Donald Trump tra cambiamento e opportunismo

Tra cambiamento e opportunismo

Nel suo primo discorso davanti al Congresso, Donald Trump ha assunto un atteggiamento conciliante e contenuto. Ma l’analisi delle sue parole sembrerebbe dimostrare che, da parte sua, non ci sia una reale volontà di cambiamento.

Donald Trump durante il suo primo disorso davanti al Congresso
Donald Trump tiene il suo primo discorso davanti all’assemblea del Congresso degli Stati Uniti d’America. Washington DC, 28 febbraio 2017

Davanti al Congresso

Martedì 28 febbraio, Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America. Per la prima volta, a circa 40 giorni dall’insediamento, il Tycoon si è esposto davanti all’organo legislativo della federazione statunitense. Com’era prevedibile, anche in quest’occasione il suo atteggiamento ha stupito buona parte dei commentatori e degli analisti. Ma, ad offrire nuovi spunti di riflessione, questa volta non sono stati i suoi toni poco diplomatici. Tutt’altro: Donald Trump, davanti al Congresso, si è sforzato di mantenere toni -prevalentemente- concilianti e contenuti. Questi lascerebbero presagire una volontà da parte sua di “normalizzare” i rapporti con l’esterno.  

Inversione di tendenza

Innanzitutto, si può dire che, l’atteggiamento assunto dal Presidente Usa davanti all’assemblea, sia frutto di una strategia mirata per quanto riguarda i rapporti con i suoi interlocutori. Donald Trump, in questo senso, ha saputo sfruttare un’occasione ufficiale e di sicuro rilievo mediatico per dimostrare di non voler essere a tutti i costi “solo contro tutti”. Ed è anche probabile che avesse previsto già diverso tempo addietro la necessità di calmare le acque attorno alla sua figura irrequieta e imprevedibile. In effetti, non è certo che il Tycoon manterrà questo atteggiamento con costanza da qui in avanti. Ma questo restyling di comportamento potrebbe funzionare come deterrente contro le previsioni più pessimistiche sulle conseguenze delle sue scelte politiche.

Interrogativi dovuti

La riflessione rispetto all’atteggiamento di Donald Trump di martedì sera, però, non può e non deve fermarsi al futuro dei suoi rapporti con l’esterno. Altrettanto rilevante, infatti, è il contenuto vero e proprio del suo discorso al Congresso. In questa dettagliata analisi, il Washington Post sottolinea -già nel titolo- come le esternazioni del Presidente meritino di essere prese seriamente in considerazione. L’autore dell’analisi, nello specifico, invita a chiedersi se, martedì sera, Trump abbia lanciato o meno reali segnali di cambiamento. E a prendere in considerazione il fatto che la risposta a quella domanda possa rivelarsi positiva. 

Aperture sorprendenti

Primo aspetto rilevante del discorso di martedì, secondo l’analisi di WP, è quello dell’immigrazione e del discusso muslim ban. Donald Trump si è infatti detto disposto a rivedere l’inclusione dei cittadini iracheni nella legge anti-immigrazione. E non ha nemmeno escluso di poter considerare, in futuro, il raggiungimento di un non meglio specificato “compromesso sull’immigrazione” che includa qualche forma di legalizzazione. Il Tycoon ha poi espresso con chiarezza il sostegno degli Usa alla Nato. Inoltre, ha promesso il proprio impegno a supportare le istituzioni internazionali. Atteggiamento, questo, che cozza in pieno con la retorica di sfiducia che The Donald aveva finora mantenuto nei confronti delle organizzazioni sovranazionali.

Nessuno stravolgimento 

In realtà, le aperture sopra descritte difficilmente possono essere considerate come veri e propri segnali di rivoluzione della Trump’s policy. Nella sostanza, infatti, il muslim ban cambierà di poco e lo farà principalmente in quanto non includerà l’Iraq tra le Nazioni interdette. C’è poi la questione del muro con il Messico, rispetto alla quale l’unico reale passo indietro del Tycoon riguarda l’ipotesi che sarà il Messico stesso a sostenerne i costi di realizzazione. Le aperture del magnate newyorkese si sono rivelate, insomma, piuttosto limitate. Ma, sempre secondo il Washington Post, hanno avuto un preciso scopo. Ovvero evitare che le strategie razziste ed ultraconservatrici di Steve Bannon possano distruggere gli equilibri della sua presidenza. E, di conseguenza, decretarne la fine.

Cambiamento di facciata

Questa ipotetica svolta nell’atteggiamento di Donald Trump si rivela, dunque, una rivoluzione solo “di facciata”. La necessità di non essere affondato dalla pressione mediatica, ha spinto il Tycoon ad assumere posizioni più moderate su alcune questioni fondamentali. Ma, come sottolinea la già citata analisi del Washington Post, da parte sua non c’è nessun reale ripensamento di carattere politico o ideologico. Rimangono infatti sostanzialmente invariate tutte le prerogative che hanno tradotto la rabbia di milioni di cittadini statunitensi in voti per il candidato repubblicano. Ora, resta da vedere in che misura Trump e i suoi collaboratori cercheranno di arginare gli attacchi esterni in futuro. L’analisi del discorso di martedì, ha fornito una certezza: il vero Donald Trump è quello arrogante e menefreghista della campagna elettorale. Ma l’opportunità politica potrebbe fargli assumere, talvolta, posizioni meno intransigenti. Solo in apparenza.

Luca Mercanzin

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