La tratta degli umani: Suning ucciderà il calcio?

Suning – L’alba di una nuova era

Credit to “Calcio & Finanza” (www.calcioefinanza.it)

Mès que un juego” si direbbe il Catalunya, dove le spinte indipendentiste rivendicano tutto, perfino i claim. L’Italia sta per subire un investimento culturale che la travolgerà come uno tsunami e che ne scuoterà le fondamenta. L’arrivo dei magnati mandarini targati Suning nella capitale della Moda è una (quasi) realtà con cui conviene convivere, più per lecita speranza che per manifesta volontà del popolo.

Se dei ritardi targati Fininvest ci occuperemo in un prossimo capitolo di questa inchiesta, ora non è più marginale l’ombra imponente del colosso cinese sulla Beneamata. Per schiarirci le idee e inquadrare il soggetto a capo della cordata, prendo in prestito l’esaustiva definizione di Calcio & Finanza:

Il presidente del gruppo Suning: Zhang Jindong

Il suo presidente, Zhang Jindong (in foto, ndr), è il 28° uomo più ricco di Cina e il 403° al mondo, con patrimonio stimato da Forbes in 4,1 miliardi di dollari. […] Il gruppo con sede a Nanjing (Nanchino) è uno dei principali rivenditori di elettronica di consumo della Cina (1.600 punti vendita tra Cina, Hong Kong e Giappone), oltre ad avere una piattaforma di e-commerce decisamente sviluppata (nella top 3 in Cina).

Si parla dunque di un gruppo di dimensioni mondiali, in grado di dettar legge a suon di milioni. Qui sorge però un problema di fondo che rende quest’enorme potenza di fuoco poco più che un falò da spiaggia: l’Inter è attualmente una delle società più indebitate e compromesse d’Europa. Se il bilancio d’inizio anno recita un “-60” preoccupante ma non troppo, ciò che pone il capo dei nerazzurri sul ceppo è il “settlement agreement“.

Thohir e Moratti

Cos’è il settlement agreement? È un accordo pattuito e firmato con l’Uefa che prevede un piano di rientro specifico dai debiti, rispettando la missione etica rivestita dal Fair Play Finanziario. Il settlement agreement, firmato con l’avvento in società del magnate indonesiano Erick Thohir, ha un termine ultimo decisamente non trascurabile: il pareggio di bilancio nel 2017.

Il tribunale dei ‘fair value’ Uefa impedisce ad uno sponsor di imporsi a bilancio non oltre il 30% dei ricavi del club e questo pare un ennesimo ostacolo posto su una 100 metri corsa sul monte Everest. Ma se il colosso cinese non può intervenire finanziando economicamente a livello di sponsor (cosa che successe per Paris Saint Germain e Monaco, con successive stangate) come faranno i cinesi a riequilibrare una pallina in accelerazione su un piano inclinato? Con un briciolo di fantasia o, se volete, di finanza creativa.

  1. Il Jersey Sponsor… a porte chiuse! – I cinesi si sono resi conto che l’Inter non ha uno sponsor per le divise da allenamento e intendono sfruttare il potenziale nascosto tra le porte chiuse della Pinetina per avere un doppio ritorno: immagine per l’azienda e introiti per il club.
  2. La possibile commercializzazione in Oriente – L’espansione di un brand lontano dal proprio habitat, sfruttando le enormi risorse numeriche della Cina, potrebbe costruire le fortune future della società di via Durini. Ma se i primi due punti sono soggetti allo strangolamento del Fair Play Finanziario, l’ultimo punto è la falce che potrebbe stagliarsi alle spalle di Michel Platini e della sua idea democratica o oligarchica che intender si voglia:
  3. Il ricircolo di giocatori e plusvalenze: l’alleato Jiangsu Suning – Il club cinese di proprietà di Suning ha possibilità di spesa pressoché illimitate. Sfruttando un sistema burocraticamente ancora inesperto e contraddittorio, lo Jiangsu potrebbe sistemare i conti nerazzurri in pochissime mosse, acquistando alcuni calciatori della rosa generando plusvalenze mostruose. L’Inter iscriverebbe a bilancio voci positive crescenti, gonfiate dalle iper-valutazioni di una proprietà bicefala.

Quali sono le limitazioni per un circolo vizioso e – soggetivamente – virtuoso come quello messo in piedi da Zhang Jindong? La volontà umana. Solo i calciatori, frenando i trasferimenti in Oriente, potrebbero rallentare la corsa al pareggio cominciata dal magnate cinese, pronto a “convincerli” a suon di decine di milioni di euro. Formalmente il patron di Suning non rompe alcuna regola ascritta, ma eticamente comincia una tratta di umani 2.0, destinata a far discutere il mondo intero.

La finanza creativa è uno strumento pericoloso che ha condotto sul baratro diverse realtà storiche del calcio europeo. Un insieme di espedienti volto a rattoppare un sistema che imbarca acqua come una diga abbattuta dal moto dirompente dell’acqua. D’altronde, se il calcio italiano vive la propria “grande crisi”, molto lo si deve proprio al modello del “fatta la regola, trovato l’inganno”, ma di questa storia ci occuperemo in futuro, Suning permettendo.

Oggi il calcio è semplicemente più che un gioco e nell’avverbio si nasconde quell’ossimoro che ne evidenzia tutti i caratteri contraddittori di questo meraviglioso sport

 

Stefano Uccheddu

 

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