La squadra dei vizi capitali

La società dei vizi

Il Presidente Silvano Pairo ha grandi ambizioni per la sua squadra. Il suo sogno ricorrente da un decennio a questa parte è quello di riuscire a conquistare lo scudetto, ma la concorrenza è molto ben attrezzata. Pairo però è testardo e vuole vincere, ma a modo suo, senza dar retta ai dirigenti societari, nemmeno a quelli più competenti. Ecco perché persegue la sua politica low cost fatta di trattative estenuanti e continue ricerche di giocatori a parametro zero o in saldo. «Ottimizzatore delle risorse finanziarie» si definisce lui; «Avaro» lo considerano gli altri presidenti. «Tirchio di merda!» gli gridano i tifosi. Punti di vista.

Pairo nuota nell’oro generato con le plusvalenze

La squadra è in mano a mister Fabrizio Carri, che nella prima conferenza stampa stagionale promette di dar battaglia a squadre ben più attrezzate della sua (frecciatina al suo presidente taccagno o semplice invidia? Probabilmente entrambe). Il mister sembra irrequieto, si dice spaventato dagli alberghi perché potrebbero fargli perdere lo scudetto e farfuglia qualcosa sul calendario sfavorevole e penalizzante. Forse non sa che alla fine tutte le squadre si scontrano tra loro, prima o poi. Accenna addirittura ad accendersi una sigaretta in sala stampa, ma viene interrotto dallo scoppio di una bomba carta poco lontano.

La sala si svuota in pochi secondi e la fiumana di giornalisti si riversa sull’uscio, dove un acceso capo ultrà tiene in mano un petardo (anche questo acceso). Dietro di lui, una ventina di pseudo-tifosi iracondi insultano l’allenatore, reo di aver rivolto il gesto dell’ombrello a chi chiedeva spiegazioni sul calo delle prestazioni di squadra. Il mister nega. «Mister pensavo fossi scarso come allenatore, ma come uomo sei anche peggio» dice l’ultras. «Vai a cacare te e la maiala di tu’ madre» replica Carri. Polemica chiusa.

Una rosa di tutto rispetto

E dire che in rosa c’è più di qualche giocatore talentuoso. L’attaccante, argentino, ha un fiuto del goal come pochi al mondo. La rapidità con la quale si aggiusta la palla e la scarica in rete è disarmante e la tecnica di base è eccellente. La sua unica debolezza? I dolci, in particolare le torte. A quelle non riesce proprio a dire di no. Il fisico lo sottolinea, ma i numeri sono dalla sua. Il suo spessore (metaforico ma anche letterale) è fondamentale per risolvere partite che avevano preso una piega sbagliata. Ad un attaccante letale in campo si possono perdonare vizi di gola? Io credo di sì, a meno che non arrivi a mangiarsi i goal.

L’attaccante si prepara per la nuova stagione

E il trequartista? Un fenomeno con i piedi, ma ahimé un giocatore che difficilmente trova la motivazione e la continuità di rendimento. Troppo fragile psicologicamente, ha fallito le opportunità importanti della sua carriera e ora si ritrova incastrato in una squadra che potrebbe trascinare a suon di calci piazzati, assist al bacio, giocate sopraffine. Se solo volesse. Perché il problema di fondo sta nell’atteggiamento pigro, svogliato, accidioso che il genietto serbo dimostra sul campo. Mai un ripiegamento difensivo, mai una corsa in più in aiuto al compagno. A questi livelli è impensabile difendere costantemente con un uomo in meno, ecco perché con il suo capitano spesso volano epiteti poco lusinghieri.

Il capitano è Bernardo Leonucci, gran difensore centrale con un bagaglio tecnico notevole e un ego a dir poco ingombrante. Leonucci ha un carisma eccezionale, tendenze megalomani e un senso di superbia solo parzialmente giustificabile. Al primo anno con la nuova casacca (è stato acquisito da Pairo, in maniera clamorosa, da una diretta concorrente) Leonucci ha dovuto fronteggiare gli attacchi dentro e fuori dal campo, con risultati finora rivedibili. Il capitano è però un intoccabile per Carri – non certo un cultore del turnover – e ha la personalità giusta per poter riemergere dalle sabbie mobili e dare una svolta alla stagione.

La manager lussuriosa

Ma il peggior grattacapo di Pairo è un’agente, che puntualmente non manca di fargli notare quanto il suo assistito sia fondamentale per tenere in piedi la baracca. Anche oggi Amanda Ferrara è nel suo ufficio e ritiene doveroso parlare di un adeguamento del contratto di suo marito. «È il portiere più forte del mondo, o comunque tra i primi due» è la frase d’esordio della moglie-procuratrice-rompipalle. «Buongiorno signora Ferrara, come mai qui?» ironizza Pairo, che intuisce sempre quando c’è di mezzo il denaro, quasi come se fiutasse nell’aria il pensiero dei soldi. “È di nuovo mezza nuda, vuole l’aumento” pensa lui. E non ha tutti i torti. «Sa, il mio assistito ultimamente ha collezionato prestazioni maiuscole e diverse squadre si stanno muovendo per averlo. Presto avremo decine di offerte sul tavolo, ma noi vogliamo dare la priorità a voi e siamo disposti ad ascoltare la vostra proposta».

Dopo poco più di 10 minuti, Amanda esce dall’ ufficio soddisfatta. La nuova proposta di contratto è nella sua borsa, anche questa volta ha avuto ragione lei: lussuria 1 – 0 avarizia. Amanda conosce il suo mazzo e ne utilizza le carte a proprio piacimento. Il sentimento per suo marito probabilmente è autentico, ma dà sempre la sensazione di pensare prima ai suoi interessi che a quelli del consorte. Complice la differenza di età (Amanda ha 7 anni in più), è lei che comanda in casa, e anche fuori.


La società non sembra particolarmente sana, eppure, al di là dei vizi di ognuno, tutti sanno svolgere il proprio mestiere egregiamente. Ecco perché, malgrado tutto, ogni anno si avvicinano di un passo allo scudetto. Chissà, magari se i vizi capitali diventassero otto…

 

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