Scissione PD, la fine dell’utopia di una sinistra unita

La scissione del PD divide la sinistra e ne rende incerte le prospettive

 

Alla fine la tanto temuta e minacciata scissione è arrivata. A nulla sono valse le dimissioni di Renzi dalla segreteria del partito e il conseguente Congresso. L’ala alla sinistra di Renzi non sarà più minoranza ma un partito nuovo, l’ennesimo pezzo di sinistra italiana: Democratici e Progressisti (DP), che i maligni possono leggere come il contrario di PD. Si formalizza così una divisione interna che dai tempi dell’ascesa di Renzi era di fatto già una realtà. L’apice di questo scontro si era raggiunto con l’opposizione al referendum costituzionale.

Con la scissione muore l’utopia di riunire tutte le forze progressiste italiane in un unico partito, l’idea che era stata alla base della fondazione del PD nel 2007. L’unione delle componenti liberali, cattoliche e socialiste del riformismo italiano finisce in attacchi personali e calcoli parlamentari, che ben poco spazio hanno lasciato a un vero dibattito. I fuoriusciti dal PD incolpano Renzi per la sua deriva autoritaria nel controllo del partito. Renzi accusa la longa manus di D’Alema e il ricatto di una minoranza sulla maggioranza. Nessuna apertura, né da una parte né dall’altra. Colpa di tutti quindi e colpa di nessuno. Le responsabilità della spaccatura di uno dei maggiori partiti di sinistra rimasto in Europa le chiarirà forse la Storia, e con esse le conseguenze politiche di questa rottura.

La Cosa Rossa

Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti, questo è il nome completo della nuova formazione politica. Nasce con lo scopo di dare un nuovo significato a quei valori della sinistra a cui Renzi, agli occhi del neo-partito (movimento, pardon), ha rinunciato in nome di politiche che hanno più a che fare con la destra berlusconiana. Sono tanti i nomi eccellenti che lasciano il PD. Spiccano tra questi Bersani, Speranza e il governatore toscano Rossi, cui si aggiungono diversi esponenti di Sinistra Italiana. Tuttavia la scissione nasce già scissa a sua volta. Pesa la rinuncia in extremis del governatore pugliese Emiliano che, dopo aver spinto per la rottura, ha deciso di rimanere nel PD e concorrere alla segreteria.

E’ difficile definire al momento quale sia il potenziale elettorale di questa nuova sinistra. Intanto potrà contare su circa cinquantuno parlamentari ed avrà dunque un peso innegabile nella maggioranza che sostiene il governo Gentiloni. L’idea è di confermare la fiducia ma l’appoggio all’esecutivo definito “fotocopia di quello di Renzi” cela in sé diverse ambiguità. Sul lungo periodo bisognerà capire se DP sarà una concreta proposta di rinnovamento o si limiterà ad essere un’operazione nostalgia insignificante dal punto di vista elettorale, con l’unico risultato di indebolire il fronte della sinistra. 

Il presidente del consiglio e matteo renzi.
Il Presidente del Consiglio Gentiloni e l’ormai dimissionario segretario del PD Matteo Renzi. Fonte: ibtimes.com

Il Partito di Renzi

Cosa resta del PD dominato da Renzi se gli si sottrae la minoranza ribelle? Il risultato appare scontato. Ugualmente non sembra in dubbio l’esito delle primarie per eleggere il nuovo segretario che si terranno il 30 aprile. Da una parte Emiliano che si candida per combattere Renzi dall’interno e punta sui temi della legalità. Dall’altra Orlando che si propone di riportare a sinistra l’asse del partito, aprendo spiragli di dialogo con i fuoriusciti. Renzi è ampiamente favorito, sebbene la corsa alla segreteria sia ancora lunga. Una sfida per la segreteria che potrebbe esacerbare ulteriormente le divisioni all’interno di ciò che resta del PD.

In attesa delle primarie, quello che si profila è un PD a vocazione maggiormente centrista e moderata. Una sinistra post-ideologica, moderna e liberista quella di Renzi, che strizza l’occhio al New Labour di Blair e al socialismo di Craxi. Tuttavia, in caso di conferma alla segreteria del partito, la strada verso le prossime elezioni sarebbe comunque in salita. Renzi dovrebbe reinventarsi, presentandosi senza lo slancio propulsivo del rottamatore che fu e con la responsabilità di più di tre anni di governo. Tutto questo in un contesto di sempre maggiore frammentarietà della sinistra italiana, che vive una profonda crisi di identità e non solo in Italia.

Emanuele Monterotti

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