Totti e l’Urbe : t’ho amato sempre, non t’ho amato mai

E’ il 6 Marzo 1994. Al 46′, nella Roma sotto di un gol nel derby contro la Lazio, entra un giovane diciassettenne. Francesco Totti fa il suo esordio nella stracittadina, con il numero 7 sulle spalle. Quel derby sarà perso dalla Roma per 1 – 0, con Giannini che si fa parare un rigore da Marchegiani.

E’ il primo approccio del capitano giallorosso a una delle partite più importanti e sentite nel calcio.  Sono passati più di 23 anni e da allora Totti ha giocato tanti derby ed è diventato il simbolo di una città. Tuttavia un simbolo di una città divisa, un amore corrisposto solo da una metà, quella romanista. Dall’altra solo indifferenza misto a disprezzo. Un coacervo di sentimenti che nella partita più sentita dell’Urbe, forse dell’intera stagione, aggiunge una diversa sfaccettatura alla figura della bandiera giallorossa.

 

Amore che vieni, amore che vai

Storia dei derby di Francesco 

Da quel primo derby del ’94, Francesco Totti gioca altri 43 derby tra Campionato e Coppa Italia. Basta fare un giro sulla pagina di Wikipedia dei Derby del Cupolone per capire la rilevanza avuta dal capitano giallorosso. Primo per presenze (43) e per gol fatti (11, insieme a Dino Costa) nella storia della stracittadina.

Essendo diventato, fin da subito il simbolo di questa squadra e della città della quale sente forte l’appartenenza, le partite potevano solo elevarsi o a trionfali successi oppure a brucianti sconfitte.  Allora via a creativi sfottò oppure a psicodrammi esemplari.

Trionfali successi

Come il primo gol al derby, segnato in un incredibile rimonta che finisce 3-3, nel novembre del ’98. L’esultanza è sfrenata: corre sotto la curva Sud togliendosi la maglia e mostra una t-shirt con la scritta ‘Ragazzi carica!’. La stagione successiva, dopo un altro gol alla Lazio, Totti a fine partita mostra la maglia con la scritta ‘Vi ho purgato ancora’.

 

Licenza poetica

L’11 marzo 2002 il Capitano segna la rete del definitivo 5-1 giallorosso con un pallonetto da fuori area. L’esultanza questa volta è per la sua futura sposa Ilary Blasi, festeggiata con la maglia ‘6 unica!’. Il 21 aprile 2004, dopo aver segnato su rigore, Totti corre verso un operatore tv, si siede al suo posto e inquadra i tifosi con la telecamera.

Strapotere tecnico 

Il 13 marzo 2011 sigla la prima doppietta della sua storia alla Lazio. Fino all’esultanza dell’11 gennaio 2015 che ha fatto il giro del mondo: a 37 anni compiuti segna due gol, diventando il miglior marcatore di tutti i tempi nei derby di campionato con 11 reti realizzate. La gioia per il secondo gol, una splendida rovesciata, viene seguita da un selfie sotto la curva, con i tifosi sullo sfondo.

Quando l’età è solo un numero

Brucianti sconfitte

Le sue esperienze però non sono state solo positive, anzi. A seguito del derby giocato oggi, nel quale è entrato a metà del secondo tempo e non riuscito a risollevare le sorti di una partita indirizzata male, il suo totale recita 15 vittorie 12 pareggi e 17 sconfitte. Sempre in questa stagione c’è stata la delusione dell’eliminazione nel derby di Coppa Italia. Senza dimenticare l’apice degli psicodrammi romanisti con la finale di Coppa persa nel derby del 26 Maggio 2013.

I contra di essere capitano, romano e romanista

Queste montagne russe emotive hanno sempre caratterizzato l’essere capitano di Totti. E se in alcuni frangenti, all’apice, hanno trasformato il capitano giallorosso nel mattatore della stracittadina, in altri, nei periodi down, hanno creato un senso di sconforto e impotenza fuori dal normale.

Odi et amo

Da dove arriva quindi “l’odio”, l’indifferenza, il non voler riconoscere il valore indiscusso di un calciatore ? Semplice rivalità calcistica per uno dei simboli dell’odiata rivale ? Oppure questo astio nasconde una ragione e una motivazione più profonda?

Sicuramente, a livello calcistico, il capitano e la bandiera della squadra rivale cittadina non può godere di un giudizio oggettivo. E’ inevitabile il disprezzo verso quel simbolo per depotenziarlo e demonizzarlo da un punto di vista calcistico.

Tuttavia Totti non è solo il simbolo della AS Roma: nel corso degli anni, a livello mediatico e internazionale diventato lo stemma di Roma come città e della romanità. Da essere considerato l’ottavo Re di Roma ai collegamenti con i gladiatori.

E nel suo essere totalmente part ed espressione dell’Urbe, Totti massimizza anche quelli che sono gli aspetti negativi della sua figura.

Quando Totti sbaglia, sbaglia Roma; quando Totti cade, cade Roma. E nella sua carriera momenti in cui il suo essere veracemente romano ha preso il sopravvento ed è sfociato in gesti e comportamenti che hanno gettato cattiva luce su di lui e su quello che rappresenta.

The dark side of the Moon

Questo peso e questa responsabilità affligge il capitano giallorosso come giocatore ma tanto più, anche una parte della città che men che mai vorrebbe essere rappresentata da questa figura.

In contrapposizione a questa ingratitudine c’è la parte di venerazione che invece gli riserva il suo popolo, il suo tifo. Anche qui, il tutto trascende il semplice gesto tecnico in campo, la vittoria con la squadra. Diventa rappresentazione di un popolo che vede in Francesco questa figura mistica.

E’ anche la romanità bella e affascinante quella che esalta il capitano giallorosso. La romanità dell’amore verso una città che non è un luogo di vita, bensì è LA VITA. Quello che l’ha spinto a vestire sempre gli stessi colori. Quello che l’ha spinto nel 2005 a riempire le scalinate di Santa Maria in Aracoeli sposando Ilary Blasi in diretta Sky, dando poi il ricavato in beneficenza al canile di Porta Portese.

Cerimonie sobrie

Tutto finito (?)

Quello giocato oggi, poco meno di 20 minuti, potrebbe essere l’ultimo derby giocato da Totti. E’ arrivata la sconfitta per 1-3 per la sua Roma, sconfitta che può creare problemi per la posizione in campionato e per le ultime fondamentali partite.

Eppure quest’addio sembra lasciare un po’ l’amaro in bocca. Non per la sconfitta in sé, ma sembra una conclusione ingiusta per questa relazione “Totti-derby di Roma”, che sia da un lato che dall’altro ha scritto pagine di storia. Quest’addio un po’ in sordina, come un partecipante qualsiasi è il suo lascito ad una partita che sentirà la sua mancanza.

Un finale discordante che però rappresenta bene quello che questo personaggio è stato per la città: uomo, eroe, nemico, gladiatore, impostore, salvatore.

Roma l’ha fatto diventare il proprio simbolo e Francesco Totti non potrà mai smettere di esserlo.

Alessandro Viglione

 

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