star wars

Star Wars: Gli ultimi Jedi

Uno Star Wars Rottamatore

Fenomenologia di una saga a cui i Jedi fanno più male che bene (*contiene spoilers, duh)


Disney in Space

Ormai ci siamo abituati al fatto che la saga di Star Wars sia nelle mani di Topolino. Al terzo film della saga targato Disney è dunque arrivato il momento di tirare qualche somma. Il capitolo VII, diretto da J.J. Abrams, era canonico (per alcuni troppo, date le “somiglianze” con l’ episodio IV), mentre Rogue One, di Gareth Edwards, ha rappresentato quasi un esperimento, con l’assenza di protagonisti dotati di un legame diretto con la Forza.

Il terzo (ovvero il secondo capitolo di questa terza trilogia) può essere considerato il primo passo in una direzione inesplorata. Star Wars – Gli ultimi Jedi di Rian Johnson è totalmente diverso da L’impero colpisce ancora (e ci mancherebbe ancora), ma è a pieno titolo uno Star Wars. Certo, l’impronta del Topo si può notare, neanche tanto velata, nel rapporto che i vecchi e i nuovi personaggi. Da una parte Kylo che decide di tagliare i ponti tranchant con la famiglia, dall’altra Rey che idealizza la leggenda Luke Skywalker. Gli schieramenti dei personaggi rendono l’idea che Disney ha della sua creatura: “E’ bellissima e l’abbiamo amata, ma ora è roba nostra”.

Atteggiamento simile lo si vede rispetto ad alcuni punti cardine della faccenda. La Forza, nella nuova saga, torna ad essere più una filosofia trascendente la natura che un cazzata genetica midichlorian-style, diventa una sorta di telefono quando Rey e Kylo comunicano da una parte all’altra della galassia, ma contemporaneamente torna ad essere mezzo per parlare con chi non c’è più (l’unico che non s’è più fatto vivo dopo la morte è il povero Qui-Gon Jinn).


Gli Ewoks sono il vero lato oscuro

Guerre Stellari, è sempre stata una saga legata a triplo filo al merchandising. Con Una nuova speranza, Lucas ha lasciato i guadagni cinematografici della distribuzione alla 20th Century Fox e si è tenuto quelli sul merchandising. Da qui sono nati dei veri e propri mostri, i già citati midichlorian, Jar Jar o, appunto, gli Ewoks.

Episodio VI, Luna di Endor. Su un piccolo satellite boscoso si svolge la battaglia decisiva tra l’Impero Galattico che controlla tutto, possiede camminatori AT-ST e AT-AT, caccia e quelle moto-sgusci che sfrecciano tra gli alberi, e le forze della Resistenza che hanno qualche X-Wing e qualche bombardiere residuato della vecchia repubblica. Ma questi ultimi hanno un asso nella manica. Gli Ewoks. Un esercito di orsetti armati di bastoni e pietre, che vedono in C3-PO una divinità, ma che riescono a sconfiggere un esercito immensamente più avanzato. Questo può avere due spiegazioni: o gli Ewoks sono i più potenti signori dei Sith oppure Lucas li ha resi OP per via del merchandising. Non vedendo fulmini partirgli dalle mani non ci resta che la seconda opzione, confermata dall’esistenza di due (!!!!) film sugli Ewoks.

Ma gli orsetti cosa centrano con noi che parliamo di Gli ultimi Jedi? Beh anche in questo caso il merchandising è alla base della nuova saga. BB8 ne era l’esempio principale in episodio VII, qui abbiamo invece i Porgys, animaletti che venderanno miliardi di pupazzetti e i i cani (?) di cristallo stile Pokémon. Tuttavia sebbene io abbia superato i dieci anni della Linea degli Ewoks di Barney Stinson non li odio quanto gli orsetti di Endor proprio perchè loro non hanno una funzione all’interno della trama, non rovinano il senso della storia solo in quanto carini e coccolosi.


Nuovi personaggi

Episodio VII ha portato, come è naturale che sia a nuovi protagonisti, a volte direttamente collegati ai film precedenti, a volte ex novo. Qui, li ritroviamo tutti, tuttavia, ed è strano per un secondo capitolo, Rian Johnson ne introduce ancora di nuovi.

Rose, l’asiatica compagna della sottotrama di Finn, è fondamentale all’ex Stormtrooper per separare un po’ la sua storia che era troppo legata a quella di Rey e ad introdurre quello che sarà il cliffhanger finale. Lei rappresenta il primo personaggio a non stare neanche vicino alla cabina di comando nelle gerarchie “partigiane”, il primo vero soldato semplice (neanche, tecnico macchine per l’esattezza) che accenderà la “scintilla che appiccherà il fuoco che brucerà il Primo Ordine”

Amilyn Holdo (la bionda Laura Dern di Jurassic Park), il suo è un ruolo à la Piton. Fino alla fine ci sembra che possa essere la cattiva infiltrata tra i buoni, grazie alla costruzione del suo rapporto con Poe, e ci chiediamo come mai Leia le abbia lasciato il comando. Con il suo sacrificio finale dimostra due cose. 1) Non sempre essere il più buono ti rende il più simpatico agli occhi del pubblico e 2) cosa succede quando si ha un incidente volando a velocità Iperspazio.

DJ. Benicio del Toro. Disney, se ci stai leggendo, fai in modo che il suo personaggio torni in qualunque altra tua produzione. DJ è probabilmente il personaggio più interessante del film. Lui è un puro elemento di Caos, se ne sbatte delle guerre galattiche e vive in quelle zone di grigio che questa saga troppo spesso dimentica. Più personaggio di Rogue One che della saga madre sbatte in faccia agli idealisti Finn e Rose la cosa più ovvia di sempre. Chi rifornisce i cattivi è lo stesso che rifornisce i buoni.


Vecchie storie

L’introduzione di nuovi personaggi non evita però al film di ritornare ad una sorta di punto di partenza. Alla fine del film, infatti, siamo punto e a capo. I ribelli sono ancora pochi e inseguiti da un Primo Ordine guidati da un ancora più motivato leader supremo. Non necessariamente questa è una cosa negativa. In questo modo Johnson ha creato il corpo di un ponte perfetto tra vecchia gestione e nuovo corso che si svilupperà dalla fine del futuro Episodio IX. La Disney ha messo in conto infatti un’altra trilogia, gestita interamente da Johnson e che sarà totalmente distaccata da quello che finora la saga ha raccontato. Parafrasando Il gattopardo: “Se vogliamo che tutto cambi, non dobbiamo cambiare nulla”.

Quanti sono gli ultimi jedi?

Star wars – Gli ultimi jedi ha un titolo sbagliato (lo sarebbe anche se al singolare), è un secondo capitolo estremamente diverso da Star Wars – L’impero colpisce ancora, ma appena l’ho visto è schizzato al terzo posto dei miei Star Wars preferiti (Rogue One: a Star Wars story è ancora il top), scalzando Star Wars – Il risveglio della forza. Il lavoro di Johnson funziona soprattutto sulla sceneggiatura, priva di momenti particolarmente epici, che non abusa dei Jedi, ma li usa con rispetto e parsimonia, così da farci godere maggiormente quello che è l’unico scontro tra armi bianche laser. La lotta “rivoluzionaria” che questo film ingaggia con i suoi predecessori ci porta ad amare quello che era nello scorso film il personaggio più sottovalutato, Kylo, e a darci l’idea dello spazio che ai giovani va lasciato per crescere. Anche perché sappiamo tutti a chi non dobbiamo lasciare spazio. Gli Ewoks.

Rispondi