Ranieri, un esonero giustificabile

Cosa pensate che sia il calcio? Un mondo in cui succede sempre la cosa più moralmente giusta? In cui sentimenti ed emozioni vincono su soldi e politica? In cui la memoria vale più del presente?

Non vi biasimo per questo. Difficile pensare che uno sport che mette in circolo così tante emozioni e sentimenti contrastanti, possa essere allo stesso tempo tanto insensibile. Eppure la storia di Ranieri racconta un qualcosa che già si sapeva: la bella favola viene dimenticata in fretta e furia quando manca il sequel. La storia romantica ti potrà anche far vincere l’Oscar, resterà nella storia del cinema sicuramente, ma devi continuare a fare film belli per rimanere sulla cresta dell’onda.

Il motto della Juve “vincere non è importante, è la sola cosa che conta“, pur non rispecchiando la mia visione del gioco del calcio, è attualissimo nel rappresentare come funziona il football moderno. Un mondo che si basa sui risultati, continui e irrefrenabili. Non appena essi vengono a mancare, l’incanto svanisce. Lo si può notare fin dalle più basse categorie, fin dalle partitelle dei bambini in cui gli allenatori vengono giudicati non in base a quanto/come fan crescere i loro ragazzi, ma sui risultati delle partite dei pulcini.

 

I proprietari del Leicester avrebbero dovuto perdere fior di milioni pur di cullare, ancora per un po’, un sogno oramai interrotto?

Probabilmente si, secondo la logica “di cuore” attraverso la quale molte persone ragionano. Evidentemente no per Vichai Srivaddhanaprabha, presidente del Leicester. E come rimproverarlo? D’altronde erano suoi i milioni che stavano volando fuori dalla finestra a causa di un romanticismo inutilizzabile. Retrocedere, perdere gli introiti pubblicitari e delle tv presenti in Premier League, uscire dalla Champions, sono eventi che avrebbero avuto finanziariamente un costo troppo alto. La situazione non era recuperabile, la squadra si era ormai schierata completamente contro il suo allenatore dei miracoli. Pare che la dirigenza dei Leicester abbia anche effettuato dei colloqui individuali con diversi giocatori, prima di prendere la tanto discussa decisione finale. La squadra si è schierata, dunque, contro l’allenatore che li ha resi famosi. Una coltellata alle spalle. Le Idi di marzo sono arrivate anche per Ranieri. Ma, come ogni tradimento che si rispetti, anche questo deve avere le sue motivazioni.

 

Ho aspettato la partita Leicester-Liverpool per scrivere quest’articolo. Volevo capire fino a che punto il problema, nel Leicester di quest’anno, fosse Ranieri.

Improvvisamente, contro i Reds, Vardy e compagni sono tornati a correre, a pressare, a girare con la voglia e l’astuzia gli episodi a proprio favore. Proprio come quando la pozione di Ranieri (non di Asterix) funzionava ancora. Proprio come un anno fa.

Il Leicester non è una squadra da primi posti. Non lo era l’anno scorso, quando un vero e proprio miracolo compiuto da Ranieri ha portato ad un risultato miracoloso. Non lo è quest’anno. Ma non è nemmeno una squadra da lotta salvezza, non tanto per i singoli giocatori, ma per l’atteggiamento delle Foxes sul terreno di gioco. Un atteggiamento che Ranieri ha creato e costruito, ha coltivato per un’intera stagione, ma che quest’anno non ha saputo più irrigare a dovere. La squadra si è persa nella tempesta delle aspettative e il coach italiano ha rotto il timone della nave. Il cambio della guida tecnica era necessario, per dare la responsabilità ai giocatori, per rispolverare l’atteggiamento affamato dell’anno precedente. La squadra morente andava rivitalizzata e non si poteva più aspettare che lo facesse Ranieri. Serviva la scossa, come il 3 a 1 di ieri contro il Liverpool ha dimostrato.

 

 

Questo non toglie NULLA al lavoro compiuto dall’allenatore romano. Ranieri ha il suo posto nella storia, uno dei pochi tecnici ad aver saputo trasformare i sogni più folli in realtà concreta. Questo esonero, come un amore perso per ricercare altrove la felicità, è per il bene del Leicester. Dà solo la possibilità alle Foxes di riprendersi, di tornare a lottare, di riemergere come squadra.

Non ti disperare Massimo, inghiottito dal crudele mondo del calcio, ma non digerito. Rimarrai l’uomo dei miracoli, l’uomo che ha cambiato le logiche del calcio. Enrico IV diceva: “Parigi vale ben una messa“. Potremmo ristrutturare così l’antico detto:

Vincere la Premier vale ben un triste esonero

Alfredo Montalto

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