La rivoluzione dell’Italia populista

Mia dolce e cara Italia

In Italia c’è profumo di rivoluzione, ma io ho comprato l’arbre magic



Lo shampoo non mi serve quando posso lavarmi di dosso la vita con i cristalli liquidi. Ho deciso di morire con il telecomando in mano, la verità in tasca e un televisore da 50 pollici.

Giro la chiave nella serratura – click – la porta si apre. Entro, appoggio la spesa sul tavolo della cucina, mi lavo le mani e in due secondi sono in mutande sul divano. Solita sfilza di porcate alla TV aspettando il filmone delle 21. Al lavoro mi dicono che sono una mezza sega, quarant’anni e non uno straccio di interesse, se non la sadica cura per la mia incurabile indolenza.

Che schifo questo divano, puzza di formaggio e birra. MTV mi spacca i timpani con un’accozzaglia di improbabili video che nemmeno il peggio regista di Bollywood avrebbe il coraggio di proporre. Sempre la stessa musica, sempre le stesse stronzate. Il telefono sta squillando da almeno un minuto e mezzo, chissenefrega, tanto non aspetto nessuna telefonata.

La rivoluzione scaturita con l’introduzione del reddito di cittadinanza ha avuto un impatto micidiale. L’assistenzialismo ha sostituito la parola pigrizia. Non c’è giustizia, c’è equità. Due concetti profondamente diversi. Sono al secondo lavoro proposto. Mi annoio ma almeno lavoro.

Edizione straordinaria del telegiornale. Odio questi intermezzi che distruggono il palinsesto televisivo. A quanto pare a Roma è cominciata  la rivoluzione. Beh, c’era anche da immaginarselo. Sono laureato in design, ma di politica ritengo di saperne e intendere molto di più rispetto a quei pagliacci che vedo qualche volta in seconda serata sulla Rai.

Cazzo, ma io quando mi pensionerò? Va be’, non è un problema da porsi dal momento che mi mancano ancora almeno vent’anni. A pensarci però cazzo mi piacerebbe vedere una rivoluzione in Italia, chissà che cosa succederebbe in seguito. Ogni volta che rifletto in questo modo mi torna in mente la frase che Daniel mi ha detto prima di partire, zaino in spalla, alla volta di una meta sconosciuta: “Tu sei esattamente uno di quelli che non vorrebbe scoparsi Megan Fox, a te basterebbe un suo sex tape”. Rimugino raramente su queste parole, mi danno fastidio, probabilmente perché inquadrano alla perfezione la pigrizia con cui gira il mio mondo.

L’uscita dall’unione monetaria, molti anni fa, ha sancito l’inizio del collasso. La gestione della transizione non è stata efficiente ed ora il paese è nel caos. Le frontiere si sono chiuse da tempo. Non possiamo scappare. 

Le mie pupille annoiate tornano a fissare lo schermo del nuovo televisore al plasma da 50 pollici appena comprato che quattro tecnici mi hanno montato poche ore fa. Per le strade della capitale si svolge una guerriglia senza quartiere. Orde di ragazzi, ragazze, vecchi e molto giovani si alternano nella sassaiola contro squadroni di poliziotti armati di sfollagente e protetti da imponenti scudi di metallo.

Merda, ho lasciato la birra fuori dal frigo, quanto odio il caldo estivo. Soldi buttati. Giro di nuovo la testa verso la scatola magica, un uomo anziano sta raccontando all’inviata di come la sua vita sia cambiata in peggio nel giro di pochi mesi. Le lacrime gli rigano le guance, dal naso penzola un filo di materiale organico non definito, mentre parla sputacchia per la rabbia.

Che schifo, ma perché devono far vedere questi abomini sgraziati come salici e poveri come la mia anima? Faccio un respiro profondo e mi isso in piedi. Cristo se mi gira la testa. Dove sono le ciabatte?

Finalmente ri-sprofondo sul divano. Butto giù la mia dose giornaliera di ansiolitici e mi scolo una birra, poi un’altra. Intanto i pixel del mio nuovo televisore da 50 pollici nuovo di zecca continuano a sovrapporre immagini di guerra urbana a pubblicità di telefoni, lavatrici e coni gelato.

Cazzo se ci starebbe bene un gelato adesso. È il turno di una ragazza con la testa bendata, la garza è macchiata di sangue. Potrebbe avere pressappoco l’età di mia nipote, 20-22 anni più o meno. Cazzo se ci starebbe bene un gelato adesso.

Piange anche lei – capirai la novità – a causa della crisi. I suoi genitori non hanno più soldi, non possono permettersi una vita normale, non possono permettersi le medicine per il fegato e bla bla bla. Insomma non c’è nient’altro in televisione?

Cristo, sono quasi le 21! Lesto come una volpe pigio il tasto 6 del mio super telecomando nuovo di giornata, che emozione tutta questa tecnologia! Giusto in tempo per i titoli di testa, stasera c’è il mio film preferito, Matrix. Sia chiaro, il primo della trilogia, quello bello. Adoro la trama filosofica che c’è dietro a questo capolavoro cinematografico. Rimango sempre estasiato dalla scelta, che naturalmente faremmo tutti, di Neo quando sceglie la pillola rossa, o era quella blu? A chi importa, inizia il film.

 

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