come diventare scrittori

Gli elementi giusti per scrivere

Gli elementi giusti per diventare scrittori

La certezza di poter scrivere 


postazione da scrittore


Prefazione

Pubblicare i propri scritti è desiderio comune e condiviso di molti giovani aspiranti scrittori. Cercare di trovare un piccolo spazio nei meandri del panorama editoriale è un’ambizione tanto nobile quanto difficile. Oggi infatti, dire “voglio diventare uno scrittore” significa tutto e niente. E’ un po’ come volersi arruolare nell’esercito ma senza usare le armi. Va bene, forse il paragone è un tantino azzardato ma serviva giusto per rendere l’idea. Sì perché il mondo dell’editoria per le “nuove leve” è sempre più serrato e complicato da raggiungere. Soprattutto se non si sanno usare a proprio favore le armi a disposizione. In pace con la coscienza dopo questa piccola premessa, posso iniziare a raccontare la mia esperienza. E, divisa tra un velo d’imbarazzo e una buona dose di ego, esprimerò il mio pensiero e darò qualche consiglio disinteressato.

Capitolo Uno

Partiamo dal principio. In principio v’era la noia. Nella momentanea mancanza d’ispirazione e nella totale assenza di nuovi stimoli mi crogiolavo fra le reti del web, forse sperando proprio in una  nuova tentazione. Fino a quando fui finalmente tentata come Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, ed ecco che una mela personalizzata mi arrivò dritta sul naso. Complici anche la mia curiosità e la continua ricerca di nuove idee, mi sono imbattuta in una di quelle che possiamo chiamare senza timore belle opportunità. Un concorso indetto da una casa editrice di Vicenza, Caosfera. Una piccola realtà che avrebbe pubblicato in una raccolta i migliori racconti brevi incentrati attorno a tre termini: Codice – Nucleo – Variabile. Insolito, interessante. La testa mi iniziò a frullare e, sebbene il mio primo pensiero andò inevitabilmente alla matematica, c’era qualcosa di ancora più oscuro e incomprensibile dei calcoli scientifici. Qualcosa che era ed è difficile da comprendere universalmente ma che poteva essere spiegato attraverso quei tre termini: la mente umana. Così, il mio (quasi) morboso interesse per tutto ciò che racchiude la misteriosa cavità cerebrale poteva trovare sfogo nelle mie stesse parole. Mi sono messa a scrivere e quello che ne è uscito fuori è una riflessione sulla facoltà di pensiero, sulle capacità della mente, sui mali che la affliggono e che ancora poco la scienza riesce a conoscere. Insomma, un breve flusso di coscienza della mente e sulla mente, un po’ incasinato, proprio come la protagonista stessa del racconto. Un soliloquio del silenzio e di chi è costretto a viverci, da qui il titolo “Nel silenzio“. Lo so, l’originalità non è ancora il mio forte ed il titolo dà al tutto un tono ancora più tragico. 

Capitolo Due

Mettendo da parte il contenuto più o meno tragico del racconto, il finale di questa storia è tutt’altro che triste. Dopo aver finito di scrivere, con la frenesia di chi ha voglia di liberarsi di ciò che ha appena scritto e per il puro gusto di condividere, invio le mie brevi pagine di racconto. Senza troppe aspettative – questa dovrebbe essere la prima regola di tutti i giovani scrittori per evitare sapientemente le delusioni. Qualche settimana dopo, però, l’email di risposta della casa editrice mi ricorda che non sempre le delusioni sono dietro l’angolo e che dovrei essere un po’ meno diffidente. Il mio racconto, insieme ad altri otto, verrà pubblicato. Non è possibile, magari c’è un errore. Anzi,  so io dov’è la fregatura. Ora mi diranno che sono obbligata all’acquisto di 126 copie e devo dargli 3250 euro di stampa. Lo so, ho appena detto che dovrei essere meno diffidente. E infatti non è così, mi inviano la copertina e l’impaginazione del racconto; ad inizio anno la raccolta Elements è fuori. Cioè effettivamente pubblicata. Nove racconti, diversi, diversissimi fra loro, che sembrano quasi stonare uniti insieme ma che con un connubio di creatività riportano a quei tre elementi, dando i risultati più disparati. Accidenti, questo è uno di quelli che possiamo chiamare senza timore progetti narrativi seri.


Elements - Caosfera
Progetto “Elements” – Caosfera Edizioni

Capitolo Tre 

E qui si apre un’enorme, pericolosa, infida giungla da cui vengono catturati centinaia e centinaia di giovani scrittori sognanti e un po’ inesperti. Chissà se anche Jane Austen, Virginia Woolf o Hemingway avevano di questi problemi. A volte me lo chiedo, boh.. Fatto sta che per nostra sfortuna al giorno d’oggi (c’è carestia, si sa) la gente s’ingegna per lucrare sulle aspirazioni altrui. Ed il magico mondo dell’editoria non è da meno, purtroppo. Fantomatiche case editrici o enti vari indicono concorsi poco trasparenti per gli scrittori interessati ma molto fruttuosi per loro. Questi concorsi sono ovunque, continuamente. E questo è già un indizio che c’è qualcosa che non va. Se qualcuno promuove più concorsi di poesia o narrativa, molto simili, anche più volte al mese, fatevi venire il dubbio. E questo dubbio trasformatelo in certezza quando vedete che per partecipare bisogna pagare una quota d’iscrizione varia. Che siano 20, 40 o 50 € non importa, i concorsi seri o quantomeno onesti non chiedono un soldo (tranne pochissime eccezioni che potete sentire qui). E’ lo stesso discorso che si fa per le agenzie di moda e spettacolo che chiedono soldi per i book fotografici. Ma tornando alla fetta di editoria che in qualche modo chiede soldi per pubblicare, ricordatevi che dietro ogni concorso ci deve essere una giuria o una redazione che decreta i vincitori. E solitamente, non devono essere gli scrittori a farsi carico dei costi del premio o di pubblicazione. Sempre ammesso che sia un’effettiva pubblicazione e non una copia ricordo dello scritto che hai appena sprecato per nulla e che sarai costretto a distribuire a nonne e zie. In questo caso, ci troveremmo di fronte a uno di quelli che possiamo chiamare senza timore editori a pagamento. E qui, il mio consiglio è quello di scappare e correre veloci come Forrest Gump. Anche se siamo tutti d’accordo che oggi con i libri guadagnano solo gli youtubers (il mondo è degenerato, non posso darvi torto) e altri pochi fortunati, le parole che scrivete hanno un valore. Non dico sia sbagliato per un aspirante scrittore mettersi in gioco e cedere i diritti del proprio lavoro a titolo gratuito (anzi, all’inizio è quasi fondamentale per ‘farsi le ossa’), ma questo deve significare almeno la reale opportunità di poter essere diffuso e conosciuto, anche se in piccolo. E magari un giorno, in una minuscola libreria di un paesello sperduto, tra un Manzoni, un Verga, e il “libro” dell’ influencer di turno, ci sarà anche il vostro nome. 

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