ROGUE ONE: A STAR WARS STORY – Guerre Stellari: episodio 3.5

Dimenticate le spade laser, qui si usano i blaster

Rogue One ci mostra il lato chiaroscuro della Forza

Rogue One: a not so original story

Anno 1995. La Lucasarts fa uscire Star Wars: Dark Forces. Gioco per Dos, Mac e Playstation One che racconta del mercenario Kyle Katarn, disertore dell’Impero, il cui compito è di recuperare i piani di costruzione della Morte Nera. Vent’anni fa avevamo una cosa che la Disney, nel 2013, ci ha tolto. L’universo espanso (quell’insieme di storie raccontate in libri, videogiochi, fumetti per i fan che non si accontentano dei film sulla famiglia Skywalker e vogliono sempre più Star Wars).

Anno 2016. La Disney fa uscire nelle sale Rogue One: A Star Wars story. Primo tassello di un nuovo universo espanso, composto dal film sul giovane Han Solo (uscirà nel 2018) e un terzo capitolo che verrà pubblicato dopo il 2019, l’anno in cui si chiuderà la trilogia di Adams, e di cui non sappiamo nulla.

Rogue One diventa quindi l’opera che, nel nuovo corso Disney, sostituisce Dark forces dandoci una nuova risposta alla domanda “Come facevano i ribelli a sapere come distruggere l’arma più potente dell’impero?” Mamma Disney chiama a rispondere Gareth Edwards, regista classe 1975 che, come Adams, è cresciuto con la saga di Lucas.

Quanto tempo fa, in una galassia lontana lontana

Dove ci troviamo con Rogue One? Tolto un flashback iniziale, siamo diciannove anni dopo l’emanazione dell’Ordine 66 con cui il neo Imperatore Palpatine, in La vendettta dei sith (Episodio 3, 2005), elimina gli Jedi e prima del reclutamento di Luke Skywalker da parte di Obi Wan-Kenobi in Una nuova speranza (Episodio 4, 1977). La resistenza non riesce a trovare un modo per scalfire il potere dell’impero fino a quando il disertore Bodhi Rook (Riz Ahmed) non si rivolge al paranoico estremista Saw Guerrera (Forest Whitaker) per consegnargli un messaggio che spiega come distruggere la Morte Nera. Qui entrano in scena i principali protagonisti del film, Jyn Erso (Felicity Jones) figlia dell’ufficiale scientifico incaricato di costruire l’arma Galen Erso (Mads Mikkelsen) e Cassian Andor (Diego Luna) ufficiale dell’ Alleanza. I due, accompagnati dagli alleati K-2SO, androide riprogrammato dall’Alleanza (doppiato da Alan Tudyk), Chirrut Îmwe (Donnie Yen) e Baze Malbius (Jiang Wen), entrambi guardie del tempio di Jedha e lo stesso Bodhi, formeranno una banda di desperados che deve recuperare i piani per distruggere l’arma imperiale. Ad ostacolare i buoni ci sono i cattivi, quelli nuovi come il Direttore Krennic (Ben Mendelsohn) e quelli storici, Tarkin (ricreato digitalmente sulle fattezze del compianto Peter Cushing) e, dulcis in fundo, Darth Vader.

Quella sporca (quasi) dozzina

Il casting di Rogue One non segue la linea de Il risveglio della Forza. Avere come protagonisti due giovanissimi attori, Ridley e Boyega, con un solo film alle spalle a testa. Felicity Jones già candidata all’oscar per La teoria del tutto riesce a imbrigliare il personaggio della inizialmente scettica Jyn, nonostante la faccia più da buona che da dura. Lei ha riferito di essersi ispirata alla Ripley di Alien, anche se noi possiamo aggiungere che di somiglianze tra le due ne possiamo vedere ben poche, un po’ perché qui la situazione non è drammatica come sulla Nostromo e un po’ perché il ruolo di ”nuova Sigourney Weaver” è già di Mary Elizabeth Winstead (La cosa del 2011 e 10 Cloverfield Lane del 2016). Alan Tudyk è ormai un guru nerd sia come attore (la serie TV Firefly) che come doppiatore (ha partecipato a quasi tutti gli ultimi film Disney e i primi due l’Era glaciale) e in quanto droide segue la tradizione della saga interpretando la spalla comica di alcune delle situazioni più divertenti del film, battibeccando con Jyn. C’è anche da notare che per la prima volta i droidi non sono attori che indossano costumi, ma incarnazioni in CGI. Diego Luna ha lavorato con gente che di cognome fa Spielberg (The TerminaI), Van Sant (Milk) e nella fantascienza di Neil Blomkamp con il suo Elysium. Riz Ahmed divide la sua carriera cinematografica con quella musicale sulla scena inglese del rap. Donnie Yen e Jiang Wen sono un po’ una sorpresa, perché un marzialista si era già visto nella saga di Star Wars (il Darth Maul di Ray Park), ma relegato al combattimento con le spade laser, mentre Wen è più famoso, almeno qui in Europa, come e sfido chiunque a nominare un suo film. Non si può non parlare del premio Oscar Forrest Whitaker, che risulta la scelta più deludente, non per l’interpretazione (simile peraltro a quella de L’ultimo re di Scozia), ma per il poco utilizzo che se ne fa. È molto probabile che le scene che ha girato non siano state inserite tutte nel final cut ed è altrettanto probabile che in un eventuale extended cut potremo avere un ulteriore approfondimento del personaggio sia dal punto di vista psicologico che del suo ruolo nella storia.

Taaaaa taaaaaaaaaa ta ta ta taaaaaaa ta

Quando si parla della saga di Lucas non si può fare a meno di parlare della musica. Qui per la prima volta non viene affidata alle sapienti mani di John Williams. Il creatore delle musiche di film classici come Indiana Jones, per restare in casa Lucas, o Lo Squalo, lascia il posto a Michael Giacchino. Che sostituisce, causa ritardi e impegni sovrapposti, Alexandre Desplat, con cui Edwards aveva già lavorato Godzilla. Giacchino, pur abituato a creare musiche per kolossal Disney (John Carter, Tomorrowland, Doctor Strange) ha avuto un mese per riadattare e registrare alcune delle musiche più famose della storia. Il risultato al primo ascolto (durante il film) infastidisce. Siamo abituati alla colonna sonora classica e la nuova musica ha l’effetto del regalo di Natale dalla nonna. Ti aspetti magari soldi e ti ritrovi un paio di guanti. Se però prendiamo singolarmente la musica di Rogue One, extra film, ci rassicuriamo che va tutto bene e ci accorgiamo che il lavoro di Giacchino paga. Non raggiunge il livello delle musiche di Williams, ma convince più la si ascolta, quindi il consiglio è di avere fiducia che se Giacchino comporrà le musiche degli altri film dell’universo espanso non soffriremo più della sindrome Regalo di Nonna.

Scarif! Scarif! Scarif!

La forza scorre potente dentro questo film (ma non si vede)

Cos’è, dunque Rogue One? Brillante operazione commerciale per allungare una delle saghe più remunerative di sempre, che tuttavia riesce ad avere l’anima di un film d’autore.War movie che sullo stile estetico si ispira ai film sulla guerra del Vietnam e quelli contemporanei sulla guerra in Medio Oriente. Capitolo spurio che, pur mancando dell’elemento cruciale, i cavalieri Jedi, riprende il tema originale della Forza come entità metafisica, più religione che filosofia, roba che non si vedeva dalla fine d Una nuova speranza. Opera di servizio nei confronti dell’opera originale in grado di cancellare (lo aveva già fatto Episodio VII, ma con questo film il concetto si rafforza) l’onta della seconda trilogia, con i suoi Midichlorian e le sue principesse morte per il mal d’amore.

Non si può non chiudere nella maniera più banale possibile, “Che la Forza sia con voi”

Pier Luca Cuccuru

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