Vivere in casa

Vivere in casa

In futuro non ci sarà più bisogno di uscire di casa?



La scuola a un passo dal letto

2050, New York, Stati Uniti.

Inizio a preparare da mangiare cercando di non fare molto rumore perché mio figlio nell’altra stanza sta ascoltando la lezione di scienze. Mi viene da sorridere se penso che a lui basta alzarsi dal letto e mettersi davanti ad un computer per essere già pronto per la scuola. Io invece, quando avevo 10 anni come lui, dovevo fare tutto di corsa per non perdere il pullman. Mi chiedo come farà mai a trovare una persona da amare e con cui condividere il resto della propria vita se il massimo della sua interazione sociale è parlare attraverso una webcam. Per lui però è tutto normale, è nato con la logica del “fare tutto a casa”, io invece essendo nato nel 2004 non so se mi abituerò mai a questo nuovo modo di vivere. Mi manca molto andare al cinema o allo stadio con i miei amici come facevo da ragazzo. Ormai non entro neanche più neanche su Instagram, tanto le foto che vedo vengono scattate sempre dentro casa, tant’è che ormai conosco gli interni a memoria pur non essendoci mai stato.

Come si è arrivati a ciò?

Tutto ebbe inizio con la nascita dell’e-commerce grazie al quale era – ed è – possibile comprare cibo, vestiti e oggetti vari semplicemente avendo un computer a disposizione senza dover recarsi fisicamente in quel luogo. All’inizio le consegne erano fatte da persone umane che man mano furono sostituite da robot. È proprio con il loro arrivo che la disoccupazione aumentò a dismisura, motivo in più che spinse le persone a rintanarsi in casa. Ad oggi i lavori svolti dagli umani restano solo quelli praticabili da casa come ad esempio il maestro. Il maestro insegna attraverso il computer e gli alunni, rigorosamente a casa propria, magari anche in pigiama, possono seguire la lezione. Non si va neanche più a buttare la spazzatura, basta buttarla giù per un tubo che collega tutte le case, e che passando sotto terra arriva direttamente in discarica.

A causa di questa logica non sono sopravvissuti neanche i grandi eventi d’aggregazione, come i concerti o le partite di calcio allo stadio. Per i primi tempi il calcio riuscì a sopravvivere grazie alla televisione che trasmetteva le partite, anche se sugli spalti non c’era più nessuno. Ma vedere una partita senza tifosi, senza esultanza, senza cori portava facilmente a cambiare canale. Di conseguenza gli sponsor hanno smesso di investire su questi eventi per i quali ormai i soldi spesi non valevano quelli guadagnati.

I cantanti però hanno trovato una via per sopravvivere: caricare online il proprio concerto fatto in casa, trovando dall’altra parte dello schermo qualcuno pronto a sentirlo dal divano di camera sua. Alla tv trasmettono solamente film, sempre gli stessi. Non se ne registrano più di nuovi perché questo comporterebbe uscire di casa. Ma alla gente questo non dispiace, preferisce rivedere mille volte lo stesso film piuttosto che uscire per andare al cinema ed è proprio questo che ha portato la morte dell’industria cinematografica. Non ci sono neanche più i telegiornali perché tanto non c’è più niente da raccontare.

Le conseguenze

Tutto questo ha avuto effetti devastanti sulle città, che man mano si sono svuotate e ad oggi sono completamente deserte. I palazzi sono in pessime condizioni perché non c’è più nessun motivo di fare manutenzione all’esterno. Non vengono pulite le strade e gli alberi vengono lasciati così, allo stato brado, senza nessuno che se ne prenda cura. Nessuno ritiene questa situazione un problema, anzi, molti sono persino grati ai robot che ogni giorno ci portano tutto ciò che ci serve: medicine, prodotti per lavarsi e soprattutto il cibo che loro stessi producono nelle loro industrie segrete.

Quando chiedo a mio figlio se avesse voluto vivere in un’epoca precedente, in cui le persone uscivano e si divertivano insieme, mi risponde che oggi ci sono tanti mezzi per sentire e vedere altre persone, e che vederle dal vivo o attraverso uno schermo del computer non fa differenza. Io invece avrei tanto voluto che le cose fossero continuate esattamente così com’erano quando ero piccolo, quando avevo qualche amico con cui giocare veramente e dove le persone avrebbero scelto una vita di condivisione e non di comodità.

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