Un minuto di rumore

Un minuto di rumore 

In futuro faremo a meno della voce?


 


2050, Roma, Italia

Finalmente una bella giornata di sole. Questo inverno sembrava non finire mai. Mi affaccio alla finestra e guardo in cielo, mio marito dovrebbe tornare tra poco da lavoro.

Eh già, chi l’avrebbe mai detto. “Nel 2050 le auto voleranno”, così dicevano negli anni 2000 quando io ero poco più di una adolescente. Nessuno ci credeva veramente, erano cose da film.  Ma forse sarebbe stato meglio che molte cose fossero rimaste solo nei film.

Dalla finestra vedo giocare dei bambini, tutti silenziosissimi.  Sono cosi piccoli che non sanno neanche cosa vuol dire usare la voce, sono da sempre abituati a vivere nel silenzio. Non sanno cosa vuol dire sentire la voce della mamma o una canzone, non sanno cosa significa sentire le urla degli altri bambini.

Come si è arrivati a ciò?

Tutto iniziò nel 2030, quando il popolo si ribellò contro il governo scendendo in piazza a manifestare per un mese di seguito, bloccando tutte le attività. Questo perché il governo limitava ogni tipo di libertà del cittadino, arrivando fino a quella di espressione. Non si poteva più scrivere, i giornali e libri cominciarono a sparire, usare internet, i social networks e i blog era praticamente impossibile.

Dopo questa rivolta il governo reagì, e, avendoci tolto tutto, rimaneva solo una cosa da toglierci: la voce.

Dopo varie indagini, visite mediche e test psicologici riuscirono nel loro obiettivo impiantando una piccola tastiera numerica nel braccio di ogni persona, anche nei bambini. Io ho avuto male per mesi ma nessun poteva sfuggire, molti morirono a causa delle infezioni. Ogni tastiera aveva un codice diverso per ogni persona. Ogni primo del mese tutti dobbiamo sottoporci a dei controlli, in cui ci somministrano un liquido che non ci permettere di emettere suoni dalla bocca. Ci toglie completamente la voce. 
Per comunicare basta digitare il codice della persona con cui vogliamo “parlare”. Dopo di ché parte uno stimolo elettrico che percepisce ciò che la mente pensa e “invia” il pensiero alla persona a cui il numero digitato corrisponde. Questo riesce solo quando quella persona si trova entro un arco di 500m da noi.

Punendoci in questo modo il governo ottenne ciò che sperava, perché dopo lo sgomento iniziale tutti tornarono alla loro vita quotidiana sperando prima o poi di riavere la voce. Sono passati 20 anni da quel giorno.

L’unica nota positiva è che chi si trova al governo non può leggerci nel pensiero, non può sapere quello che noi pensiamo, perché quello che ci “diciamo”  viene comunicato solo digitando il codice di una persona specifica, almeno questo è ciò che ci hanno detto.

Un minuto di rumore

La cosa più triste è che i pensieri che riceviamo vengono elaborati con la nostra voce e non con quella di colui che ce li invia. Perciò sono anni che purtroppo non sento la voce di mio marito.

Mentre guardo fuori dalla finestra, il mio braccio vibra. E’ un messaggio: “Modalità voce attivata”

Già, dimenticavo.. Qualche giorno fa ho letto, sull’unico giornale in circolazione di proprietà del governo, che un membro del  partito è morto, e che quindi a breve si sarebbe fatto un minuto di rumore. 

Quando ero piccola, in forma di rispetto, si facevano alcuni minuti di silenzio e raccoglimento durante la commemorazione di persone defunte.  Ora si fa il contrario. Rumore. Tanto rumore. Ci danno la possibilità di poter usare le voce per 60 secondi. Non ci dicono il giorno, ci annunciano solo la morte della persona e noi sappiamo che prima o poi, durante quella settimana, arriverà questo momento. Purtroppo viene fatto solo quando qualcuno “di loro” muore, e ciò non accade spesso. Oltretutto non so perché si ostinano ancora a farlo, tanto sanno benissimo che le cose che diremo non sono per commemorare nessuno.

Appena arriva il messaggio,sempre da questa macchinetta che abbiamo nel braccio parte una goccia di un liquido che passa direttamente nel nostro sangue, un liquido che permette di riutilizzare la voce, abbiamo solo un minuto prima che l’effetto svanisca. Quindi mi sporgo dalla finestra e urlo “libertà, libertà” , il tempo scorre. 50 49 48 sento altre urla: “basta, ridateci la voce” . 40 39 38 “vogliamo cantare!” 30 29 28 “come facciamo a capire i nostri bambini?” 20 19 18 vedo l’auto volante di mio marito arrivare, 10 9 8 forse finalmente potremmo dirci qualcosa a voce ,7 6 5 eccolo che sta atterrando  4 3 2 sta uscendo dalla macchina 1 eccolo 0. Arriva un altro messaggio “il tempo a disposizione è terminato”.

Non abbiamo fatto in tempo.  Chissà tra quanto arriverà il prossimo minuto di rumore.

Rispondi