offensiva. Resta l’incognita sulla tenuta della sua condizione fisica: in un campionato come il nostro, essere a posto fisicamente è determinante. Intanto, il jolly è arrivato da Barcellona e potrebbe rimescolare più di qualche carta in tavola. 

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