Se i robot diventano i nostri partner

Le unioni incivili del futuro: quelle con i robot

Blade Runner 2049, da Quinlan.it
Blade Runner 2049, da Quinlan.it

I robot sono diventati i nostri partner


Anno 2057

I robot sono i nuovi compagni sessuali degli esseri umani. Le tre leggi di Isaac Asimov non sono mai state prese più alla lettera di così, soprattutto per quanto riguarda la prima: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”. Eh no, qui non si tratta di danni, bensì di piacere.
Puro e semplice piacere distaccato che, a volte, sconfina in tutt’altro che una relazione disinteressata.

Le bambole che diventano quasi donne

La robotica ha iniziato ad avere un ruolo fondamentale nelle relazioni sessuali sin dall’inizio del 21esimo secolo, quando l’azienda di Matt McMullen aveva iniziato a progettare prototipi robotici di simil-donne create apposta per soddisfare i piaceri dei propri clienti. Insomma, bamboline gonfiabili che di gonfiabile non possedevano più nulla. Le nuove scoperte tecnologiche hanno fatto sì che queste prostitute robotiche potessero camminare, ridere, dare risposte a domande di qualsiasi tipo: spesso non sembrano altro che dischi rotti. Non dico che le risposte siano ripetitive, no; sono semplicemente banali per una persona, ma non per una creatura artificiale.

I possessori di questi robot vengono definiti robowner, e non danno grande importanza al lato filosofico intellettuale delle loro fidanzate cibernetiche. L’importante è che tra loro non esistano screzi, litigi, giornate no, uscite imbarazzanti: ma come potrebbero esistere, se queste ragazze sono state create apposta per soddisfare, e mai per deludere? Se hai buon occhio riesci anche a distinguerle: sguardo assente, vuoto, nessuna emozione. Bellissime, per carità: lineamenti perfetti, quasi fastidiosi per quanto siano regolari.
Ormai sono così comuni tra gli esseri umani che rischi di innamorarti di qualcosa, e non di qualcuno.

Blade Runner 2049, da gq.com

I matrimoni robotici

Sono moltissimi i casi di unioni robotiche nel mondo. Nel corso dell’ultimo anno se ne sono contate circa 3mila solo negli Usa, una delle nazioni più aperte a questo tipo di “relazione”. I matrimoni, infatti, permettono ai robowner di avere pieno possesso della bambola e delle informazioni genetiche impiantate nel suo sistema: in questo modo, può avere accesso a queste informazioni e farsi creare un ibrido. Un figlio metà umano e metà robot. Questi neonati sono pure creazioni di laboratorio, ma le differenze rispetto agli umani puri sono impercettibili. Non sono mancate proteste non solo contro i matrimoni (in)civili tra umani e robot, ma soprattutto in opposizione agli ibridi. “Queste creature sono contro natura” sostiene il Vaticano. Ma nulla può contro quello che, per Matt McMullen, è diventato un impero.

Che cosa spinge un essere umano a fare un figlio con un robot? Alcuni parlano di puro e semplice ego: un giorno decidi che per il resto della tua vita vorrai avere al tuo fianco qualcuno che sia d’accordo con te riguardo a qualunque cosa. Considerando che nessun essere umano potrà mai darti una soddisfazione simile, te ne crei uno ad hoc e decidi di voler dare al mondo una chance per un futuro più perfetto, meno iracondo e più razionale. E così crei una nuova creatura. Così, diventi Dio.

I dati parlano chiaro

Nonostante le continue proteste contro questa pratica semi-umana, non si può negare che si siano registrati dei lati positivi: il calo delle malattie sessualmente trasmissibili è del 64%. Il fatto che molte di queste donne robotiche siano a basso prezzo (250 dollari per il modello standard, quello senza alcun tipo di personalità personalizzabile – scusate il gioco di parole -), ha fatto sì che il mestiere più antico del mondo diventasse anche il meno utile. In più, la pratica sessuale con un robot non comporta, ovviamente, nessun tipo di infezione, ed è più sicura di qualsiasi anticoncezionale.

Dunque, non rimane che scegliere: meglio vivere in un futuro che, già nel 1982, era stato ipotizzato da Ridley Scott in Blade Runner – e dunque robotico e ibrido – oppure difendere i rapporti tradizionali, così unici e imperfetti? Schierarsi non è l’unica via: è possibile accettare e convivere con la diversità. Un monito che non risulta mai fuori moda, neanche nel 2057.

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