Tocqueville e la democrazia

Cosa possiamo trarre dall’analisi tocquevilliana

Ne La democrazia in America, Alexis de Tocqueville scavò a fondo nelle contraddizioni della società americana. L’opera del 1835 fornisce ancora oggi validi strumenti per intendere la condizione patologica delle democrazie odierne.

Virtù civica e omogeneizzazione

La democrazia, sosteneva Alexis de Tocqueville, sollecita un’inesauribile energia e promuove un’intensa attività sociale. Nella sua opera più nota e rilevante, La Democrazia in America, il filosofo francese sottolineava il legame indissolubile, intrinseco alla società americana, tra le istituzioni democratiche ed una diffusa e consolidata virtù civica. Nei cittadini americani, partecipi della cultura democratica derivante dalla Costituzione del 1789, Tocqueville aveva rilevato la convinzione che la ricerca del proprio benessere fosse intimamente connessa alla realizzazione del benessere generale della società. La consapevolezza di essere partecipi attivi e indispensabili del progresso reale di tutti i cittadini, costituiva dunque per lo storico parigino il fondamento della virtù civica americana.

Ne La Democrazia in America, Tocqueville descrisse in modo impeccabile sia gli aspetti virtuosi sia i difetti della democrazia. L’opera del 1835 costituisce ancora oggi un valido strumento per misurare le condizioni di una società democratica. L’aspetto più rischioso della democrazia è costituito, secondo il francese, dal distruttivo connubio tra la tirannia della maggioranza e i tendenziali processi di omogeneizzazione della società. In realtà, nell’opera tocquevilliana, i secondi sono descritti come una conseguenza della prima. In sintesi, la maggioranza si rende interprete unica dei principi e dei valori sui quali poggia l’identità del corpo sociale. Così facendo, essa spinge tutti verso l’accettazione, almeno formale, dei suoi principi e dei suoi orientamenti. Ne consegue un tendenziale livellamento ed eguagliamento tra i cittadini, che finiscono per perdere la propria individualità dissoltasi nella società. 

Realtà a confronto

Ora, individuare coerentemente gli stessi aspetti perversi della democrazia nella realtà odierna costituirebbe un impegno impossibile da assolvere in breve tempo. Comunque, dalla speculazione tocquevilliana è possibile trarre qualche spunto utile per una riflessione di questo tipo, pur sintetica e forse superficiale. Nel processo di involuzione delle società democratico-egualitarie, Tocqueville assegna un ruolo determinante alla spinta verso l’industrializzazione della realtà sociale. Essa, afferma il francese, incentiva la formazione di un unico potere politico, centralizzato e sempre più radicato in ogni aspetto dell’attività sociale. Questa tesi si consolida nel fatto che l’estesa organizzazione dei mercati, connaturata allo sviluppo industriale, presupponga un complesso apparato burocratico-amministrativo, influente su tutto il territorio nazionale.       

Nella democrazia statunitense dell’800, in sintesi, omogeneizzazione della società civile e industrializzazione erano l’una indissolubilmente legata all’altra. Tocqueville, a questo proposito, parlò di “svuotamento della personalità” degli individui. Senza soffermarsi sulla forza e sull’intensità dei termini tocquevilliani, non vi sono dubbi sul fatto che, per certi aspetti, le sue considerazioni rispecchino la realtà odierna. Vi è, in questo senso, un’ulteriore considerazione da fare. Nell’America ottocentesca, Tocqueville poteva parlare di una sostanziale accettazione passiva delle condizioni politico-sociali da parte degli individui. Nella realtà descritta dal filosofo francese, non si trovano però indicazioni precise riguardo alla perdita di consapevolezza da parte del corpo sociale della realtà di cui esso era partecipe.

Consapevolezza, religione e valori fondanti

Certo, quella società americana “omogeneizzata” ed “industrializzata” restituisce l’idea di una consapevolezza ammansita, forse sopraffatta dal superficiale appagamento che essa era in grado di offrire ai cittadini. Ma si tratta di una consapevolezza comunque presente e pronta a risvegliarsi. Ne è una conferma la considerazione di Tocqueville a proposito della necessità di rendersi conto di ciò che impedisce all’uguaglianza di “degenerare in servitù politica“. La differenza tra la società americana ottocentesca e la società occidentale odierna sta nello strumento identificato dal francese per arginare la degenerazione della realtà politico-sociale. La religione, considerata come origine della “vera energia innovatrice dell’uomo”, era per Tocqueville il più efficace argine alla riduzione degli individui ad una massa omogenea e passiva. 

Non è difficile convenire sul fatto che, nella società secolarizzata e laicizzata di oggi, la religione non sia più in grado di ricoprire un ruolo di questo tipo. Si pone insomma il problema di individuare quale rimedio sia efficace per la realtà politico-sociale di oggi, affetta dalle stesse patologie della società americana ottocentesca, forse in misura oltremodo accentuata. Si manifesta la necessità di ridefinire cause e origini della degenerazione del contesto socio-politico attuale. L’analisi tocquevilliana della democrazia americana dell’800 può, in questo senso, costituire un ottimo punto di partenza. Ma chiunque volesse cimentarsi in un’indagine di questo tipo, dovrà fare i conti con una realtà animata da valori indiscutibilmente diversi da quelli di allora.

Persa la certezza del fondamento religioso della società, insomma, è necessario ricostruire la base di principi e valori su cui essa poggia. Solo dopo aver svolto un’indagine di questo tipo, ardua quanto insidiosa, sarà possibile tentare di individuare validi aneddoti alla condizione patologica della democrazia odierna.   

 

Luca Mercanzin

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