I tre volti di "Suffrgette"

“Suffragette” : Un film per imparare ancora ad esserlo

Capire da dove siamo partite per comprendere dove siamo arrivate.

“Suffragette” ovvero come Carey Mulligan ci prende per mano e ci spiega il femminismo.

Sono poco più di quattro le generazioni che ci distanziano dai primi decenni del 1900, periodo in cui “Suffragette” di Sarah Gravon è ambientato. Il titolo è più che esplicito, ci aspettiamo un film storico che racconti le orme di un gruppo di donne che lottano per il loro diritti al voto tra gli stretti vicoli inglesi. Ma se vi aspettate anche di vedere una suffragetta sorseggiare il thè delle cinque e protestare pacificamente con i vestiti puliti vi sbagliate.

Seguiamo le vicende di Maud Watts (interpretata da Carey Mulligan che forse ricorderete ne “Il grande Gatsby”) una lavandaia sottopagata e molestata dal datore di lavoro e con un marito e un figlio a casa.

Maud assiste ad una rivolta femminista per strada in cui le suffragette tirano mattoni nascosti nelle culle verso delle vetrine. Un atteggiamento che viene considerato violento ed esagerato fino a quando per una serie di eventi quasi fortuiti si avvicina al movimento. Da questo momento ne diverrà parte integrante anche e sopratutto a sue spese.

Carey Mulligan al fianco delle coprotagoniste
Maud e le altre principali protagoniste in una scena di “Suffragette” Fonte: www.cinematografo.it

Una pellicola per discutere

Attraverso la pellicola conosciamo personalità realmente esistite come Emmeline Pankhurst ed Emily Davidson. La prima fondatrice della  Women’s Social and Political Union, la seconda fece della propria morte una cassa di risonanza per il movimento.

Curati nei dettagli i costumi e le scenografie che ci riportano perfettamente all’epoca. Nell’ insieme questo film diviene più importante per la discussone che propone piuttosto che  per la sua mediocre produzione.

Si possono infatti notare due livelli di interpretazione. La storia della conquista del voto per le donne attraverso le loro lotte e, non meno importante, il giudizio che la cultura dominante ha del femminismo. Per quest’ultimo motivo, “Suffragette” diventa importantissimo per parlare anche e soprattutto di oggi.

Le ondate femministe dalle suffragette a Emma Watson

Esiste una certa convinzione comune per cui il femminismo “delle suffragette” sia l’unico “femminismo giusto”. Come se quello che avviene successivamente sia troppo spesso un capriccio, una battaglia buonista per il politically correct. Quindi per prima cosa ci vuole un po’ di chiarezza su cosa sia effettivamente il femminismo.

Quando si parla di questo movimento sociale si deve far riferimento ad una divisione per ondate. La prima ondata è quella che parte dalla fine del 1800 fino alla conquista del voto da parte delle suffragette; una battaglia delle donne per le donne che aveva obiettivi di carattere economico e politico.

Dal secondo dopoguerra contiamo la seconda ondata. Quello che propone è un’emancipazione anche di carattere sociale attraverso battaglie come quella del divorzio, dell’aborto.

Da qui in poi è importante tener conto della trasformazione epocale che ha subito la cultura occidentale. Non sono io a dover sottolineare come l’intrattenimento sia diventato uno dei cardini della nostra società; per questo con la terza ondata si parla di manifestazioni “pop”; le femministe sono le riot girl. Sono quelle che salgono sul palco e se lo prendono, il tema centrale diventa il potere di avere le stesse opportunità di rappresentazione di un uomo.

Arriviamo dunque ad ora.  parlare di femminismo oggi è complesso ma è giusto che lo sia.  Nella quarta ondata che stiamo vivendo alcuni esempi di quello per cui una (o un) femminista lotta oggi sono i ruoli di genere, la cultura dello stupro, la libertà sessuale e il diritto di essere giudicate per i propri meriti e sbagli come individui e non come genere.

Manifestazione femminista
Manifestazione femminista in Italia Fonte: www.lastampa.it

Emmeline Pankhurst docet

Gli slogan sono cambiati, le persone sono cambiate, la società è cambiata.  Ciononostante non ci si può permettere di etichettare come inutile e frivolo un  movimento che, ricordiamocelo, ha come minimo comune denominatore il raggiungere l’uguaglianza che essa sia di carattere economico, politico o culturale.

In “Suffragette” a Maud viene chiesto di giustificare il perché volesse il diritto al voto, come se un diritto fondamentale andasse in qualche modo giustificato. La loro lotta viene definita un capriccio, un semplice bisogno di andare contro le regole. Affermazioni che adesso nessuno si permetterebbe di addurre ma che prima erano la cultura dominante. Maud ci insegna che metterci la faccia è dura ma, per fortuna, non si è mai smesso di farlo.

Allora, come Emmeline Pankhurst ci ha insegnato ” Non arrenderti, non smettere di lottare” fino a quando non verrà insegnato ad un bambino che può piangere ed ad una ragazza che va bene anche non farli dei figli, fino a quando il genere non identificherà quello che una persona può fare o meno.

Gemma Pistis

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