Red Bull Lipsia – Il fantasma dell’Est

Il Red Bull Lipsia ha una storia complessa, che affonda le proprie radici nella storia della Germania: sui mattoni d’aria del vecchio Muro, l’animo rosso della Germania Est incontra lo spirito del capitalismo

Red Bull Lipsia Sassonia
“Il nome della città deriva dalla parola slava Lipsk (insediamento dove si trovano i tigli)” cfr. Wikipedia

Impossibile comprendere la controversa natura del Red Bull Lipsia, senza considerare la geopolitica della città in ottica storica. La città di Lipsia è situata in Sassonia, uno dei 16 Stati federati della Germania, al confine con Polonia e Repubblica Ceca. Fino al 1990, Lipsia è incapsulata nella Germania Est, sotto la forte sfera d’influenza russa, ma così vicina al verbo storico da risultare uno splendido crocevia culturale. Dopo il 1991 – anno della riunificazione della Germania e per osmosi della Bundesliga – le squadre dell’Est faticano ad imporsi. Le comparse non troppo incisive della Dinamo Dresda nella massima serie tedesca vengono ricordate oggi più per l’eccezionalità che per il risultato finale.

Red Bull Lipsia: incubo o speranza?

La nuova speranza storico-romantica compare nel maggio del 2009, quando il Markranstadt, club di quinta divisione tedesca, viene rilevato dalla Red Bull. Il colosso delle lattine ne modifica immediatamente il nome, dando così vita al “Red Bull Lipsia”. Pochi mesi dopo l’acquisizione, appropriandosi dei naming rights, i nuovi proprietari del club decidono di modificare anche il nome del vecchio stadio: da Zentralstadion a “Red Bull Arena“. La decisione manda su tutte le furie i tifosi del club, che vedono l’immagine storica del club deturpata dallo spirito del capitalismo.

Red Bull Arena Lipsia

In Germania, infatti, è vietato dare ad una squadra professionistica il nome dello sponsor che la sostiene. Scattano le prime sanzioni ma, come ogni incursione della finanza nel calcio, “scritta la regola, trovato l’inganno”. Il presidente del Lipsia trova un facile escamotage per mantenere viva la presenza del marchio, rinominando il club “RasenBall Lipsia”, accorciato poi in “RB Lipsia”. Con questo semplice gioco sillabico, la presenza fonico-visiva del marchio persiste: l’acronimo di RasenBall è “RB”, proprio come quello di Red Bull.

La regola del 50%+1: una maggioranza “per amici”

Ma la battaglia non si ferma qui: il Lipsia deve rispettare la regola del “50%+1”.

Cos’è la regola del 50%+1?

[…] La Germania ha posto i paletti per un calcio idealmente confinato entro i propri naturali confini geografici. Questa regola impedisce a qualsiasi investitore straniero di ottenere le quote di maggioranza di un club tedesco. Il pacchetto di maggioranza deve essere nelle mani delle “associazioni-tifosi”, una realtà persistente e solida in Bundesliga. Fanno eccezione alcuni club, tra cui gli storici Wolfsburg e Bayer Leverkusen, le cui maggioranze sono controllate rispettivamente da Volkswagen e da Bayer farmaceutica, proprietà storiche, sopravvissute all’introduzione della regola.

[Estratto della mia dissertazione di laurea, ispirata dal lavoro di Marco Bellinazzo – giornalista de Il Sole 24 Ore – “Goal Economy. Come la finanza globale ha trasformato il calcio“].

Red Bull non può detenere il pacchetto di maggioranza del club. Anche qui, il presidente “con le ali” trova una soluzione destabilizzante per il sistema, intestando le quote di maggioranza del club a una decina di individui molto vicini all’azienda. Non riuscendo a placare l’ascesa del RB Lipsia, il sistema tedesco non può che assistere nervosamente inerme all’unica falla di un sistema oliato alla perfezione, in grado di allontanare le mire espansionistiche dei “Paperoni” del calcio.

Red Bull Lipsia Bayern Monaco
Credit by La Gazzetta dello Sport

La cavalcata del Red Bull Lipsia li ha condotti dalla quinta divisione alla vetta della classifica della Bundesliga. Lo scontro al vertice contro il Bayern Monaco (terminato con la vittoria per 3-0 dei bavaresi) ha comunque confermato le buone impressioni riscontrate fino ad oggi: il Lipsia c’è, nonostante tutto. Il fantasma dell’Est aleggia all’ombra del muro, lì dove non si dimentica, lì dove il capitalismo incontra la storia.

Stefano Uccheddu

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