Diritto Sock

Sock, il tennista più sportivo al mondo può anche vincere?

Fino a un mese fa Jack Sock era noto per gli atti inconsueti di sportività; ma ora, con la vittoria al Masters di Parigi-Bercy, può aspirare ad essere anche un campione?

5 Gennaio 2016. Hopman Cup. Alla Perth Arena in Australia si stanno sfidando il padrone di casa Lleyton Hewitt, affermata leggenda del tennis, e un giovane statunitense classe ’92, tale Jack Sock. L’appuntamento non è tra i più importanti, è solo l’inizio della stagione tennistica. Sul punteggio di 4-5 in suo sfavore, Hewitt sta servendo per restare in gioco nel primo set. Sul 30-0 serve una prima esterna sulla linea. È dentro, tutti l’hanno vista. Ma il giudice arbitro non è dello stesso avviso e chiama fuori la palla; Hewitt dal canto suo accetta la decisione e si appresta a battere la seconda di servizio. Poi d’improvviso una voce inaspettata, proveniente dall’altra parte della rete: “La palla era dentro, se vuoi chiamare il challenge…”.  Sock sta comunicando al suo avversario di ricorrere al falco, di fatto assegnandogli il punto. Hewitt, l’arbitro, il pubblico, tutti in  visibilio per quanto sta accadendo. Per la cronaca Hewitt sarà quello che vincerà il match, ma dall’altro lato sarà Sock a prendersi l’attenzione di tutti i media, con un gesto che raramente si vede in un campo da tennis.

Qualcosa in più rispetto alla sportività?

Fino a questo periodo, la sportività è stata la più conosciuta caratteristica di Sock, che molto spesso ha ripetuto questo tipo di gesti, sempre rispettoso nei confronti di avversari, raccattapalle o giudici di linea. Tuttavia il povero Jack aspirava (e aspira) a qualcos’altro, oltre che essere ritenuto uno degli esempi più belli di sportività nel tennis moderno. A lui mancava la vittoria importante, il conseguimento di un successo che avrebbe di fatto valorizzato il suo talento sopra tutto il resto. Le 80 vittorie consecutive al college, la vittoria a Wimbledon in doppio nel 2014, quella in doppio misto giovanissimo agli US Open, i tre tornei ATP 250 non erano abbastanza per soddisfarlo appieno.

La vittoria al Masters 1000 di Parigi

A cambiare la tendenza ci ha pensato la splendida vittoria dell’ultimo Masters 1000 stagionale, quello di Parigi Bercy, dove si è fatto svariati regali. In primis la vittoria, dopo un torneo esaltante condito da partite sempre al limite, compresa la finale. Erano 7 anni che un tennista non europeo non vinceva uno Slam o un Masters 1000; ben 69 di questi ultimi hanno separato Jack da Andy Roddick, l’ultimo statunitense (e anche non europeo) a vincere un 1000 nel 2010. Poi, conseguentemente alla vittoria, è arrivata la top 10 nel ranking ATP, riuscendo a toccare la posizione n° 9. E infine l’accesso, quasi a sorpresa, alle Finals di Londra, che raggruppano gli 8 migliori tennisti del seeding (grazie alla defezione di Wawrinka, l’ultimo posto è suo). Un grande onore per qualsiasi tennista.

Caratteristiche

Sock nel caricamento del suo colpo migliore, il diritto
Sock nel caricamento del suo colpo migliore, il diritto

 

Sock dal canto suo è un discreto tennista, dotato di un discreto servizio e ottimo diritto, di un rovescio più che sufficiente e di spiccate qualità nel gioco a rete (doti da doppista a garanzia). Considerata la giovane età possono e devono essere ritenuti possibili dei miglioramenti sia dal punto di vista tecnico che mentale. Lo stile di gioco semplice e moderno poi, servizio e diritto, ben si adatta alle superfici veloci, terreno sul quale da tradizione il tennis statunitense moderno ha fondato le sue basi (vedi Roddick). Dopo una alquanto lunga attesa il tennis americano sembra aver trovato una guida più che accettabile.

Il Masters 1000 senza Masters

Detto questo, non è tutto oro quello che luccica. Parigi Bercy è stato un Masters 1000 solo sulla carta. Il 2017 è stato un anno a dir poco strano: i dominatori a sorpresa Federer e Nadal partecipano ai vari tornei col contagocce, Djokovic, Murray, Wawrinka e Raonic out nella seconda parte della stagione e la Next Gen con a capo Zverev a riempire di talento ma anche di incostanza i tornei ATP. Si aggiunga anche il fatto che la grande quantità di tornei durante l’anno di certo non aiuta la gestione delle proprie energie, dando vita a un costante calo di partecipazioni quando si tratta dei tornei di fine anno. Da questo è risultato un torneo modesto, con la defezione (non senza polemiche) da parte di Federer e il ritiro da parte di Nadal, entrambi proiettati con la mente verso le Finals. La finale disputata da Sock, che all’inizio del torneo era numero 16 del mondo, è stata contro tale Krajinović, numero 73 del seeding, che di certo ha spaventato lo statunitense, il quale però aveva a mio modo di vedere poche speranze di perderla.

Chi sarà Sock?

Queste ultime considerazioni ci spingono verso un ridimensionamento del ruolo di Sock, che non sembra avere delle doti tali da poter competere per slam e prime posizioni del ranking. Troppo debole il suo rovescio, troppo normale la sua crescita negli anni. Tuttavia il mondo del tennis maschile è in completa evoluzione e i vertici stanno scricchiolando. Quello che farà la differenza per lo statunitense sarà la consapevolezza di se stesso e dei propri punti di forza e il lavoro nei prossimi anni. Per ottenere ciò sarà necessario mantenere alta l’asticella, concentrandosi già da subito sulle Finals, che con tanta fatica si è conquistato. Il confronto con Federer e Nadal sembra per lui improbo ma nel tennis il periodo di forma e la condizione mentale possono essere determinanti.

E poi, chissà, il Karma esiste. E può essere che quella sconfitta con Hewitt si possa tramutare in vittoria, in un moment

o così importante della sua carriera. In bocca al lupo Jack.

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