La Valle incendiata

La Val Susa brucia da oltre quindici giorni

 

 

Tutto brucia. Bruciano le case, i boschi, gli animali. Bruciano anni di sacrifici, di ricordi e di serenità. Bruciano, di giorno in giorno, le speranze che questo fuoco risparmi qualcosa.

È da oltre quindici giorni che la Val Susa ha preso il colore del rubino e di notte pare illuminata a giorno. Uno spettacolo senza eguali, che lascia inermi e senza fiato. I volontari dei vigili del fuoco non fanno che lavorare ininterrottamente per spegnere gli incendi: a volte le fiamme sembrano arretrare, ma basta un attimo perché tornino al punto di partenza, azzerando tutto il lavoro svolto in precedenza. E gli agenti atmosferici non aiutano: lo stesso vento che aveva spazzato via lo smog da Torino, ora non fa che alimentare le fiamme, portando un’insolita aria calda in tutta la vallata. Un’aria che puzza di bruciato anche a trenta chilometri di distanza dagli incendi.
Una cappa grigio-giallastra che nasconde gli splendidi paesaggi piemontesi.
Una fitta nebbia che avanza, senza sosta, mangiando tutto ciò che incontra.

Non sembra bastare mai l’aiuto dei pompieri, degli Aib – Corpo dei Volontari Antincendi Boschivi del Piemonte – e dei contadini che cercano di domare le fiamme con qualsiasi mezzo possibile. Il fuoco è un elemento indomabile, e i litri d’acqua rovesciati dai Canadair sembrano gocce d’acqua in un oceano senza fine.

Le polveri sottili hanno raggiunto livelli record e non sembrano voler diminuire: in data 27 ottobre, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ha registrato una concentrazione 7 volte superiore alla soglia massima. Il Presidente della Regione Sergio Chiamparino, che giorni fa aveva formalizzato la richiesta di stato d’emergenza, scrive su Facebook “Siamo in emergenza dal 5 Ottobre […] e continueremo fino a quando non ci saranno mutamenti delle condizioni meteo”. Da allora, ha ricordato l’Assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia, “abbiamo registrato 135 diversi focolai, in quasi tutte le province e, in particolare, nel Torinese e nel Cuneese. Il fenomeno ha avuto una progressione esponenziale“.

Fino ad ora, comunque, non è pervenuto alcun aiuto da parte di quelle autorità che ci si aspettava intervenissero: né il presidente del Consiglio né il ministro dell’Interno hanno adottato iniziative efficaci e tempestive. La ministra della Difesa, Pinotti, ha accolto la richiesta di 60 alpini per controllare che i piromani non proseguissero nelle loro folli imprese incendiarie. Già, perché sembra essere stata la mano dell’uomo a provocare questo disastro senza precedenti; più precisamente, la mano di un ragazzino di quindici anni fermato dai carabinieri nel Biellese. “Mi piace godermi lo spettacolo del fuoco che brucia i boschi e dei pompieri in azione“, ha dichiarato; inimmaginabile come “godere” e “spettacolo” possano essere accostate ad una tragedia di una simile portata. Chiaramente il quindicenne non è l’unico responsabile: i carabinieri, da giorni, si stanno attivando per cercare altri possibili piromani.

Così come l’attività per individuare le responsabilità, anche “La stima dei danni sarà fatta in seconda battuta“, ha aggiunto Valmaggia. E così, gli abitanti dei luoghi colpiti dalla furia cieca del fuoco sono costretti a fuggire: salutano i propri luoghi del cuore con una valigia in mano, portando con sè il necessario per stare via qualche notte, niente di più. Cercano di soffocare un “addio” che sa di incapacità e impotenza e, tra le lacrime, si rivolgono alle loro montagne, dicendo fieri “Arrivederci.”

Chiara Manetti

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