SUBURRA – Ragnarok de’ noantri

Roma brucia sotto il diluvio

Numero 8 (a destra), moderno Savonarola e il suo Falò delle vanità

 

“Il lupo ingoierà il sole e ciò apparirà agli uomini una grande sventura. Poi l’altro lupo carpirà la luna e pure recherà gran rovina. Le stelle cadranno dal cielo.”

Snorri Sturluson scriveva così l’Apocalisse, il Ragnarok, nell’opera fondamentale dell’epica norrena, l’Edda. Con qualche sforzo si può ritrovare un po’ di ​”Suburra” ​ in questa citazione. Abbiamo i lupi: i politici puttanieri, drogati, ex fascisti; i mafiosi, quelli visibili, di Roma e quelli, solo evocati, del Sud Italia; i PR che organizzano party a base di escort e amici degli amici; gli ecclesiastici corrotti.

Lupi che divorano il Sole lasciando l’Urbe in un eterno buio. Un buio a cui manca anche la Luna, sempre sostituita da luci artificiali e coperta dalle nuvole cariche di una pioggia talmente fitta da riempire, letteralmente, fino all’ultima goccia le fogne capitoline. Apocalisse, questo il tema del film di Stefano Sollima.

5 novembre 2011 – Sette giorni prima dell’Apocalisse

L’Apocalisse che sta per abbattersi non su tutta l’umanità, ma solo sugli esseri abbietti, in maniera catartica, è portato da due macro eventi: le storiche dimissioni del papa (qui anticipate di due anni) e le dimissioni del governo in carica. La scintilla che fa partire l’incendio che nel giro di otto “giorni” porterà i personaggi e lo spettatore all’Apocalisse pare essere insignificante. Dopo la morte di una prostituta il deputato Malgradi (Favino) e l’altra escort della serata, Sabrina (Gorietti) non sapendo cosa fare decidono di chiamare Spadino (Ferrara) giovane fratello del potente boss della famiglia Anacleti. Fuori, la città inondata dalla pioggia fittissima.

“Nero come la notte…

Incipit piuttosto classico per un noir. Da questo spunto tutte le altre trame si intrecciano, mescolando non sempre ottimamente tutti i cliché che potremmo aspettarci da un film sul crimine organizzato. Intendiamoci, non è semplice vedere, soprattutto da noi, film che affondano così i denti dentro ombre della nostra società che siamo più abituati a leggere sui giornali o a vedere nei TG (Mafia Capitale docet), così pronto a puntare il dito senza però fare reportage.

… fiero come dieci furie …

Il film ha un messaggio forte, che si può condividere o meno, da consegnare e lo fa in maniera un po’ retorica, ma lo fa, incollando insieme tutti gli stereotipi del genere, riuscendo così a risultare più forte nel cosa dice più che nel come. Certamente “​Suburra” non è un film che può essere accusato di manicheismo. Dopo averci mostrato il Male in ogni sua forma più credibile, dimentica, o sceglie di non farci vedere, il secondo assoluto, ovvero il Bene, a meno che non crediamo che il Bene possa essere un piccolo corteo che chiede le dimissioni del premier.

terribile come l’Inferno”

Ed ecco la cosa peggiore del film, perché si ha l’effetto che si sia individuato il problema, ma che non si stia proponendo nessuna soluzione e soprattutto, rendendo impossibile allo spettatore immedesimarsi in nessun personaggio. “​Per fare un poliziottesco, la polizia ce la devi mettere, e invece in Suburra compare per venti secondi su due ore” ​dice Christian Raimo nella sua recensione di “​Suburra” per Internazionale e non si può che essere d’accordo, manca la polizia, manca la magistratura, manca la Politica e il rischio di distorcere così il tutto a paranoide universo grillino fatto di complotti e magna magna aumenta esponenzialmente.

Sette Samurai all’amatriciana

Sulla validità del messaggio si perde, però, l’oggettività e si entra nel campo delle opinioni che non siamo qui a dibattere. Torniamo nel nostro campo, quello cinematografico. Se la recitazione da sessantenne di Amendola, che interpreta il Samurai, un personaggio che deve per necessità adattarsi a differenti tipi umani (dal cardinale al boss burino) è azzeccata, quella di Favino colpisce solo un paio di volte, ma raggiunge un picco negativo nella scena del “Presidente, la prego, devo essere rieletto!”, assieme a quella da caratterista di personaggio vittima degli eventi di Giordano (ancora? sì, ancora) sulla cui interpretazione pesa anche la scena più sbagliata a livello logico e cinematografico, quella del cane.

Cast quasi al completo con regista (al centro) – #bringbackourdionisi

Sorpresa invece per tutti quelli che non dovrebbero essere le punte di diamante della squadra Suburra, ma la primavera, in primis Borghi che riesce a rendere credibile un personaggio quasi caricaturale come Numero 8. Dionisi che nelle sue vessazioni al povero Germano risulta, paradossalmente, essere il persona​ggio più simpatico del film. ​Insieme a loro anche le donne, la prostituta Gorietti fa il suo lavoro senza paura di girare scene non sempre prive di imbarazzi. La tossica Viola che ha per lei la scena più emozionale del film riesce a reggere nonostante la dubbia scelta visiva dell’effetto lisergico.

Dulcis in fundo

È ironico come un film che parla di Apocalisse, così escatologico nelle sue stesse viscere, sia riuscito a diventare un seme da cui molti sperano cresca la pianta di un nuovo cinema di genere italiano. 

Dall’apocalittico Suburra un nuovo mondo (cinematografico e non) sarà pronto a sorgere?

Rispondi