Theresa May e l’arte della consegna

Voleva essere la prima Primo Ministro donna del Regno Unito, è stata la seconda e sta guidando il paese in un momento storico

Non in molti fuori dal Regno Unito conoscevano Theresa May prima dell’11 luglio 2016. In questi mesi, invece, il suo nome è conosciuto praticamente da tutti nel mondo. Theresa May è la donna che sta mettendo in pratica il volere dei cittadini britannici. Theresa May sta “consegnando” il compito che le è stato affidato.

La sua carriera politica, però, è stata di una certa rilevanza da ben prima della Brexit.  L’attuale PM britannico ha cominciato la sua carriera politica nel 1997 quando è stata eletta nella circoscrizione di Maidenhead. Prima di allora aveva lavorato nella Bank of England e aveva provato ad essere eletta nella House of Commons nel 1992 e 1994 fallendo in entrambi i casi.

Dal 1999 al 2010 ha ruoli in tutti gli Shadow Cabinet, ovvero i gruppi parlamentari di opposizione con mansioni analoghe a quelle dei ministri in carica. Dal 2002 al 2003 è Chairman del partito conservatore e avverte i suoi colleghi: “sapete come ci chiamano? Il partito cattivo (nasty). Nel 2010 diventa Ministro degli Interni e mantiene la carica fino al 13 luglio 2016 eguagliando il record di James Chuter Ede ministro dal 1945 al 1951.

Il personaggio

La vita di Theresa May non è stata sempre facile. Nel 1981 il padre muore in un incidente automobilistico e dopo solo un anno viene a mancare anche la madre, affetta da sclerosi multipla. Dopo essersi sposata nel 1980 con Philip May ,un compagno di università ad Oxford, scopre di non poter avere figli.

Nonostante questo Theresa May è considerata una donna forte ed una politica esemplare con una missione chiara: portare a termine i propri compiti. 

In Inglese esiste il verbo “to deliver” che noi possiamo tradurre con “consegnare”. Theresa May ha affrontato il processo che l’ha portata ad innescare l’articolo 50 con questo verbo scolpito nella testa: deliver.

In un video del 1995 – il secondo che trovate in questa pagina al minuto 1.19 – la May dice qualcosa che la distingue particolarmente come personaggio politico. 

“Una delle emozioni umane più pericolose è l’aspettativa non soddisfatta. Oggi il mondo non è un posto più sicuro, è un posto più incerto e l’incertezza è pericolosa”

Il Guardian sottolinea come il suo essere una figlia unica di un Reverendo, Hubert Brasier, cresciuta nella zona rurale dell’Oxfordshire le abbia insegnato un grande senso di responsabilità. Il suo “Brexit means Brexit” è stato interpretato in migliaia di modi ma non era altro che il suo modo di vedere le cose, molti bianchi e neri, pochi grigi.

Nonostante questo chi le sta intorno la definisce come una donna forte con la quale non sempre è facile lavorare, ma anche con una persona attenta e disposta ad ascoltare le opinioni degli altri.

She is a bloody difficult woman

La campagna per La Brexit

Nel suo libro Unleashing Demons: The Inside Story Of Brexit, Sir Craig Oliver, ex capo della comunicazione per Cameron, ha rimproverato la May per non aver aiutato l’ex primo ministro nella campagna per il Remain solo per favorire la sua carriera.

Effettivamente Theresa May non ha partecipato attivamente alla campagna della Brexit nonostante fosse contraria all’uscita dall’Unione Europea.

Il Guardian aveva pubblicato un audio di una conferenza di Goldman Sachs dove la May spiegava i rischi soprattutto economici di una uscita dal mercato unico, schierandosi a tutti gli effetti per il Remain.

Il 23 giugno 2016, però, i britannici hanno votato per il Leave. David Cameron si è dimesso e nel partito conservatore è cominciata la lotta per diventare segretario e dunque Primo Ministro.

E Nigel, che di lì a poco si sarebbe defilato, era felicissimo,

Il 30 giugno Theresa May si è candidata insieme ad Andrea Leadsom e Liam Fox.

Prima di lei si erano fatti avanti Stephen Crabb e Micheal Gove. Quest’ultimo non era atteso fra i contendenti e ha anche fatto una mossa alla House of Card contro il personaggio favorito dai bookmakers, Boris Johnson, che alla fine non si è candidato

Il 5 luglio Liam Fox perde al primo voto e Crabb si ritira offrendo il suo sostengo a Theresa May. Il 7 luglio esce di scena Micheal Gove. L’11 luglio Leadsom si ritira dalla corsa lasciando la vittoria a Theresa May.

Governo e Brexit

Il 13 luglio Theresa May diventa la nuova Primo Ministro, la seconda donna dopo Margaret Thatcher. La sua amica Pat Frankland ha raccontato che Theresa ci era rimasta abbastanza male quando la Thatcher era stata eletta, impedendole di raggiungere il primato.

Nel suo primo discorso da PM la May ha ringraziato David Cameron elogiando le sue politiche sociali. Soprattutto ha sottolineato quanto fosse importante la parola unione

“Il nome completo del mio partito è “Conservative and Unionist party” e quella parola Unionist è molto importante per me. Significa che crediamo nell’Unione, il prezioso prezioso legame fra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del nord. Ma significa che crediamo nell’Unione non solo delle nazioni del Regno Unito ma di tutti i nostri cittadini, ognuno di noi, chiunque noi siamo, ovunque noi siamo.”

Non a caso una delle prime mosse da Primo Ministro è stata quella di andare in Scozia, ad incontrarsi con Nicola Sturgeon, per cercare di mantenere coesa l’Unione, obiettivo che ad oggi non sembra ancora assicurato.

Brexit significa Brexit

Da subito Theresa May ha esposto la sua visione sul voto dei britannici. “Brexit means Brexit and we are going to make a succes of it”. Nello stesso discorso la May ha ricordato ancora l’importanza dell’Unione e della coesione dell’Uk per consegnare al paese un futuro migliore. Qualcuno ha anche scherzato su questo approccio.

Brexit Meme

Stronger Together

Ovviamente tutte le promesse non possono essere mantenute, soprattutto dal punto di vista economico

Theresa May ha però affrontato l’opposizione con fierezza e senza mai mostrare segni di cedimento. Quel suo modo di pensare che l’incertezza sia pericolosa la ha portata a fare quello che le era stato richiesto, far uscire il Regno Unito dall’Unione Europea.

La diabolica risata in faccia a Jeremy Corbyn ha scatenato il web

Le ultime due settimane

Nelle ultime due settimane la May ha affrontato due grandi episodi, uno atteso l’altro no. Mercoledì 22 marzo l’attentato a Westminister ha scosso l’Inghilterra e il mondo nonostante un numero ridotto di morti e feriti. Subito dopo la Premier ha detto che i londinesi avrebbero ripreso la loro vita come sempre. 

“We are not afraid”

(AFP PHOTO / POOL / RICHARD POHLE (Photo credit should read RICHARD POHLE/AFP/Getty Images)

Il mercoledì dopo Theresa May ha firmato la lettera di notifica dell’articolo 50 del trattato di Lisbona. Con la sua consegna al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, la Brexit ha avuto davvero inizio.

L’arte della consegna

Non vogliamo entrare nel merito della decisione presa dai cittadini britannici. La May ha ammesso che la campagna per il Leave aveva fatto promesse non mantenibili. Anche nell’intervista linkata sopra la sua risposta è glaciale.

“Siamo oltre al referendum, siamo al punto in cui bisogna metterlo in pratica”

 Indubbiamente l’economia del Regno Unito non sta attraversando il suo periodo migliore, ma non sappiamo davvero cosa accadrà a lungo termine. 

Quello che sappiamo è che il partito Conservatore per attraversare questa fase si è affidato ad una donna che vede l’incertezza come pericolosa e che ha ben chiaro in testa il concetto e il significato di “deliver”. 

Adesso il suo compito si farà ancora più arduo. Bisogna mantenere insieme i paesi dell’Unione e affrontare tutto quello che verrà quando il processo Brexit sarà finito entro due anni.

Theresa May, però, sembra un tipo vecchio di politico, talmente vecchio da sembrare nuovo. Poche dichiarazioni fuori luogo, poco spazio a spettacolini o narrazioni monumentali. Se c’è del lavoro da fare va fatto e, nel caso della Brexit, la May ha finito la prima parte della sua consegna. Ora, fino al 2020 ci sarà lei al comando.

Essere i secondi in qualcosa non è mai troppo gratificante. Ma la seconda Primo Ministro donna del Regno Unito difficilmente verrà dimenticata dalla storia.

Matteo Gabbrielli

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