Ronda Rousey: Da judoka iridata a star delle MMA

Un breve articolo per ripercorrere vita e successi della campionessa  alla vigilia del suo tanto atteso ritorno sul più importante palcoscenico MMA del mondo.

È sempre un piacere poter avere l’onore di omaggiare uomini e donne che con il loro talento ed il loro carisma hanno saputo imprimere i propri nomi nei cuori e nelle menti della gente. Oggi è la volta di Ronda Rousey: lei, la tanto amata quanto acclamata star delle MMA femminili, è oggi pronta a rimettersi in gioco, dopo quasi quattro anni d’assenza, per regalarci e per regalarsi una notte indimenticabile. L’unica punta di amarezza, che potrebbe rovinare l’umore delle sue migliaia di tifosi, sta nel dover rendersi conto che tale ritorno potrebbe avere durata ben più breve del previsto. Come confermato da lei stessa nell’intervista al The Ellen DeGeneres Show, il suo futuro come fighter sembrerebbe già scritto: “La mia carriera sportiva non andrà avanti ancora a lungo. Credo che quello con la Nunes sarà uno dei miei ultimi match. Sarà meglio che tutti stiano lì a guardare, perché questo show non potrà andare avanti per sempre.” Doveroso sarà quindi seguire il suo consiglio e godersi quelli che potrebbero essere gli ultimi attimi in cui poter ammirare la più straordinaria di tutte le combattenti.

Sicuramente, per dipingere un ritratto della Rousey, è doveroso partire da dove tutto è cominciato, dal judo, lo sport in cui primeggia già in tenera età oltre che la disciplina che probabilmente l’ha resa la fighter e la donna che è oggi: nel 2004 si qualifica alle Olimpiadi di Atene, dove fu la più giovane judoka del torneo, nel 2007  passa alla categoria dei 70 kg nella quale vince la medaglia d’argento ai Campionati mondiali di Rio de Janeiro; dopo questi già grandi successi, nel 2008 arriva la coronazione di una carriera a Pechino: affermatasi come la più forte judoka degli Stati Uniti nella sua categoria di peso, Ronda prende parte alla spedizione per le Olimpiadi dove conquista la prima medaglia olimpica nel judo femminile nella storia degli Stati Uniti.

Ma come ogni momento di gloria, i suoi successi nel judo si trascineranno dietro anche tante ombre che oggi, a distanza di anni, riaffiorano come demoni: “Non vincere le Olimpiadi (ha vinto il bronzo a Pechino 2008) è stata di gran lunga la cosa migliore che che potesse capitarmi perché è da lì che arriva la mia motivazione infinita e quel senso di perenne insoddisfazione. La medaglia d’oro era stata l’ossessione della mia vita sin da quando ero bambina e dopo aver fallito a 17 anni,  mi resi conto di essere molto infelice per colpa del judo e che a Pechino avrei avuto l’ultima chance.[…] Ero perennemente sovra-allenata, senza mai la possibilità di recuperare. E’ solo da quando sono passata alle Mma che ho potuto recuperare un po’”( queste le parole della fighter nell’intervista rilasciata al podcast Joe Rogan Experience.)

Il suo debutto ufficiale nelle MMA avviene nel 2010, ma è solo nel novembre 2012 che Ronda Rousey diviene la prima lottatrice femmina a firmare un contratto con la prestigiosa UFC: il brand, che sino ad allora annoverava nel suo organico i migliori lottatori maschi del mondo, inizialmente si opponeva al pensiero di instaurare divisioni femminili al suo interno; la popolarità mediatica acquisita da Ronda convinse Dana White che le diede la sua vera chance di successo.

Il suo debutto in UFC non poteva andare meglio: la  sfida contro l’ex marine Liz Carmouche la vede vincitrice al primo round per sottomissione. Nel 2013 viene scelta come allenatrice per la diciottesima stagione del reality show The Ultimate Fighter, prima stagione nella storia del programma a presentare coach femmine: la Rousey vide la propria popolarità crescere considerevolmente, arrivando a prendere importanti pagine delle riviste Maxim e ESPN The Magazine e ad ottenere parti anche sul grande schermo nei film I mercenari 3 e Fast & Furious 7.

Il 2014 fu un anno difficile dal punto di vista commerciale per l’UFC: proprio in questo momento di difficoltà fu protagonista dell’evento UFC 170: Rousey vs. McMann nel quale difese il titolo contro l’ex medaglia d’argento olimpica di lotta libera Sara McMann con la sua prima vittoria per KO, ottenendo anche il premio Performance of the Night. Ronda stabilì anche il record di minor tempo intercorso tra due difese del titolo con successo, in quanto tra i due eventi UFC 168 ed UFC 170 nei quali combatté trascorsero solamente 56 giorni.

La quarta difesa del titolo avvenne in luglio con la velocissima vittoria in soli 16 secondi per KO contro la canadese Alexis Davis, al termine della quale Ronda venne premiata con il riconoscimento Performance of the Night; nonostante il breve incontro Ronda s’infortunò ad una mano ed inoltre necessitò di un’operazione a un ginocchio.Nel febbraio del 2015 mise a segno un nuovo record sottomettendo in soli 14 secondi la precedentemente imbattuta Cat Zingano, ottenendo un altro premio Performance of the Night.

Fu nel novembre 2015 che la Rousey ebbe la prima battuta d’arresto nella sua brillante carriera che le causò un forte tracollo psico-fisico. Nella sua settima difesa del titolo ‘Bantaweight’  si trovò a dover fronteggiare la campionessa di kickboxing Holly Holm (10-0) all’evento UFC 193. La superiorità della Holm mise in seria difficoltà la fighter californiana che vide tutta la sua furia aggressiva, la sua arma vincente in diversi altri incontri, vanificata. Dopo esser riuscita a portare a termine l’avversaria, fallito un tentativo di sottomissione, Ronda si ritrovo succube della controffensiva: la Holm mise a segno un devastante calcio alla testa che pose fine all’incontro per KO a 59 secondi del secondo round.

 

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