Violenza immotivata, indifferenza malsana

“Non sono essere umani ma bestie che hanno ammazzato mio figlio come un sacco di patate, non posso dire neanche come un cane perchè neanche un cane si merita una fine così”. E “la cosa triste” vedendo il video dell’aggressione, è che “che tutti, tutti sono stati a guardare impotenti, sarebbe bastato che forse qualcuno intervenendo poteva risparmiargli quelle pedate sulla testa, quelle botte al cuore che me l’hanno ammazzato”.

Queste le parole del padre di Niccolò Ciatti, ragazzo ucciso da un calcio in faccia in una discoteca a Lloret de Mar. Parole brevi, concise, ma di effetto che fanno riflettere. Parole che ti entrano dentro e che difficilmente vanno via senza lasciarti quel filo di tristezza, quel senso di colpa. Perché ognuno di noi è colpevole. Lo sono in primis i tre russi –specialmente colui che si è reso protagonista di quest’atto inumano-, lo è chi è rimasto a guardare, ad assistere alla scena magari registrando anche con il cellulare, lo è ognuno di noi che ogni giorno rimane zitto davanti a situazioni di questo tipo.

Quest’accaduto è solo uno dei tanti esempi di inumanità che sta caratterizzando questi ultimi anni. E’ uno dei tanti scempi che avvengono ogni giorno, è uno dei tanti casi di violenza immotivata (semmai avesse una motivazione) con cui da tempo conviviamo.

Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza .

In questa circostanza in particolare la prima cosa che risale agli occhi è la cattiveria gratuita. La mostruosità con cui quel ragazzo ha avuto solo il pensiero di tirar quel calcio mette i brividi. Ormai bisogna stare attenti, quando si cammina quando si è in un locale. Qualsiasi sguardo, qualsiasi spinta (anche non voluta) potrebbe essere fatale. La maggior parte delle persone sembra escano di casa in cerca di altro, per fare volutamente a botte trovando solo un pretesto. Si divertono così, a fare botte, a fare del male alle persone. Chissà se provano qualcosa e cosa, quando guardano negli occhi la vittima, quando la vedono spegnersi lentamente, arrendersi. Provano un senso di superiorità, forza, imminenza? E’ per questo che si comportano così? Per aumentare la propria autostima? Per sentirsi grandi, quando realmente sanno di quanto sono piccoli. Per nascondere di quanto invece siano fragili. Perché la violenza non è e non sarà mai motivo di orgoglio. Chi usa la violenza non è forte, è debole. Ed è triste che nel 2017 ancora questo concetto non sia arrivato.

“Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.” 
MARTIN LUTHER KING

 

 Ma ciò che a me personalmente inquieta è la neutralità dei presenti. Nessuno ha preso posizione, nessuno è intervenuto, nessuno ha provato a prendere le difese o a separare quell’imminente rissa. Sono stati fermi ad assistere alla scena, come se guardassero un film al cinema. Ma quello non era un film, era la realtà, la realtà di tutti i giorni. Persone che preferiscono filmare il tutto con il telefonino piuttosto che usarlo per chiamare la polizia, piuttosto che intervenire, provare ad interrompere quell’orrenda scena. Non permettere che si arrivasse a tanto. Se ognuno degli assistiti fosse intervenuto, avesse ritenuto più corretto separare la rissa, senza assolutamente dover prendere le parti di nessuno, senza allearsi con nessun schieramento, semplicemente porre la parola fine, magari a quest’ora Niccolò potrebbe dirci la sua.

Come si fa a rimanere fermi in una situazione del genere? Immobili. I presenti sono rimasti immobili, possibile che nessuno abbia trovato il coraggio di farsi avanti? Nessuno è intervenuto né durante e neanche una volta che Niccolò era a terra e gli aggressori scappati. Ognuno di loro è complice dell’omicidio.
Come successo a Rimini, una donna è stata aggredita in un bus da una coppia di ragazzi e nessuno è intervenuto. Davanti ad un’aggressione di una donna incinta oltretutto, di un caso di razzismo, nessuno ha scelto di intervenire, di andare in aiuto. Hanno avuto veramente tutti paura? O non ci importa più nulla? Perché preferiamo la diffidenza? L’indifferenza, la freddezza, il disinteresse, l’insensibilità ?  Rimaniamo impassibili, apatici davanti a situazioni del genere, ma perché?

 

 

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