Il Derby della Lanterna: Pareggiare è perdere

Un 2 a 0 è un 2 a 0, e quando fai 2 a 0 vinci.

Vujadin Boskov

 

Giocare al Ferraris deve essere davvero un’esperienza irripetibile, come testimonia la storica resistenza casalinga delle due squadre di Genova espressa anche negli anni più difficili delle loro rispettive storie. Come solo pochi altri stadi in Italia, quello situato nel quartiere di Marassi è un teatro infernale, con pareti grondanti di demoni posseduti, fiamme, fumo e sicuramente una temperatura media a circa un metro e ottanta dal prato che si aggira intorno ai 100°C a giudicare dal furore agonistico col quale gli attori della squadra ligure combattono per difendere la loro città.

Durante il derby queste sensazioni non si raddoppiano, come si potrebbe logicamente pensare, ma crescono esponenzialmente in una progressione che ricorda la tensione barbara di “Requiem for a tower“, con tanto di sferragliare di armi, grida dal campo di battaglia e cornice in penombra che rigurgita odio, passione, amore.

Come ogni volta, in ognuna delle 96 sfide precedenti, le due compagini di Genova si sono affrontate senza risparmiarsi in una sfida che per molti versi ha ricordato la veemenza delle finali, degli scontri diretti, dei dentro o fuori. In gare come queste il rombo del Ferraris si fa vera e propria onda di energia che esaspera la tensione sul campo, esalta ogni singolo giocatore, aumenta i giri del motore e rende il match una corsa al dinamismo estremo.

Il momento di forma delle due squadre che approdavano al derby era completamente diverso con il Genoa in disperata fuga dalla zona retrocessione e i blucerchiati a caccia di un sogno europeo mai così alla loro portata dall’inizio della Stagione Ferrero. Ovviamente poco hanno avuto da dire le rispettive situazioni pregresse delle società in una partita che è stata per larghi tratti equilibrata e nella quale si sono potute apprezzare entrambe le filosofie di gioco delle due squadre (che in comune avevano principalmente il sopracitato dinamismo) che si sono alternate nella gestione del gioco per la goduria degli amanti del fondamentalismo tattico.

La sintesi delle occasioni principali della partita

Impressionismo

 

Da una parte Giampaolo schierava il classico 4-3-1-2 con il rombo di centrocampo composto dal vertice basso Torreira, Praet e Linetty mezzali e Ramirez dietro le due punte Quagliarella e Zapata. Chiavi di lettura per il gioco di possesso dei blucerchiati sono:

  • la costruzione del gioco dal basso con Viviano quinto di difesa, da libero, a gestire il movimento del pallone fra i due centrali o a tentare il suggerimento verso Torreira (schermato molto bene dalla marcatura a francobollo di Taarabt) o Zapata a superare il primo pressing portato dai giocatori del Genoa;
  • la posizione di Praet e Linetty che si alternavano a formare un quadrilatero a centrocampo (uno a sostegno di Torreira in costruzione e uno all’altezza di Gaston Ramirez);
  • le due punte che si scambiavano costantemente giocando sfalsate sulla linea difensiva avversaria facendosi incontro a turno per offrire una sponda semplice al proprio centrocampo mentre il compagno di reparto aggrediva la profondità dal lato debole attirando le attenzioni dei difensori, creando così lo spazio per l’inserimento fra le maglie (ora larghe) della mezzala;
  • la capacità tecnica di gestire il possesso senza apprensione anche in situazioni di pressing esasperato dei propri giocatori (con una precisione del 78%)

Espressionismo

 

Dall’altra parte Juric ha schierato la sua squadra con il 3-5-2 con Izzo sul centrodestra difensivo, Rosi e Laxalt a tutta fascia, Rigoni e Veloso a sostegno della coppia offensiva Taarabt (principalmente occupato nella trequarti sinistra) e Lapadula. Per non venire meno ai princìpi del proprio calcio iper dinamico ma allo stesso tempo adattarlo alle carenze degli avversari l’allenatore croato ha adottato alcuni accorgimenti posizionali:

  • Il giovane Omeonga a schermo della propria difesa in marcatura aggressiva sul trequartista doriano affiancato a turno da una delle due mezzali;
  • la ricerca del gioco di fascia su Rosi e Laxalt atto a mettere in crisi il sistema di consegne della marcatura già provato da Giampaolo nei derby precedenti, passando dalla mezzala di riferimento per poi cambiare col terzino circa sulla propria trequarti difensiva (su Laxalt prima Praet poi Bereszynski, su Rosi prima Linetty poi Strinic) con la catena di destra più sfruttata fino alla sostituzione dell’ex roma in favore di Lazovic;
  • la libertà concessa ad un ritrovato Taarabt di gestire la palla oltre la metà campo che ha causato la maggior parte dei problemi alla difesa della Samp.

La verità / sta / nelle sfumature.

 

La differenza, come spesso accade in gare molto equilibrate, l’hanno fatta i singoli. Fra i protagonisti della partita vanno annoverati Izzo e Omeonga per i grifoni, Zapata e Torreira fra i blucerchiati. Il partenopeo ha guidato la difesa e rilanciato per primo la fase offensiva spingendosi anche nella “scia” di Rosi sulla fascia destra in fase di costruzione; Omeonga ha stupito per doti aerobiche e di contenimento davanti alla difesa imponendo all’avversario, con la sua posizione, di agire sulla fascia per aggirare il suo pressing.

Torreira ha fornito l’ennesima prestazione da mediano moderno, riuscendo a intercettare molti palloni -con contrasti ma soprattutto grazie alla sua elevata capacità di lettura delle situazioni di gioco -e al contempo regolando la manovra di costruzione apportando la quota di razionalità necessaria in un centrocampo composto da tre trequartisti.

Menzione a parte per Duvan Zapata; il centravanti colombiano sembra aver trovato l’habitat naturale per il suo completo sviluppo (fino ad ora proceduto a strappi e frenate). A Genova, grazie ad un allenatore molto attento a valorizzare il talento dei propri giocatori, contribuisce alla manovra e sprigiona tutta la sua straripante fisicità sulle frequenti imbeccate servitegli dai centrocampisti. Inoltre il binomio con Quagliarella sembra funzionare alla perfezione, con una sinergia nei movimenti che li rende estremamente duttili grazie alla capacità di entrambi di lavorare come centravanti o seconde punte. Esplicativa è l’azione del secondo gol dove Duvan serve a memoria l’attaccante Stabiese.

La posizione di Zapata durante la partita. La sua efficacia in ogni zona oltre la metà campo è evidente

L’inserimento di Lazovic prima e di Pandev poi ha portato il Genoa (in virtù anche della consapevolezza di non aver più niente da perdere) a spingersi in avanti ma la pessima vena realizzativa di Lapadula ha aiutato Viviano a mantenere la propria porta imbattuta.

 

La Sampdoria vince il terzo derby consecutivo e consolida la sua condizione di seria contendente ad un posto nell’Europa minore, mostrando inoltre ampi margini di crescita. Il Genoa conferma il grande momento di crisi che sta spingendo l’allenatore Juric verso l’esonero anche se, più che di carattere e dettami tattici, la rosa sembra carente in qualità dopo un mercato estivo pressoché nullo.

 

Alessandro Billi

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