Kerber

L’impalpabile pesantezza del tennis femminile

Il tennis femminile sta diventando sempre meno interessante agli occhi del grande pubblico, che sempre più si rifugia in quello maschile. Che sta succedendo?

L’infinita rivalità a suon di slam vinti tra Evert e Navratilova che ha reso gli anni 80 un’era storica del tennis. L’inizio degli anni 90 col regno della Graf contrastato a suon di match esaltanti dall’enfant prodige Monica Seles. Poi la HIngis e la Davenport a rimuovere dal suo trono la Graf. E infine le eterne Williams, sempre pronte a schiacciare le avversarie. Senza dimenticare le loro sfide Davide-Golia con la Henin. Mai uno stop. Mai un momento di pausa. Quelli sì che erano bei tempi. Tempi che hanno dato lustro e grande interesse al tennis femminile, con il culmine del simbolico gesto di Wimbledon di uguagliare il montepremi femminile e maschile a partire dal 2007.

navratilova evert
Le rivali storiche, a destra Navratilova, a sinistra Evert

Il 2017

E adesso? Che sta succedendo al mondo del tennis femminile? La numero 1 di inizio anno, la Kerber, dopo aver dominato tutto il 2016, è stata protagonista di un anno anonimo. Ha ceduto lo scettro a Serena Williams, la quale poi glielo ha ritornato una volta annunciato il proprio stato interessante. Di lì in poi si sono succedute Pliskova, Muguruza e Halep. In totale  5 sono state le numero 1 al mondo nel solo 2017 e il modo in cui tutte lo sono diventate è stato quantomeno poco esaltante. Non solo, gli slam hanno riservato molte sorprese, soprattutto per le grandi favorite della vigilia, che in generale sono state protagoniste di uscite anzitempo. Questo ha spianato la strada a vere e proprie outsider come Ostapenko e Stephens che uno slam a testa sono riuscite a portarselo a casa.

Cosa manca

Il tutto ha confezionato e sta confezionando un prodotto poco seguito dagli appassionati e di scarso interesse da parte di giornalisti e addetti ai lavori. Mancano i punti di riferimento. Mancano le campionesse. Mancano le rivalità. Con l’assenza della Williams ci si ritrova con una top ten composta da buone, in alcuni casi ottime giocatrici, che però non danno l’idea di poter garantire domini assoluti come nel caso delle leggende prima citate. Anche se in realtà dei buoni prospetti, come Muguruza e Svitolina, possono esserci, quello che regna nel mondo femminile è un’idea di scarsa fiducia nella continuità di prestazioni. Gli exploit di giocatrici come Ostapenko e Stephens restano tali per il momento, hanno fornito storie fantastiche da raccontare nel momento in cui sono venute fuori; ma non sembrano l’inizio del percorso di campionesse, quanto più un sintomo più che evidente di debolezza del vertice del tennis femminile.

Il paragone imbarazzante

Il tutto paragonato a un mondo avvincente e saturo di campioni come quello attuale maschile, dove le sfide sono sempre occasione di grande coinvolgimento e attenzione da parte di tutti. I maschi riescono dove le donne non riescono: il talento del campione va oltre la condizione fisica. Nonostante eventuali problemi fisici, i maschi danno sempre l’idea di esserci e di garantire il loro livello di tennis: ispirano fiducia e certezza. Lo stesso non si può certo dire del tennis femminile, dove in generale vince l’incertezza del risultato e della prestazione.

Le cause

Tutto questo perché il tennis, come tutti gli altri sport, è fatto di cicli e il ciclo di tenniste attuale è troppo debole. La Halep e la Pliskova sono costanti ma non hanno dalla loro il talento, il colpo decisivo; nonostante ciò, e nonostante l’assenza di titoli slam, entrambe quest’anno sono state alla numero 1. Muguruza è dotata di grandi exploit e ha effettivamente vinto slam, ma dal canto suo è poco continua. Venus Williams è ormai al termine della carriera e non è da prevedere alcuna crescita rispetto a quest’anno. Kerber sta pagando a caro prezzo lo scotto di un 2016 fantastico con prestazioni di bassissimo livello. Svitolina è la più giovane di queste e delle buone prospettive ce ne possono essere, ma ancora non ha vinto slam. E attorno a queste gravita una serie di mediocri  giocatrici che però sono in grado di sfruttare le varie mancanze che queste offrono.

Colpe?

Bisogna però fare attenzione a essere chiari nella terminologia da adottare: si deve parlare di cause non di colpe. Il momento attuale del tennis è così perché questo è quello che passa in convento. Non è colpa del sistema di creazione del ranking, non è colpa delle giocatrici, non è colpa di chi queste giocatrici allena. Non è colpa di nessuno in generale. L’imprevedibilità e l’incertezza di un dato momento di uno  sport non deve essere vista come un qualcosa di negativo. Chi ha detto che avere campioni è una necessità? Forse a livello di giornalismo e audience sì, ma questo non può assumere un carattere generalizzante. Quindi diventa assurdo parlare di colpe. È così e basta.

Passerà

In ogni caso è solo un momento, passerà. Il fatto di esserci abituati bene in passato ci rende ansiosi di un immediato cambiamento. Ma come sempre ci vuole tempo. Le Navratilova e le Graf non nascono tutti i giorni. I bei vecchi tempi torneranno e ricominceremo a vedere il tennis femminile con lo stesso interesse con cui lo guardavamo un tempo. All we need is just a little patience.

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