Mappa dei Paesi firmatari dell'accordo di Parigi (fonte: Business Insider)

Surriscaldamento globale: se gli USA escono dagli accordi di Parigi

Temperature record e impegni internazionali

Temperature record, dissesto idrogeologico, surriscaldamento globale: temi centrali lungo il corso del 2017 riguardo alle condizioni climatiche italiane e, più in generale, di tutto il pianeta. Non potrebbe essere altrimenti, va da sé, perché negli ultimi mesi le conseguenze del cambiamento climatico stanno colpendo direttamente la quotidianità dell’uomo, spesso con effetti devastanti. Basti guardare al caso -per citarne uno- degli incendi in Piemonte, di cui ha parlato sul Brockford Post Chiara Manetti. Per rendersi conto del fatto che l’aumento delle temperature e i relativi effetti non siano un fenomeno marginale, basta dare una rapida occhiata ai vari articoli, facilmente raggiungibili sul web, sul caldo record dell’estate appena passata. 

I firmatari dell'accordo di Parigi, dicembre 2015
I firmatari dell’accordo di Parigi, dicembre 2015

Da Kyoto a Parigi: l’impegno internazionale per l’ambiente

I temi del surriscaldamento globale e dei suoi effetti nel lungo periodo giocano ormai da qualche decennio un ruolo da protagonisti nel dibattito sulle condizioni climatiche del pianeta. La quantità degli studi scientifici condotti in proposito fornisce indubbiamente alle istituzioni dei singoli Stati, ma anche (e soprattutto) a quelle sovranazionali, un mole di dati più che sufficiente per ritenere che quello del cambiamento climatico sia un tema da affrontare con estrema serietà e concretezza. E infatti, a partire dalla fine del secolo scorso la comunità internazionale ha iniziato a muoversi in questa direzione. Il Protocollo di Kyoto, redatto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, ha costituito una sorta di precursore in questo senso.

In seguito all’accordo raggiunto nella città giapponese, l’impegno degli Stati nell’arginare le conseguenze del surriscaldamento globale è cresciuto in modo costante. Nel 2012, a Doha, il protocollo è stato esteso dal 2012 al 2020. In continuità con il trattato del 1997, il passaggio più importante è stato compiuto con l’accordo di Parigi, sottoscritto da 195 Paesi il 12 dicembre 2015. L’accordo, non vincolante per gli Stati firmatari, li impegna a mantenere al di sotto dei 2°C l’aumento della temperatura media globale nei prossimi decenni. In un’ottica più lungimirante, i Paesi aderenti si sono impegnati per far sì che, nella seconda metà del XXI secolo, le emissioni di anidride carbonica si saranno ridotte al punto da poter essere assorbite naturalmente. Infine, per garantire la continuità del progetto contenuto nell’accordo, questi si sono impegnati a riunirsi ogni 5 anni per controllare i progressi fatti e stabilire nuovi obiettivi.

Donald Trump annuncia l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi
Donald Trump annuncia l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi

Donald Trump non si smentisce nemmeno sul clima

Sul Brockford Post abbiamo già descritto Donald Trump come un Presidente “fuori dagli schemi”. Probabilmente, guardando alla sua decisione in merito alla partecipazione degli USA all’Accordo di Parigi, si tratta di una definizione riduttiva. Il Tycoon ha infatti deciso che gli Stati Uniti usciranno dall’accordo, svincolandosi in questo modo da tutti gli impegni assunti. E una decisione di questo tipo avrà indubbiamente molto più peso di una scelta “fuori dagli schemi”. Prima di approfondirne le conseguenze, viene da fare un paio di considerazioni sul carattere politico di questa decisione. La prima è che questa segue la scia di buona parte delle scelte politiche finora adottate da Trump: una lunga serie di scelte che hanno poco di razionale e molto di impulsivo e propagandistico. La seconda, e forse è l’aspetto più rilevante, riguarda la perseveranza del Presidente USA nell’intraprendere strade che lo allontanano sempre più dalle posizioni del resto della comunità internazionale. E si tratta di una tendenza che sembra assomigliare di più ad un capriccio egoistico e infantile, piuttosto che ad un distacco reale e giustificato.

Per giustificare la propria decisione di abbandonare il trattato, Trump ha utilizzato una serie di considerazioni sia di carattere economico, sia di carattere più strettamente scientifico. Il Presidente ha innanzitutto sostenuto che il rispetto degli impegni presi a Parigi causerebbe la perdita di 2,7 milioni di posti di lavoro negli USA. Il Tycoon ha poi accennato al fatto che i risultati ottenibili rispettando l’accordo avrebbero effetti molto ridotti e conseguentemente insignificanti: secondo lui, la media della temperatura globale diminuirebbe solamente di 0,2°C annui. Ha poi continuato sostenendo che gli obblighi assunti nel trattato graverebbero per 3000 miliardi di dollari sul PIL statunitense. Ancora, Trump ha esposto una strampalata teoria secondo la quale gli USA rischierebbero di essere in balia di blackout e sovraccarichi nel caso di una riduzione delle possibilità di utilizzare combustibili fossili per produrre energia elettrica. Infine, ha sostenuto che l’accordo di Parigi avrebbe per gli Stati Uniti costi per migliaia di miliardi di dollari.

La scelta del Tycoon, tra smentite e conseguenze

Come emerge da un’analisi pubblicata dal Business Insider, tutte le giustificazioni di Donald Trump possono essere smentite punto per punto, senza nemmeno troppe difficoltà. Niente di nuovo, visto che il Tycoon ci ha già ampiamente abituati a vederlo utilizzare fonti poco attendibili per giustificare le proprie posizioni. Ad esempio, il Presidente USA si è ben guardato dal considerare le opportunità lavorative che deriverebbero dalla crescita del settore delle energie rinnovabili e dell’industria “green”. O ancora, da uno studio di Climate Interactive emergerebbe che il rispetto dell’accordo comporterebbe una riduzione annua di 0.9°C, non solamente di 0.2°C. Ancora, gli Stati Uniti sono obbligati a contribuire agli obiettivi di Parigi per 3 miliardi di dollari, cifra ben lontana dalle “migliaia di miliardi” paventati da Trump.     

È bene guardare alle conseguenze della scelta degli USA di abbandonare l’accordo. Innanzitutto: quali potrebbero essere le conseguenze riguardo all’impatto ambientale? Se la produzione di gas serra da parte degli USA continuasse ai ritmi attuali, il raggiungimento degli obiettivi di Parigi sarebbe fortemente compromesso. Gli Stati Uniti, infatti, emettono in un anno circa un terzo dei gas serra di tutto il pianeta. Dal punto di vista economico, i fondi per l’incremento degli sforzi verso la riduzione del surriscaldamento sarebbero privati di una loro parte fondamentale e questo ne comprometterebbe l’andamento soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. E quest’ultimi, vista la loro fase di crescita costante, avranno un’influenza sempre maggiore sulla produzione mondiale e dunque anche sul suo impatto ambientale.

Manie al potere

La scelta di Trump, al solito, è controversa in ogni suo aspetto: motivazioni irrazionali, giustificazioni basate su fonti poco attendibili. E soprattutto, la conferma di un atteggiamento egoistico e infantile. Un atteggiamento che non ha nemmeno a che fare con le politiche protezioniste o con l’ideologia nazionalista, ma che assomiglia di più ad una personalissima mania di onnipotenza al limite del delirante. E se la maggior potenza del mondo è governata da manie e deliri, le conseguenze non possono che essere imprevedibili.

Luca Mercanzin

 

  

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