Super Size Me: quando il fast food è il tuo miglior amico

In America è uscito Super Size Me 2: Holy Chicken!, ne approfittiamo per ricordare che cosa rese il primo capitolo così interessante

 

 

Super Size Me (2004)

Super Size Me – Sono passati più di 13 anni da quando un americano qualunque decise di affrontare in prima persona uno dei più gravi problemi della società statunitense: l’obesità. Nei primi anni 2000 Morgan Spurlock partì dagli atti di un processo, secondo i quali solo tramite prove si sarebbe potuto portare avanti la causa contro i fast food, e arrivò a sperimentare gli effetti di quella che secondo lui e altre centinaia di studi scientifici è la causa primaria dell’obesità: McDonald’s e vari, appunto. Per provarlo scelse la forma del documentario, un piccolo capolavoro del genere dal titolo “Super Size Me”.

L’enorme successo della pellicola, di cui abbiamo un recentissimo sequel, è dovuto al fatto che l’oggetto di studio (alimentazione scorretta) non sia solamente prerogativa dei cittadini a stelle e strisce. Tra Italia e Usa, ad esempio, è vero che la prima ha una percentuale di persone sovrappeso relativamente bassa in confronto alla seconda, è però altrettanto vero che i fast food popolano le nostre città ancora oggi nel Belpaese, così come in tutto il mondo.  

obesità

Secondo le tabelle mediche, una persona è da considerarsi obesa quando il suo indice di massa corporea (BMI), che mette in relazione altezza e peso, è superiore a 30. Se ciò si verifica, è chiaro come la salute ne risenta, essendo esposta maggiormente a malattie cardiovascolari, diabete e altre patologie.

Il punto è: chi dice che il responsabile dell’obesità sia solo il famoso Junk Food (cibo spazzatura) e non fattori genetici o abitudini alimentari sbagliate? È qui che entra in gioco Morgan Spurlock.

Con il suo esperimento, mangiare 3 volte al giorno da McDonald’s per 30 giorni consecutivi, l’attore/produttore ha provato a dare una risposta ad uno dei più grossi mali della società contemporanea. Ad inizio riprese Morgan pesava 84 kg, dopo i soli 30 giorni di “Mc dieta” i kilogrammi sono diventati 95, con annessi problemi di tachicardia e repentini sbalzi d’umore fino ad uno stato di depressione.

Semplice e allo stesso tempo limpido nella messa in scena, con dati e numeri presentati chiaramente nel corso della pellicola, il documentario ha portato, seppur indirettamente, alla rimozione del menu Super Size (più grande di quello standard).

Un film, questo, che ha portando alla luce i problemi alimentari che oggi come allora (la pellicola uscì nel 2004) popolano il dibattito pubblico, animato da show culinari che, ad oggi, non sono sufficienti a rallentare le cattive abitudini alimentari che molte persone continuano ad avere, in ogni parte del mondo globalizzato.

Il protagonista della pellicola, dopo numerosi problemi di salute, è tornato al lavoro con nuovi documentari tra cui il seguito di Super Size Me, Super Size Me 2: Holy Chicken!: un’indagine sulle grandi industrie alimentari e il modo in cui il cibo viene allevato. Un altro grosso punto di domanda su che cosa scegliamo di mangiare e perché. Un’ultimo quesito, a questo punto, sorge spontaneo: vi è venuta voglia di McDonald’s?

Alberto Mancuso

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