Siria e la guerra infinita

 

Una Siria condannata alla guerra

Aleppo, Siria 2015

Sono trascorsi sei anni dal 15 marzo del 2011, quando migliaia di persone scesero in piazza ad Aleppo e Damasco, le due città più grandi della Siria, per protestare contro il regime del Presidente Bashar al-Assad. Fu una delle prime manifestazioni di dissenso di massa della storia recente del Paese. Nei giorni successivi, il regime reagì con arresti, uccisioni, sparizioni e torture, ma senza riuscire a fermare l’opposizione. In poche settimane le proteste si allargarono a tutta la Siria e a maggio Assad schierò l’esercito nelle strade.

Una “sporca guerra” che ha causato fino al 2015 220mila morti (solo nel 2014 i morti tra i civili sono stati almeno 76mila), una media di 25mila feriti al mese, diversi milioni di rifugiati, oltre 10 milioni di sfollati ancora sequestrati nell’inferno siriano. Nel 2014 i bambini che hanno avuto bisogno di aiuto sono stati 5,6 milioni: il 31 per cento in più rispetto all’anno precedente. Sei anni di «una tragedia senza fine», «la più grande catastrofe umanitaria dopo la Seconda guerra mondiale».

Human Right Watch nel 2014 in merito alla straziante situazione siriana, si esprimi dicendo:

 «A quattro anni dall’inizio del conflitto in Siria, questa guerra continua a vivere di una violenza brutale che non fa distinzione tra civili e combattenti, né rispetta lo status di protezione del personale e delle strutture sanitarie», ha dichiarato Joanne Liu, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere. Secondo Human Rights Watch «Il governo siriano sta facendo piovere bombe di barili esplosivi sui civili a dispetto di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) votata all’unanimità, all’inizio di quest’anno». Pare che gli effetti di una barrel bombs (esplosivo misto a pezzi di metallo) siano a dir poco orribili.   

Naturalmente il leader baathista amico di molti Social Sovranisti (notare l’acronimo: SS) italiani ha negato di conoscere cosa siano le barrel bombs, anche messo dinanzi alle schiaccianti prove fotografiche e televisive (ormai l’Orrore va in diretta streaming, e così il pubblico di casa ha modo di avvezzarsi): «Usiamo altre armi e bombe per contrastare i terroristi e difendere i civili, e d’altra parte ognuno è libero di fare ciò che vuole nel suo paese». Una risposta impeccabile, degna del ruolo escrementizio che egli ricopre al servizio di particolari interessi nazionali e sovranazionali – che fanno capo all’Iran, alla Russia e alla Cina.

Sempre secondo Human Right Watch «Il governo siriano sta usando mezzi e metodi di guerra che non distinguono tra civili e combattenti, rendendo gli attacchi indiscriminati e quindi illegittimi». Sebbene l’aviazione militare non discrimina più tra “civili” e “combattenti”dalla Spagna 1937.
Inoltre, l’obiettivo sono proprio i civili, obiettivo strategico, più importante da colpire per portare il nemico ad arrendersi.
Obiettivo analogo a quello della Grande Guerra in cui, per la prima volta non vi furono distinzioni fra civili o militanti. Hitler durante la fine della seconda guerra mondiale si rivolgeva ai suoi ultimi fedelissimi sostenitori, che chiedevano che fossero salvati i pochi quartieri di Berlino rimasti intatti dai democratici bombardamenti aerei, con questa frase:” In questa guerra non ci sono civili: il fronte è ovunque”. Stesso obiettivo strategico che poi veniva usato ancor prima con la significativa guerra franco-prussiana del 1870-71.

 

Barrel bomb, un’arma in grado di terrorizzare i civili quasi quanto le armi chimiche

Struttura Barrel Bomb

Il dramma delle “bombe barile” forse è ancora peggiore delle armi chimiche.

I cosiddetti barrel bomb (barili bomba) sono veri e propri contenitori di metallo, spesso quelli che si usano per il petrolio. Imbottiti di esplosivo ma, soprattutto di rottami, bulloni, proiettili, ferraglia, chiodi e combustibili. In genere le bombe sono fatte con grandi barili di petrolio, gas in bombole e serbatoi d’acqua pieni di esplosivi ad alto potenziale e rottami metallici per migliorarne la frammentazione. Solitamente sono di produzione locale e la mancanza di un dispositivo direzionale, impedisce di indirizzare la bomba provocando stragi di civili.
Qualsiasi contenitore metallico, come anche un vecchio scaldabagno, è adatto per confezionarle e riempirle di esplosivo (di solito TNT e combustibili liquidi o fertilizzanti come il nitrato di ammonio) e di ferracci (“shrapnel” si dice in gergo militare, come quelli usati dalla Raf nella Seconda Guerra Mondiale) – trucioli, bulloni, pezzi.
I barili bomba non hanno però obiettivi definiti ma al contrario, vengono impiegati anche su aree abitate da civili così come è successo ad Aleppo e a Idlib. Poiché non possono essere teleguidate –non esistono sistemi Jdam o Paveway- colpiscono a random, inoltre l’effetto combinato di schegge, benzina e materiale esplosivo rende impossibile anche solo prevedere sino a dove l’esplosione provocherà delle conseguenze, provocando un vero senso di terrore sia sulla popolazione civile che sui ribelli» (G. Farsetti, Europae, 30 aprile 2014).
Nessuna distinzione quindi, civili o militari, chiunque, la bomba barile non fa eccezioni per nessuno.
Quando scatta l’innesco i pezzi di ferro schizzano intorno distruggendo tutto ciò che trovano sul loro cammino. Vari vengono lanciati da elicotteri producendo effetti devastanti.
Gli effetti provocati dai danni dell’esplosione sono mostruosi, vengono da molti definiti addirittura come armi peggiori delle bombe chimiche.  Il motivo che spinge l’esercito siriano all’utilizzo di tale arma è soprattutto l’effetto psicologico che sprigiona. Se da un lato, infatti, le armi regolari riescono – seppur con margini di errore – a discriminare tra differenti bersagli (militare, civile e così via), la barrel bomb non fa nulla di tutto ciò.

La barrel bomb, non è un’arma sconosciuta

Ibarili bomba, furono infatti usati in Palestina e in Israele intorno 1947-1948.  Usati da militanti sionisti gruppi in Palestina contro gli inglesi e successivamente da ebrei contro gli arabi e ancora, da arabi contro obiettivi ebraici.

La prima barrel bomb è stata utilizzata il 29 settembre 1947 contro gli inglesi, e può essere ricondotta a un progetto di Amichai Paglin , Chief Operations Officer e bomba progettista del Irgun. Come riporta wikipedia il disegno della bomba di Paglin consisteva in un barile di petrolio con i pneumatici montati alle estremità che permettono a rotolare.  Dopo aver riempito con 500 chili di esplosivo, la bomba fu issata sulla cima di un camion sotto un telone di tela di tenerlo nascosto. L’altezza del camion era superiore alla recinzione che circondava la stazione di polizia. L’esplosione della bomba causò la morte di 10 persone fra cui quattro poliziotti inglesi, quattro poliziotti arabi, una donna araba e una ragazza di appena 16 anni. L’edificio fu pesantemente danneggiato ed inseguito demolito.

Il 30 dicembre dello stesso anno gli assalitori ebrei fecero rotolare una bomba barile dalla parte posteriore di un taxi con un rapido movimento contro un gruppo di arabi, in fila per entrare una raffineria di petrolio, dove erano impiegati. Il lancinante bombardamento provocò la morte di ben 41 persone fra ebrei e arabi. Una vendetta quella degli ebrei contro gli arabi che avevano come obiettivi ebrei nei loro mirini.
E ancora, il 14 gennaio del 1948, un “terminale” ebraico di Haifa fu sempre con la tecnica del barile bomba. Un’altra bomba barile arabo fu segnalata anche il 29 febbraio 1948, a Beit Dajan nei pressi di Jaffa, quando un’azione barile bomba ritardata fece saltare in aria una casa ebraica ferendo una persona.

Vennero usati, questi ordigni anche negli anni ’90 in Sudan e successivamente anche in Iraq vista la facilità di costruzione e i costi molto contenuti.
Dall’agosto 2012 ci sarebbero stati numerosi casi documentati di attacchi con barrel bomb: Wikipedia riporta i seguenti.

  • Nel mese di agosto 2012, relazione di una bomba barile che è caduto sul quartiere Hamidiya di Homs .
  • Nel mese di agosto 2012, rapporto di bombe a botte che è caduto su Al-Qusayr .
  • Nel settembre 2012, un gran numero di persone sono state uccise e feriti quando una bomba barile fu sganciata su un quartiere residenziale di Aleppo.
  • Alla fine di agosto 2013, le bombe a botte sono state sganciate su almeno due zone della città, tra cui oltre un parco pubblico a Bab al-Nairab.
  • L’8 ottobre 2013, una bomba barile fu sganciata sul villaggio di Bizabur, Idlib, appena a sud di Ariha .  Il 30 novembre 2013, una bomba barile ha ucciso almeno 26 persone in Al Bab , Aleppo .
  • Il 1 ° dicembre 2013 una bomba barile ha ucciso almeno 20 persone in Al-Bab, Aleppo.
  • Dal 15-24 Dicembre 2013 bombe a botte hanno ucciso più di 300 persone (e ben più di 650 persone secondo il Consiglio nazionale siriano) in diversi distretti di Aleppo .
  •  Il 26 dicembre 2013 una bomba barile ha ucciso almeno 15 persone in Azaz .
  • Il 29 dicembre 2013 una bomba barile ha ucciso almeno 25 persone in Aleppo.
  • Il 7 gennaio 2014, le bombe a botte ucciso un numero imprecisato di civili nel sobborgo di Damasco o Douma .

Human Right Watch si è più volte espressa (da leggere “La morte dal cielo“, un rapporto di aprile scorso) contro l’uso delle barrel bomb, richiedendone la condanna, considerandolo un crimine di guerra, perché non discrimina tra civili e combattenti, e questo renderebbe illegittimo l’utilizzo di certi metodi.

Negli ultimi mesi del 2013 si è raggiunta un’escalation da questi tipi di attacchi,

– tra il 15 e il 18 dicembre, le dozzine di attacchi avrebbero fatto registrare il picco massimo dagli inizi del conflitto – una situazione raggiunta a un parossismo incontrollabile.

 

A questo proposito è consigliata la lettura dell’articolo del Corriere della Sera http://reportage.corriere.it/esteri/2015/siria-se-le-barrel-bomb-uccidono-piu-di-isis/

 

Di seguito, una testimonianza raccontata da un ragazzo siriano che, con un tweet(riconducibile al 2013),  racchiude la disperazione, la rassegnazione, l’impotenza, le vane speranze poste su una guerra che sembra non avere mai fine.

“La foto di una mamma e di un figlio, forse una figlia, colpiti da un attacco con barrel bomb. Era straziante, ragione per cui non solo non la metterò in questo post, ma non la racconterò nemmeno. E come straziante è stato l’impatto su di me: così forte, inaspettato, diretto, senza filtri, con quell’immane catastrofe che si somma a una tragedia lunga due anni – e pensare a noi, sereni e felici, a disquisire se il foie gras della prova andava cotto più o meno di come avevano fatto i concorrenti, è stato ancora più devastante.

Sono stati gli attacchi con i gas chimici, le maledette – armi chimiche – ad indignare il mondo che conta – quello nostro, quello che si siede a pancia piena e guarda programmi di cucina davanti al focolare – e fargli alzare il tiro verso quel regime bastardo di Assad. Ci siamo sdegnati come va di moda fare, abbiamo parlato di crimini contro l’umanità – come se fossero stati solo quelli di Douma, Jobar, Zamalka, Arbeen, Ein Tarma, e di quel bombardamento del 21 agosto – abbiamo digiunato, abbiamo creduto di aver capito tutto, di scongiurare con le nostre preghiere e con le nostre sazie proteste un’altra possibile guerra. Come se tutto questo bastasse, come se la situazione fosse così basica, come se non ci fosse bisogno di un milione di riflessioni su quello che era giusto o non era giusto fare – se andare a prendere un dittatore, o se lasciare sfogo alle proteste; come se poi, quelle proteste potessero essere controllabili e non fossero fatte anche di immani drammi giornalieri, di morti, di ferite mai cicatrizzabili, di carni strappate dalle ossa”.

Un’altra testimonianza cruda questa –riportata dal Corriere della Sera– , ma che descrive semplicemente la orrenda realtà che ogni siriano, ogni giorno da sei anni vive.

Sono le due del mattino del 7 giugno quando Abu Mohammed, 40 anni, è in casa con la sua famiglia, nei sobborghi di Bustan al-Qasr, alle porte di Aleppo in Siria. I bambini dormono. Lui e sua moglie sono in cucina, non riescono a dormire per il caldo. Sopra le loro teste, il rumore degli elicotteri. Ma Abu Mohammed e sua moglie non ci fanno nemmeno più caso, è da anni che la guerra ha sconvolto la loro vita. Abu Mohammed, sua moglie e i bambini, come racconteranno agli operatori di Syria Civil Defense, non sanno che su quell’elicottero qualcuno ha dato l’ordine di sganciare un’arma micidiale che nel giro di 20 secondi polverizzerà la loro abitazione.

Barrel bomb, barili bomba, li chiamano. E non è solo un modo di dire. Sono veri e propri contenitori di metallo, spesso quelli che si usano per il petrolio. Imbottiti di esplosivo. Ma soprattutto di rottami, bulloni, ferraglia. Così quando scatta l’innesco i pezzi di ferro schizzano intorno distruggendo tutto ciò che trovano sul loro cammino. Nella loro versione più rudimentale – dei semplici cilindri metallici – l’innesco viene accesso con i tizzoni delle sigarette dai soldati. Un tiro, poi la miccia è accesa e la bomba viene sganciata dall’elicottero.

 

Porremo mai fine a questa guerra ?

Grazia Scano

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