Sardegna:  un’isola in fiamme

La Sardegna devastata dagli incendi

Sardegna in fiamme

Da giorni la Sardegna combatte contro un unico nemico: il piromane.


Da diversi giorni sono molte le squadre dei vigili del fuoco che cercano di domare il fuoco. Un’azione dolosa che continua a ripetersi in vari centri dell’isola. Da Cagliari alla Gallura orientale all’Ogliastra si cerca di arginare il rogo scoppiato, sono dovuti intervenire addirittura gli elicotteri antincendi.
Sono varie le abitazioni evacuate e al 14 luglio sono risultate intossicate quattro persone.
A rendere ancora più difficile gli interventi dei vigili del fuoco sono stati il caldo ed il maestrale che hanno consentito agli incendi – la maggior parte di natura dolosa- di divampare più rapidamente. Fortunatamente, il 16 luglio sono calate, per così dire,  temperature e  venti  deboli che hanno dichiarato una tregua alla devastata Sardegna.
Quattordici incendi  verificati il 15 luglio, di cui cinque rimasti attivi fino a tarda sera.  Danni impressionanti  che si sono poi tradotti in 2500 ettari di bosco e macchia mediterranea bruciata, resa in cenere. 1800 sono invece gli ettari incendiati ad Alà dei Sardi di cui tre rimboscamenti sono stati completamenti annientati dagli incendiari. Fino al 15 luglio si contavano 500 ettari devastati dalle fiamme.
La Sardegna in fiamme. I roghi sono, almeno la maggior parte, considerati dolosi visti gli inneschi trovati quasi ovunque. E, come riporta la Nuova Sardegna , ad Arzana, sono stati trovati bidoni di benzina ed altri inneschi nel Cagliaritano.
Una situazione critica che stravolge e sconvolge la Sardegna. Negli incendi boschivi la presenza e l’azione più importante sono del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna e dell’Agenzia Forestas che con i loro uomini ed i loro mezzi agiscono laddove le telecamere, i giornalisti e la miriade di telefonini non arrivano. Hanno infatti rappresentato un ruolo importante in questa triste vicenda , il loro operato è stato impeccabile. Il loro intervento ha permesso che venissero  limitati i danni.

Chi ama la Sardegna, non la incendia.

Noi sardi siamo da sempre un popolo legato in maniera particolare, quanto alle volte morboso,  alla propria isola. Orgogliosi di una terra che ogni giorno ci offre innumerevoli bellezze naturali, andiamo fieri in giro per il mondo a vantare il nostro paradiso terreno. Ma la Sardegna non ha bisogno di complimenti se a questi non sono seguiti i fatti, non ha bisogno di chi la elogia se poi si dimostra irriconoscente. Non ha bisogno  di chi la loda e poi la distrugge. Non merita un popolo irriconoscente, che sparge fiamme nei suoi terreni. Non merita chi la celebra e poi la calpesta.
Un’intera isola distrutta dall’ignoranza e la cattiveria di chi non merita di calpestare il suolo sardo. Un’intera isola che negli ultimi giorni sta vedendo ettari ed ettari di terra bruciata, senza alcun significato. Perché ad atti del genere, non può esserci un significato.
Un gesto macabro, disgustoso, ingiusto quanto inumano. Chiunque abbia appiccato gli incendi non può definirsi sardo, perché un vero sardo non si permetterebbe mai di deteriorare la propria terra.  Un’azione questa, orribile che verrà –spero- punita, che i colpevoli verranno puniti. Ed è a questi che vorrei rivolgermi, chiedendo loro se basta bere birra Ichnusa, se sia sufficiente indossare il costume sardo e vantarsi delle proprie tradizioni per essere sardo, o se invece sia necessario  portare rispetto ad un’isola meravigliosa, a terreni che non solo sono creazione della natura quanto degli sforzi, dei innumerevoli sacrifici fatti da persone che quest’isola la amano davvero. Da persone che hanno versato sangue, lacrime e sudore per rendere  la Sardegna ancora più bella.
Chi ha compiuto un’opera del genere non ha tradito solo la Sardegna, ma tutto il popolo sardo che, come sempre si rialzerà, spolverà via le ceneri e con tanto rammarico ricomincerà. E sempre a questi, vorrei chiedere con che coraggio abbiano potuto compiere un atto simile, in che modo quest’assurda e raccapricciante idea possa avergli solo sfiorato la mente. Sarei curiosa di sapere il motivo di tanta stupidità e di tanto odio, sarei curiosa di sapere se una volta accese le fiamme siano tornati a casa soddisfatti, se siano sentiti gratificati. Sarei curiosa di sapere cos’abbiano guadagnato a piccare questi incendi.
Noi sardi siamo un popolo speranzoso, ed io pongo la mia speranza affinché i colpevoli (o colpevole) si facciano avanti, si costituiscano. Nutro speranza affinché chiunque avesse compiuto questo gesto possa provare per il resto della sua vita un senso di disgusto verso sé stesso, e di vergogna verso la Sardegna e verso i sardi.

SOLO CENERE

Forse a casa tua si parla sardo
e al bar bevi solo Ichnusa,

forse sventoli la bandiera dei quattro mori
ad ogni occasione,
con orgoglio magari,
forse sei uno di quelli
che asserisce che i prodotti sardi siano i migliori
e che il nostro mare sia il più bello al mondo.

Forse nelle feste scorgi la bellezza delle donne della tua terra,
nelle loro vesti
intessute di storia,
di silenzi,
di sofferenze
e di speranza in un domani migliore.

Forse hai ballato stretto
insieme alle tue sorelle ed ai tuoi fratelli
in un magico ballu tundu
dove la musica arrivava da un tempo remoto.

Forse hai figli da abbracciare ogni sera
ed una donna da amare
mentre ti tuffi nella profondità della sua anima.

Forse non sai
che il suolo che occupi
non è opera tua:
è l’eredità che il tempo con la sua pazienza
e donne ed uomini
dallo sguardo intenso e dal profilo deciso
hanno tramandato
perché ne avessimo cura
con passione e fierezza.

Tante ipotesi, le mie,
ed un’unica certezza:
che tu un cuore non ce l’abbia.

Perché se solo l’avessi avuto
avresti capito che sei un ospite
in questa meravigliosa terra,
avresti sentito l’erba spuntare
e difeso ogni essere
che qui viaggia insieme a te,
fosse anche solo una formica.

Se avessi avuto un cuore
saresti stato grato
per tutti i doni che su questa Terra
hanno una valenza diversa:
l’ombra delle querce che asciuga il sudore
e ritempra dalle fatiche instillando nuova e magica energia;
il mare, splendida cornice della nostra storia millenaria
racchiusa dalle pietre rivestite di muschio,
morbido velluto
che preserva
e attraverso il quale passa,
lieve ma soave,
la voce del passato;
il vento,
abile e paziente cesellatore
delle nostre rocce,
profusore di profumi unici
che arrivano in ogni dove,
fino all’ultimo dei villaggi più isolati e irraggiungibili.

Ma tu sei diverso,
sei il figlio bastardo di questa terra,
sei una pietra senza cuore,
senza storia
e senza futuro
perché non hai voluto capire,
non hai voluto respirare per un attimo,
chiudendo gli occhi e aprendo il cuore.

Sei un traditore
che usa i doni per distruggere gli uomini,
gli animali e la terra.

Ma mentre noi, figli veri e grati
verso questa terra
ci scrolleremo di dosso la cenere
e volgeremo ancora lo sguardo al cielo
ad implorare l’aiuto delle stelle
per ricoprire di querce il suolo
e di muschio le pietre,
tu sarai morto.

Lo sai, sei morto dal momento
in cui la fiamma si è propagata
ed ha inghiottito storia e progetti,
fatiche immani e pezzi di pane.

Sei morto perché non sei più un essere umano,
non sei un animale
e non sei neanche il più piccolo
ma prezioso granello di sabbia.

Sei quello che hai creato.
Sei solo cenere.

Che la nostra terra abbia pietà di te.

Millina Spina, 13 luglio 2017

 

E’ facile esaltare una terra che già si esalta da sola, ma è difficile portarle il giusto onore. Ma è ancora più difficile,quanto forse più impensabile, a parer mio, annientarla.

Non preoccupiamoci di difendere la Sardegna dagli immigrati, preoccupiamoci più invece, di difenderla da noi stessi, da persone orribili che si divertono a fare i piromani senza alcuna ragione, che gioiscono (?) a  spargere fiamme.

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