Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno discusso al summit del 15 febbraio

Trump e la questione israelo-palestinese

L’influenza del Tycoon su una questione cruciale

Donald Trump sta dimostrando scarso interesse per le convenzioni. In un mese di presidenza, è più volte incorso in affermazioni azzardate, talvolta in vere e proprie gaffe. Ma questa tendenza inizia a rivelarsi ben poco adeguata al suo ruolo.

Mappa dei confini tra Israele e Palestina
Una mappa sulle conseguenze delle guerre israelo-palestinesi in termini territoriali (fonte: www.treccani.it)

Fuori dagli schemi

Che Donald Trump sia un Presidente “fuori dagli schemi” è assolutamente indubbio. Sin dal periodo di campagna elettorale, il Tycoon non si è sprecato a seguire protocolli o codici di comportamento. Non si è curato di assumere atteggiamenti che, in qualche modo, avrebbero potuto legittimarlo nella sua inedita maschera politica. Al contrario, non si è discostato di un millimetro dal personaggio pubblico – tendenzialmente controverso – che gli americani si sono abituati a riconoscere in lui.  E, probabilmente, questo atteggiamento è stato una delle armi vincenti per la sua ascesa verso la Casa Bianca.

Diplomazia, gaffe e ironia #social

Ma la veste anti-establishment, orgogliosamente indossata da The Donald, inizia a rivelarsi effettivamente inadeguata. Soprattutto se si guarda alle occasioni che al Presidente USA avrebbero richiesto un minimo di savoir faire diplomatico. Basti pensare alla telefonata con la Presidente di Taiwan che aveva costituito una potenziale violazione del principio “una sola Cina“. Ancora, assume quasi i caratteri del grottesco la vicenda intercorsa con la Svezia. In un discorso sulla necessità di rinforzare la sicurezza nazionale, Donald Trump ha fatto riferimento ad un presunto attentato nella “tranquilla, pacifica Svezia”. Attentato in realtà mai avvenuto e la cui ipotesi ha scatenato l’ironia degli svedesi sui social.

Rischi reali

Le occasioni d’imbarazzo per il Tycoon sopra descritte, più che destare reali preoccupazioni possono strappare qualche sorriso. E alimentano il focolare della satira di tutto il mondo. Ma, in altre occasioni, l’ostentato anticonformismo diplomatico di Trump rischia di diventare preoccupante e pericoloso.  Una di queste è il primo summit tra The Donald e il Premier israeliano Benjamin Netanyahu. Dove Trump ha liquidato il principio “due Stati, due popoli“. Questo principio, risalente agli accordi di Oslo del 1993, caratterizza da decenni il dibattito sulla risoluzione della questione israelo-palestinese.

Conseguenze sul campo

Assumendo questa posizione, Donald Trump ha offerto una prerogativa preziosissima a Benjamin Netaniahu. Lo ha fatto in merito alle scelte che il Premier israeliano farà in futuro sulla questione. Perché la soluzione “a due Stati”, è l’obiettivo della counterpart palestinese. Questa, infatti, rivendica la possibilità che il proprio popolo eserciti la sovranità nel territorio che abita da secoli. Per Netanyahu, invece, l’intento è quello di limitare il meno possibile la propria sovranità. E una limitazione si verificherebbe nel caso in cui avvenisse in definitiva la formazione di uno Stato palestinese. Ma con la dichiarazione di Trump, la soluzione a due Stati non sarà più condizione imprescindibile. Soprattutto in virtù dell’elevatissimo peso che la posizione del Presidente USA esercita sulla questione.

Questione delicata

Il fatto di aver trascurato un principio che è il risultato di accordi internazionali, va tutto a conferma dello scarso rispetto che Trump nutre nei confronti delle istituzioni e delle convenzioni sovranazionali. Nel caso specifico, l’elemento preoccupante sta nel fatto di aver liquidato in modo tanto superficiale una questione sulla quale il Presidente degli USA esercita convenzionalmente e da decenni un ruolo cruciale. Peraltro una questione, quella israelo-palestinese, non di certo marginale, che consiste nella coesistenza di due popoli di cultura e religione diverse in una stessa porzione di territorio. E che, soprattutto, si è tradotta in vari momenti storici in veri e propri conflitti armati, con gli ingenti costi umani e sociali (per non parlare di quelli economici) che ne conseguono.

Prevenire è meglio che curare

Dopotutto, l’ipotesi che Donald Trump non disponga di alcune fondamentali caratteristiche che la carica da lui assunta necessariamente richiede è stata sin da subito prospettata da molti analisti e commentatori. È evidente, però, che questo aspetto della personalità del Tycoon non abbia influito sulla scelta fatta dagli elettori statunitensi. A questo punto, potrebbe rivelarsi fondamentale la capacità di alcuni dei componenti del Trump’s cabinet di arginare l’imprevedibilità del Presidente. Ed è auspicabile che siano in grado di farlo nelle occasioni in cui il suo comportamento potrebbe produrre conseguenze imprevedibili.   

Luca Mercanzin 

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