Tassisti contro Uber, ovvero il servizio pubblico contro la liberalizzazione

Protesta dei tassisti contro la norma pro-Uber, il Parlamento ora deve decidere da che parte stare

Manifestazioni e scontri a Roma per la protesta dei tassisti contro l’emendamento che rinvia a fine anno la regolamentazione del noleggio con conducente (NCC), tra cui rientra anche Uber. Disagi anche nel resto d’Italia. Il ministro dei Trasporti promette una soluzione entro un mese e dopo sei giorni lo sciopero si placa. Cerchiamo di capire quale sia la questione.

La protesta

Negli ultimi sei giorni cittadini e turisti, spesso già rassegnati riguardo autobus e metro, si guardavano intorno disorientati alla vana ricerca di un taxi. Non ce n’erano fuori dalle stazioni, non fuori dagli aeroporti e nemmeno per strada. Dov’erano finiti tutti? Gran parte di loro ha scioperato per protestare contro l’emendamento che rinvia di un anno l’applicazione delle norme contro l’abusivismo di taxi e di NCC, liberalizzandone di fatto l’operato.

Agitazioni a Milano, Genova, Napoli, Torino e soprattutto a Roma in occasione della discussione del testo alla Camera. Scene di guerriglia urbana con diverse bombe carte esplose intorno al Parlamento e scontri tra manifestanti e polizia davanti alla sede del PD. Ci sono stati alcuni feriti e quattro persone fermate finora, tra cui esponenti dell’estrema destra romana. La protesta, che ha ricevuto l’appoggio della sindaca e delle opposizioni, si è placata solo nella tarda serata di ieri. Il Ministro dei trasporti Delrio ha infatti promesso una soluzione entro un mese.

Arresti e feriti durante le proteste dei tassisti contro la norma pro-uber
Lo scontro tra polizia e manifestanti davanti alla sede romana del PD. Fonte: iltempo.it

L’emendamento incriminato

Il cosiddetto decreto Milleproroghe, nato nel 2005 come misura eccezionale e poi divenuto prassi annuale, fa quello che la sua definizione giornalistica suggerisce: rimanda al futuro la soluzione delle più svariate questioni che il Parlamento non è riuscito a risolvere attraverso il suo normale iter. E’ dal 2009 che viene rimandata l’applicazione della norma che dovrebbe regolamentare il settore del trasporto pubblico non di linea.

Nello specifico l’emendamento Lanzillotta-Cocianchic sospende per un altro anno la normativa che imporrebbe limiti di territorialità ai NCC e soprattutto l’obbligo di tornare alla rimessa dopo il trasporto di ogni cliente. Ciò significa che il noleggio con conducente sarebbe legale solo in caso di richiesta per un determinato tragitto. Sarebbe invece illegale caricare gente per strada come un taxi.

Dopo sei ore di tavolo sindacale con il Ministero dei trasporti, ieri notte lo sciopero è stato sospeso. L’accordo è stato trovato sulla base di un decreto, da presentare entro un mese, che salvaguardi il servizio pubblico e combatta l’abusivismo. Quello che si prospetta è insomma il superamento del famigerato emendamento che ha scatenato la sommossa dei tassisti italiani.

I tassisti contro Uber

Le associazioni di categoria accusano Uber di concorrenza sleale ed abusivismo. Bisogna considerare che quello dei taxi è a tutti gli effetti un monopolio pubblico. Le tariffe sono di competenza comunale e le licenze per esercitare la professione sono concesse attraverso un bando di concorso in un numero limitato e per questo valgono tanto, tantissimo.

Uber è una azienda statunitense fondata nel 2009, che offre diversi servizi di trasporto automobilistico attraverso un’app che mette in contatto passeggeri e autisti. Rispetto ai costi fissi dei taxi, Uber può aumentare le tariffe in base alla domanda e all’offerta del servizio. La conseguenza è che in media i prezzi sono più alti. Il pagamento si effettua tramite carta di credito direttamente all’azienda. I requisti per diventare un autista Uber non sono restrittivi, anche se niente di paragonabile alla possibilità offerta da UberPop. Si tratta di un servizio che permette di ricevere ed offrire passaggi da privato a privato, illegale dal 2015 per una sentenza del tribunale di Milano.

Uber è presente ormai in 66 nazioni e ha scatenato praticamente ovunque polemiche. Innanzitutto il mancato pagamento delle tasse nei paesi in cui opera l’azienda, controversia condivisa con altre multinazionali del web. Vi è inoltre la questione della mancanza di tutele assicurative per i lavoratori dell’azienda, così come quella della sicurezza dei clienti. Non mancano infine le accuse di espansionismo aggressivo: dal sabotaggio della concorrenza agli attacchi ai giornalisti ostili.

Mappa dei problemi legali di Uber
I problemi legali di Uber nel mondo. Fonte: taxi-deutschland.net

Libero mercato ma non liberissimo

Un monopolio pubblico ha ragion d’essere quando lo Stato si prende carico di offrire un servizio che un privato non potrebbe offrire. Di privati che offrono questo servizio adesso ce ne sono eccome, introducendo la concorrenza là dove non esisteva. E non è l’unico caso in cui le new economy entrano in contrasto con i vecchi equilibri di mercato. Si pensi al provvedimento, contenuto ugualmente nel Milleproroghe, che rischia di bloccare Flixbus in quanto piattaforma online.

Bisogna chiedersi fino a che punto sia giusto proteggere alcuni settori del mondo del lavoro, bloccando artificialmente la naturale e libera concorrenza del mercato. Se Uber fosse legale i tassisti non scomparirebbero, solo non avrebbero più un monopolio e sarebbero i clienti a scegliere, costringendo tutti a migliorarsi e creando potenzialmente nuovi posti di lavoro. Allo stesso modo però la deregolamentazione totale può favorire la concorrenza sleale e l’evasione, mettendo a rischio un’intera categoria di lavoratori e le garanzie degli utenti stessi.

La questione è delicata e dovrebbe essere compito della politica gestirla, non semplicemente della mano invisibile del mercato. Non si può fermare il tempo. Oltre le proroghe, c’è bisogno di una nuova regolamentazione del settore che faccia chiarezza e che si confronti finalmente con le crescenti sharing economy. Adesso, non l’anno prossimo, e poi l’altro ancora.

Emanuele Monterotti

Rispondi