I Siuox faranno causa a Trump

Via libera per il Dakota Pipeline: Sioux in rivolta

I Sioux non ci stanno: l’ordine di consentire la costruzione dell’ultima parte del Dakota Pipeline è giunto all’esercito statunitense.

Sioux in rivolta dopo il via libera di Trump
Il Presidente degli Stati Uniti d’America firma il rilancio dei due oleodotti

I nativi Sioux conducono da mesi una battaglia che si accinge ad essere persa: contrari all’oleodotto che attraversa il loro territorio in North Dakota, hanno recentemente annunciato che faranno causa a Trump. Dal canto suo, il neo Presidente degli Stati Uniti d’America ha firmato l’ordine definitivo per autorizzare il completamento della struttura.

Trump torna indietro

La realizzazione dell’oleodotto era stata sospesa durante l’amministrazione Obama a seguito di rilievi effettuati dagli ignegneri dell’esercito, con la conseguente decisione di bocciare il percorso previsto per la costruzione dell’impianto petrolifero a la proposta di trovare soluzioni alternative. Il nuovo percorso avrebbe dovuto aggirare le terre sacre dei Sioux.

Questo accadeva il 5 dicembre 2016, prima delle elezioni. A meno di due mesi da allora, la situazione retrocede e peggiora. Martedì 24 gennaio Donald Trump ha deciso di ritornare sull’argomento e sospendere il blocco della costruzione del Dakota Access Pipeline. Non solo: un altro ordine esecutivo, in contemporanea, prevede la costruzione del Keystone, un altro oleodotto in Colorado. Come se non ne bastasse uno.

Di cosa si tratta?

L’oleodotto Dakota Access Pipeline conta 1800 chilometri, passa sotto quattro stati – Montana, North Dakota, South Dakota e Iowa –  e costerà in tutto 3,8 miliardi di dollari. Obiettivo? Portare sotterraneamente il greggio dalla Bakken Formation all’Illinois: la stima è di circa 7,4 miliardi di barili di petrolio. La società dietro al progetto, la Energy Transfer Crude Oil, dichiara che questa realizzazione aiuterà gli Usa ad essere meno dipendenti dal petrolio proveniente da zone politicamente instabili, e sarà il modo più ecologico, sicuro ed economico per trasportare il petrolio.

La protesta

I Sioux della riserva di Standing Rock sono in subbuglio: distruggere siti con un valore religioso e storico per la loro popolazione comprometterebbe le risorse di acqua, passando sotto il fiume Missouri, e questo danneggerebbe il loro benessere economico e ambientale. Dave Archambault II, capo della tribù Sioux di Standind Rock, ritiene che la comunità sia stata esclusa da una decisione che riguarda i nativi americani in prima persona. A supportare la loro protesta, si sono affiancate altre tribù indiane e varie organizzazioni ambientaliste. In primis, Greenpeace.

E così continua imperterrita la strategia di rendere l’America di nuovo grande – Make America Great Again -. Peccato che ciò debba avvenire anche a scapito di chi, l’America, l’ha vista nascere.

Chiara Manetti

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