Vaccini e altri miti da NON sfatare: perché continuare ad affidarsi alla Scienza

“I miei tre figli di 6, 8 e 10 anni sono sovrappeso. Da piccoli, visto che lavoravo molto, li ho fatti seguire da una bambinaia per alcune ore al giorno: ecco, credo che levando i bambini alle babysitter si risolva il problema dell’Obesità Infantile!”  

La comunicazione in ambito medico-scientifico: ciascuno può dire la sua?

Come avrete intuito, la citazione di apertura non è altro che una provocazione. Ma pensate se iniziassi a sostituire il termine “sovrappeso” con “affetti da autismo” e l’essere seguiti dalla bambinaia con, una cosa a caso, “i vaccini”, cosa ottengo?  Uno dei dibattiti che più colpisce l’opinione pubblica in questi ultimi 20 anni.

In ambito medico-scientifico, qualsiasi affermazione o deduzione deve essere sostenuta da prove, in gergo “evidenze”, che giustifichino le conclusioni a cui l’autore è giunto.

Ogni evidenza, in base al contesto e alle modalità in cui viene verificata, ha un proprio peso specifico importante: osservare un fatto in un gruppo di mille persone è molto più “forte” che osservarlo in un gruppo di dieci. E’ statistica, baby!

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L’articolo originale (ritrattato dalla stessa rivista) di Wakefield da cui è partita la campagna antivaccinale. Vi invito a controllare il numero di bambini “studiati”.

Questo è ben noto alla Comunità Scientifica la quale si è data, già da diversi decenni, delle regole precise sulla comunicazione di dati di interesse medico-scientifico. La letteratura in questo campo, infatti, è molto florida ed è ormai diventata il metro di giudizio con cui viene valutato il lavoro di un ricercatore.

Quanti più articoli usciranno a tuo nome, quanto più le riviste in cui pubblichi sono riconosciute come importanti dai tuoi colleghi e quante più citazioni avranno i tuoi lavori, tanto più verrà considerata rilevante la tua attività di lavoro e ricerca. Mi direte, basterà pagare le riviste migliori per accrescere il proprio status, no?

No, perché tutti i lavori presentati alle riviste sono valutati da colleghi che fanno parte dell’editorial board di una determinata rivista e che non conoscono, se non a revisione ultimata, i nomi degli autori di un articolo, onde evitare possibili simpatie o antipatie che possano influenzare il giudizio.

Il dottor Andrew Jeremy Wakefield, primo sostenitore della correlazione tra vaccini e autismo, è autore di 7 articoli scientifici, alcuni (vedasi foto) ritrattati dalle riviste stesse, sul tema. Giusto per farvi capire che la Scienza non chiude le porte a priori davanti a nessuno: analizza, verifica e poi, semmai, com’è successo a Wakefield, boccia.

I vaccini: cosa sono

In questo sintetico ma esaustivo video di #TELOSPIEGO, c’è tutto ciò che potete imparare in 2 minuti sui vaccini.

Non voglio perdere molto tempo in più su questo aspetto, se non per far presente che esiste, dal maggio 2013, un portale online su tutto ciò che riguarda le vaccinazioni: quando, perché, a chi, come e dove farle. Ma non solo: raccoglie testimonianze, dati validati, video e fumetti didattici che aiutano a debellare il virus della malinformazione sul tema.

Si tratta di VaccinarSì, un sito web promosso dal Ministero della Salute e da molte società scientifiche del settore, in primis la Società ITaliana di Igiene (SITI). Il link alla home è il seguente http://www.vaccinarsi.org/ , fateci un giro, sicuramente sarà un investimento per il vostro futuro.

In particolare, cliccate su questo link per leggere il fantastico fumetto di Maki Naro sul mondo dei vaccini.

Il comic di Maki Naro, tradotto in italiano, è intuitivo per tutti, grandi e piccini. Leggetelo: risponderà a tanti vostri dubbi.

L’autismo e i primi risvolti sensazionalistici

La “Questione Report” è solo l’ultima frontiera dell’attacco mediatico sui vaccini.

In primis, ancora una volta, fu l’autismo. Abbiamo già detto che gli studi di Wakefield non hanno trovato conferma nelle osservazioni di nessun altro scienziato al mondo ma allora perché tornano a galla ciclicamente?

Per un motivo sostanziale: i casi di autismo sono effettivamente in crescita nel Mondo. Questo è effettivamente correlato alle vaccinazioni? Nessuno studio lo ha confermato, quindi possiamo serenamente dire di NO.

Mi direte, sì ma allora perché è in aumento l’autismo? Perché siamo diventati più bravi a diagnosticarlo, perché i genitori sono più attenti ai possibili disturbi dei propri figli e perché, udite udite, l’aspettativa di vita, anche al parto, è aumentata negli ultimi decenni.

Volete sapere chi ha contribuito a tutto ciò? Proprio i vaccini (insieme agli antibiotici, all’igiene,…).

E la storia di Report?

La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci ha recentemente spostato l’obiettivo della critica ai vaccini dalla psicosi “autismo” a quella “Papilloma Virus (HPV)”. La puntata incriminata è andata in onda il 17 aprile scorso e la trovate qui.

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Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.

Il conduttore parte da un buon presupposto “noi non discutiamo l’efficacia dei vaccini” ma fa passare dei concetti profondamente fallaci.

  1. Le segnalazioni alla farmacovigilanza le possono fare solo i medici. FALSO. Ciascun cittadino, operatore sanitario o meno, può inviare una segnalazione anonima di presunta/reale reazione avversa ad un farmaco/vaccino. Basta collegarsi su https://www.vigifarmaco.it/. Su cosa possiamo discutere? Sulla scarsa informazione al paziente su questi argomenti.
  2. I vaccini per l’HPV sono stati approvati a “cuor leggero” dall’agenzia europea del farmaco (EMA) e non ci sono dati sufficienti di studi clinici sugli eventi avversi. NON DOCUMENTATO. Qualsiasi farmaco immesso in commercio è stato testato su una coorte limitata di pazienti (nell’ordine delle centinaia mediamente). Alcuni eventi avversi, anche gravi, possono essere documentati solamente dopo mesi, se non anni, di conoscenza pratica del farmaco. E’ un aspetto critico che vale per ogni farmaco, non solo i vaccini.
  3. Non vi sono evidenze che i vaccini per l’HPV riducano il rischio di tumore. FALSO. Vi sono dati a lungo termine che dimostrano come vi sia una riduzione del 90% delle infezioni nelle pazienti vaccinate.
  4. Vanno studiati meglio gli effetti, soprattutto in termini di sicurezza, dei vaccini per l’HPV. VERO MA SCONTATO. La Comunità Scientifica lavora quotidianamente su questi temi, come dimostrato anche dagli esperti (chi più, chi meno) interpellati da Report la quale, nonostante le critiche, ha avuto il merito di porsi dei dubbi.

Le case farmaceutiche sono il Male?

Le case farmaceutiche sono aziende e, in quanto tali, devono produrre utili. Da questo non si scappa.

Una grande azienda investe 15-20 anni di tempo e almeno 500 milioni di dollari prima di immettere in commercio un medicinale. Costi elevatissimi che, talvolta, potrebbero essere inutili: vi basti pensare che è sufficiente un minimo intoppo in una delle fasi di produzione/sperimentazione per bloccare l’investimento totale.

Il gioco, comunque, vale la candela. Le prime 10 aziende farmaceutiche per fatturato, infatti, si dividono oltre il 40% del mercato farmaceutico globale il quale, per il 2016, è stato stimato in un trilione di dollari.

La divisione del mercato farmaceutico 2016.

Questo sembrerebbe giustificare le teorie complottistiche secondo cui i vaccini arricchiscono le tasche dell’industria. Ovviamente lo fanno, ma l’interesse primario delle Big Pharma, tenendo conto del mero guadagno, sarebbe quello di farvi ammalare di quelle malattie per cui venite vaccinati.

Un esempio su tutti: la pertosse. Si tratta di una malattia batterica altamente contagiosa, denominata anche “malattia dei 100 giorni”.

In Canada, alcuni studiosi si sono divertiti a raffrontare il costo della profilassi con quello del trattamento. Il vaccino per la pertosse costa, al pubblico, circa 20$ (in diverse combinazioni con altri vaccini, può raggiungere anche i 70$).

Il trattamento, invece, compresi i costi di ricovero ospedaliero (stimato per il 70% dei casi) può superare, ampiamente, i 3.000$. Per i soli farmaci, in primis antibiotici e cortisonici, siamo nell’ordine dei 100-200$ a paziente.

Siamo ancora sicuri che i vaccini siano, anche economicamente, sconvenienti?

Dove si può migliorare: la strategia comunicativa

E’ ormai assodato come abbiano maggior successo le teorie del complotto rispetto a quelle ufficiali. Questo perché?

Per la poca capacità della Comunità Scientifica di parlare alla gente con un linguaggio semplice. A tutti noi è capitato di dover andare dal medico e vi sfido a trovare una persona che, almeno una volta, non abbia dovuto fare un vero e proprio Atto di Fede.

Un messaggio non capito porta un paziente, o chi gli sta accanto, a rivolgere la propria attenzione a chi sa raccontargli una bella storia, a chi lo sa ascoltare e a chi gli può dare aspettative miracolose.

Da questo punto di vista, il medico deve imparare a scendere dal suo Olimpo di onniscenza per poter essere a contatto con chi ha bisogno.

Lo stesso deve essere fatto (ed in parte si sta facendo) dalle Istituzioni. E’ impensabile che un sito antivax curato dal dott. Tizio, di professione blogger e di hobby complottaro, abbia maggior visualizzazioni di una fonte ufficiale come, che ne so, il Ministero.

E’ come se io, per aggiustare la mia auto, la portassi da un mio amico fruttivendolo con l’hobby dell’automodellismo.

Daniele Mengato 

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