Sono tornato: il dittatore e il popolo di analfabeti

Benito Mussolini è tornato

“Eravate un popolo di analfabeti. Dopo ottant’anni torno… e vi ritrovo un popolo di analfabeti”


Sono tornato (film)

Sono Tornato: tra modernità e nostalgia

Benito Mussolini è tornato. Non si sa bene da dove e perché, ma è tornato. Dall’aldilà, molto probabilmente, per cambiare nuovamente l’Italia, dice proprio Lui in un momento del film. Non è il caso di allarmarsi però, questa non è la realtà.

È l’ultimo film di Luca Miniero, Sono tornato, adattamento italiano della pellicola tedesca del 2015, tratta a sua volta del celebre romanzo di Timur Vermes. Allora si parlava di Adolf, oggi qui da noi si parla di Benito. 

Dal punto di vista formale, le numerose riprese dal basso (verso l’alto) conferiscono al protagonista supremazia fisica prima ancora che verbale, rendendo credibile il personaggio del dittatore. dal lato narrativo, si è cercato di rendere il protagonista il meno caricaturale possibile, rendendolo quanto più vicino all’originale possibile.

A riportare sul grande schermo il glabro faccione di una figura drammatica della storia italiana, Benito Mussolini, appunto, ci ha pensato il regista di Benvenuti al sud che si affida ancora una volta alla commedia per raccontare differenze e annesse discriminazioni tra un “noi” e un “loro”. Nella trasposizione italiana le due fazioni sono rappresentate da chi vede nel ritorno del duce una soluzione e chi invece lo teme, memore della tragedia avvenuta nella prima metà del Novecento.


Il pubblico

Da che parte stare, come sempre, spetta al pubblico sovrano. Un pubblico messo spalle al muro da un regista che, grazie all’uso della commedia (vedi Il Marchese del Grillo, Il sorpasso, Mediaterraneo…), parla di una situazione drammatica a livello politico e sociale. Lo fa mostrando le colpe di noi cittadini, noi che (chi più, chi meno) rideremmo nel vedere un Mussolini parlare di razza pura nel 2018, forse ci scopriremmo d’accordo su più di un punto, quando da ridere in realtà ci sarebbe ben poco.

È questo il filo conduttore del film, che vede tornare a Roma un duce disorientato, scosso da una modernità fatta di coppie omosessuali e gruppi multietnici. Per tutta la pellicola, specie nella prima metà, quella figura così autoritaria ci desta simpatia proprio perché in difficoltà nel vivere ai giorni nostri. E così tra una risata e l’altra, assistiamo alle peripezie di Mussolini (uno strepitoso Massimo Popolizio) e del suo ‘Sancho Panza’ Andrea Canaletti (Frank Matano), sfigato documentarista dal cuore tenero, proprio per questo tra i primi a riconoscere il male che si cela dietro “l’italiano nuovissimo”. Perché è proprio in un secondo momento, che corrisponde alla seconda metà del film, che ci si accorge quanto siano attuali le paure che Mussolini cavalcò per costruire il consenso (ieri attraverso il cinema, oggi attraverso la televisione). Tutto dimenticato, forse addirittura mai saputo, da un paese che ha vissuto una pagina nera della sua storia e che, di fronte al’autore di quella pagina, riderebbe o addirittura farebbe il saluto romano. “Ma cosa vi insegnano a scuola?” chiede un Mussolini indebolito alla vista di piazzale Loreto, di fronte ad un Canaletti che ignora il ‘peso’ di un simile luogo.

Come successe per il film L’onda (Germania, 2008), anche in questo film ci viene proposta un’altra versione dell’autoritarismo, nuova solo perché più recente, a mostrarci come politiche fondate sull’omologazione e l’annientamento delle differenze, porti dritti verso il fanatismo. un cinema che, con L’onda e con Sono tornato, mostra il pericolo che deriva dal sottovalutare o, peggio ancora, non conoscere il passato. 


Gli estremismi non sono un lontano ricordo

A metà tra serio e faceto, la palla passa dall’arte cinematografica (tale è se fa riflettere) allo spettatore, invitato a prendere coscienza di ciò che (sullo schermo) permette a Mussolini di riacquistare consenso, anche oggi, dopo tutto quello che è successo. La trasposizione cinematografica è molto vicina alla realtà poiché, se è vero che c’è dell’entusiasmo nei confronti del duce da parte dei passanti, nel corso del film, è altrettanto vero che tale vicinanza alle ideologie fasciste la si ritrova in diversi casi di cronaca nel nostro Paese. In tutte le sue declinazioni, come le manifestazioni di razzismo nel caso di Macerata e gli exploit di gruppi neofascisti, sempre più frequenti. A dimostrazione del fatto che Sono tornato parli ad un pubblico che si ritrova quotidianamente ad affrontare determinate dinamiche sociali.

Alla faccia della commedia.

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