Recep Tayyip Erdoğan

Riforma costituzionale turca: luci (poche) e ombre

Referendum costituzionale promosso da Erdogan: vince il Sì

Il giorno 16 aprile, in Turchia, si è tenuto il Referendum costituzionale promosso dal Presidente della Repubblica Erdogan e dal suo partito, il Partito di Giustizia e Sviluppo (Akp). La vittoria è del Sì con il 51,3% dei voti. Ma in molti hanno messo in dubbio la regolarità della consultazione.

Contenuto della riforma

La Riforma della Costituzione turca vede la trasformazione dell’attuale repubblica parlamentare in una repubblica presidenziale (definito anche “superpresidenzialismo”). Brevemente, aumentano i poteri del Presidente della Repubblica e sono ristretti quelli del parlamento (anche se aumenta il numero di parlamentari e la durata del loro mandato); Erdogan potrebbe rimanere in carica fino al 2029; sparisce la figura del premier e i poteri esecutivi dello stesso passano al Presidente.

Erdogan (qui nel 2011), attuale Presidente della Repubblica turca, promotore assieme al suo partito (Akp) della riforma costituzionale. AFP PHOTO / ADEM ALTAN
Erdogan (qui nel 2011), attuale Presidente della Repubblica turca, promotore assieme al suo partito (Akp) della riforma costituzionale.

Calandosi sul piano giuspubblicistico, sono ridefinite le istituzioni del Capo dello Stato e del Parlamento.

Capo dello Stato

Per quanto riguarda il Capo dello stato:

  • È eletto direttamente dal popolo (elemento già presente nella riforma costituzionale del 2010);
  • Acquisisce tutti i poteri esecutivi del premier;
  • Ha l’autorità per: proporre leggi, rimettere al Parlamento disegni di legge chiedendone la revisione, chiedere una pronuncia della Corte Costituzionale su una legge, qualora avesse dubbi sulla costituzionalità della stessa;
  • Ha poteri di nomina e revoca di vicepresidenti, ministri e funzionari governativi;
  • Ha potere di emettere decreti legislativi su argomenti di ordinaria competenza del governo, con l’esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici. Ma, attenzione, in caso di stato d’emergenza, il potere di emettere decreti legislativi invade anche il campo delle libertà fondamentali e dei diritti civili e politici (da notare che la Turchia è in stato d’emergenza da nove mesi, stato che, per altro, è stato rinnovato, proprio oggi da Erdogan, per altri tre mesi; da notare anche che la decisione di indire lo stato d’emergenza spetta al presidente);
  • Ha il potere di nominare parte dei membri dell’organo che disciplina giudici e magistrati e di nominare la maggioranza dei membri della Corte Costituzionale.

Parlamento

Per quanto concerne il Parlamento:

  • È ridimensionato il ruolo del Parlamento nel controllo esercitato dallo stesso su governo e presidente: è limitato alla richiesta di informazioni e di risposte a domande poste per iscritto ai singoli ministri.
  • È stata abolita la mozione di sfiducia nei confronti di Presidente e ministri (il presidente può essere sfiduciato solo a patto che il Parlamento si sciolga per tenere elezioni anticipate);
  • Il numero di parlamentari passa da 550 a 600;
  • Il mandato parlamentare passa da una durata di quattro anni ad una di cinque.

L’entrata in vigore della nuova Costituzione è prevista per il 2019 (in novembre). Azzererà il primo mandato di Erdogan consentendogli di rimanere in carica fino al 2029. Se non oltre.

La regolarità dei voti

Le accuse di irregolarità dei voti sono state immediate. Da una parte l’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e dall’altra il partito di opposizione kemalista Chp. Entrambi hanno messo sotto accusa soprattutto l’altissimo numero di schede prive del timbro ufficiale. Secondo il Chp l’utilizzo di queste schede è avvenuto addirittura nel 37% dei seggi. Per questo motivo il partito kemalista ha chiesto alla Commissione elettorale suprema (Ysk) l’annullamento del voto. Il presidente dell’Ysk, Sadi Guven, ha però dichiarato che le schede senza timbro non sono considerate false. Ha giustificato il fatto affermando che erano già state utilizzate schede prive di timbro in consultazioni precedenti. Ma non è solo una questione di decisioni del Ysk. Di mezzo c’è una legge elettorale, quella del 2010, in cui sono espressamente vietate le schede elettorali prive di timbro. Ed ecco lo scandalo sollevato dai partiti di opposizione: sembra che l’Ysk avesse accettato l’utilizzo delle schede su richiesta dell’Akp (il partito di Erdogan).

Ma per il presidente Erdogan la consultazione è stata “l’elezione più democratica” vista in ogni Paese occidentale. Ha anche dichiarato che la vittoria del Sì rappresenta un trionfo contro le nazioni con “una mentalità da crociati”. Intanto anche l’opposizione filo-curda denuncia l’irregolarità del voto, dichiarandosi pronta a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti Umani.

Sadi Guven, Presidente della Commissione elettorale Suprema (Ysk) (2014/Emrullah B
Sadi Guven, Presidente della Commissione elettorale Suprema (Ysk)
(2014/Emrullah Bayrak)

Turchia e UE

L’entrata della Turchia nell’Unione Europea diviene ora una sfuocata e abbastanza utopica possibilità (più di quanto già non lo fosse). Kati Piri, rapporteur per la Turchia al Parlamento europeo, ha dichiarato che, con l’assetto costituzionale di sistema autoritario che risulta dal referendum, sicuramente i negoziati con l’Unione Europea verranno sospesi. Ma certo è che, anche nell’ipotesi in cui i voti non fossero stati falsati, c’è un dato importante da tenere in considerazione. La differenza di voti tra Sì e No è minima. Questo testimonia che ci sono milioni di persone in Turchia che non accettano una deriva autoritaria tale nel loro paese. E che, ipoteticamente, condividono i valori europei, e vorrebbero essere parte dell’Unione.  

Samuele Nardi

 

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