Il sesso e i metodi contraccettivi in Italia

Nel 2017 in Italia il sesso è ancora un tabù

Tra i giovani regna la più totale ignoranza in fatto di sesso e metodi contraccettivi.

Vi è ancora una strana e immotivata vergogna a parlarne in famiglia, a scuola e con professionisti.

L’importanza dell’educazione sessuale.

Il 73% dei ragazzi non conosce le principali malattie a trasmissione sessuale. Il 33% ritiene che i metodi contraccettivi siano trascurabili.

L’educazione sessuale è fondamentale al fine di informare e formare i ragazzi e permettergli di vivere al meglio il sesso. È importante per loro sapere che il sesso va fatto responsabilmente e con la più sicurezza possibile per il bene proprio e degli altri.

L’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui l’educazione sessuale non è materia obbligatoria. In molti paesi europei come la Danimarca l’educazione sessuale è materia obbligatoria già dal 1991 in cui a lezione vengono invitati tutti coloro che sono a contatto con sesso e con malattie sessualmente trasmissibili quali prostitute e omosessuali, con lo solo scopo di fornire agli studenti una più completa e adeguata conoscenza del tema.

Così anche l’Olanda che già dagli anni 60 impronta i programmi sulla conoscenza del sesso, della nudità, pubertà, conoscenza del proprio corpo, abuso sessuale etc.. e in Germania che nel 1977 ha posto il veto alla Chiesa di occuparsi di tematiche che non le appartengono.

Molto diversa invece la situazione dell’Italia in cui non esistono leggi ma solo proposte respinte.

Sicuramente dovuta all’influenza che da sempre la Chiesa detiene sullo stato italiano, soprattutto in questioni a lei del tutto estranee.

Benedetto XVI l’11 gennaio del 2001 si è espresso riguardo l’educazione sessuale con testuali parole:” è una minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale e civile”.

Posizione alquanto criticabile dal momento che alla Chiesa non compete assolutamente la tematica dell’educazione sessuale.

Inoltre parliamo della stessa Chiesa che ritiene che forme di schizofrenia siano in realtà possessioni demoniache, che l’omosessualità sia una malattia da curare, una patologia clinica. La stessa Chiesa che considera i metodi contraccettivi peccato fatta a eccezione per il coito interrotto ( oltretutto banale e altamente rischioso per quanto riguarda la contraccezione dal momento stesso che nessun uomo può essere in grado di controllare la prestazione sessuale), la stessa che non consente alcun impiego di gravidanza artificiale.

Come si può dunque permettere che la Chiesa continui ad interferire nelle scelte, nella vita della persona sebbene non siano temi di sua competenza ?

Non dimentichiamoci che i metodi contraccettivi non si limitano ad impedire una gravidanza ma anche e soprattutto l’obiettivo di proteggere la persona da malattie sessualmente trasmissibili.

Legge 194 e obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza è regolata dalla legge 194 permette, in questo caso, ai medici di rifiutarsi di prestare servizio medico se questo va contro le proprie convinzioni ideologiche, morali e/o religiose. Lo stesso articolo garantisce la scelta di interrompere la gravidanza.

Da quanto riportato dal Ministero della Salute il 70% dei ginecologi è obiettore. Come può una persona appellarsi allora al proprio diritto se nella maggior parte degli ospedali pubblici gli obiettori arrivano al 100%? In regioni come il Molise la percentuale è a pari al 93%.

Come può essere garantito il diritto all’aborto se son tutti obiettori? In alcuni paesi gli obiettori vengono indirizzati in altre specializzazioni. In altri paesi viene offerta invece la libertà di coscienza in cui però si viene penalizzati economicamente se non si effettua questa parte del lavoro.

Si potrebbe prendere esempio da questi paesi o semplicemente si potrebbe istituire una quota obbligatoria di non obiettori per ogni struttura.

Che poi, la maggior parte dei medici ne fanno un (ab)uso inappropriato. C’è chi si dichiara obiettore solo per non dover poi occuparsi di faticose scartoffie e chi invece è obiettore solo in pubblico, in privato si dimostra invece molto propenso a qualsiasi tipo di interruzione di gravidanza.

Molti inoltre si rifanno all’obiezione di coscienza non sono all’aborto ma anche alla pillola del giorno dopo, farmaco utile per ritardare o bloccare l’ovulazione il cui suo funzionamento non è abortivo, non ha niente a che vedere dunque con l’interruzione di una gravidanza giacché dev’essere assunto-in casi di emergenza- solo entro 72 ore ovvero le ore necessarie allo spermatozoo per fecondare l’ovulo.

Quanto ancora dovremo aspettare prima che l’educazione sessuale diventi materia obbligatoria, necessaria per la salute fisica e psicologica della popolazione?

Per quanto tempo ancora l’obiezione di coscienza, la Chiesa dovranno limitare le vite delle persone ?

E ancora, a quante gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili dovremo far fronte?

Grazia Scano

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