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Chester Bennington: la voce, la lettera a Cornell ed il suicidio

Un altro simbolo di un’altra generazione, dopo Chris Cornell, ha deciso di abbandonare le scene. 41 anni, sei figli e tanto dolore insopportabile

Ieri Chris Cornell, morto suicida in maggio, avrebbe compiuto 53 anni. E Chester Bennington, suo grande amico, ha deciso di raggiungerlo per festeggiare con un altro concerto insieme. 

La straordinaria voce dei Linkin Park, si è spenta. Chester Bennington si è suicidato, impiccandosi con una corda, nella sua abitazione di Palo Verdes Estates, mentre la famiglia era fuori città. 

“This wounds they will not heal…This lack of self control I fear is never ending”. Queste ferite non guariranno…la mancanza di autocontrollo temo non finirà mai. Così cantava il leader dei Linkin Park, in quella che definiva una delle canzoni più difficili da affrontare nei live, Crawling .

Nato il 20 marzo 1976 a Phoenix, Bennington ha vissuto un’infanzia difficile: dai 7 ai 13 anni è stato vittima di molestie e aggressioni da parte di un ragazzo.

«Ha distrutto la mia autostima», ha detto durante un’intervista. «Non riuscivo a parlarne, non volevo che la gente pensasse che fosse tutto falso. È stato orribile».

Nell’intervista aveva raccontato inoltre dei “demoni che si era lasciato alle spalle” grazie soprattutto all’ultimo album prodotto con i Linkin Park, One more light, che lo aveva “fatto uscire da uno dei periodi più bui” della sua vita.

Abbiamo inserito nel processo di scrittura dei testi le nostre differenti problematiche e situazioni. Quando ascolti i brani percepisci speranza e ottimismo, quel senso di avanzare e muoversi lontano rispetto al passato da cui proveniamo”.

Un passato soffocante per Chester, che ha sopraffatto la speranza e quel senso di avanzare, lontano dal passato di cui lui stesso parlava.

Aveva cercato di reprimere quel dolore travagliato con l’uso di ogni tipo di sostanza stupefacente durante l’adolescenza. Nello stesso periodo dovette affrontare sia il divorzio dei suoi genitori che il bullismo a scuola.

Bennington era cresciuto con il mito dei Depeche Mode. Aveva cominciato prestissimo a scrivere testi per quelle che diventeranno le sue prime canzoni poi incise con i Grey Dazenei primi anni novanta.

Ma è nell’ottobre 2000 che avviene lo storico debutto dei Linkin Park con Bennington grazie al primo album Hybrid Theory.

A Hybrid Theory sono poi seguiti altri sei album: Meteora, Minutes to Midnight, A Thousand Suns, Living Things, The Hunting Party, e quest’anno il più improbabile, One More Light

Bennington si era andato ad aggiungere ad una band che già aveva un “lead vocalist”, Mike Shinoda – ancora oggi con Joe Hahn, Brad Delson e Rob Bourdon fondatore del gruppo post grunge (o nu rock)-. Ed è stato proprio Shinoda uno dei primi a commentare l’accaduto: 

“Sono sconvolto, ho il cuore spezzato, ma è successo davvero. Pubblicheremo un comunicato ufficiale non appena ne avremo uno”.

Erano il perfetto completamento vocale l’uno dell’altro: Shinoda melodico e ordinato, Bennington urlatore e deflagratore. Chester con la sua voce, si è guadagnato il 46esimo posto nella classifica dei 100 migliori cantanti metal stilata da Hit Parade. 

Era grande amico di Chris Cornell. Il recente suicidio del collega, leader dei Soundgarden, l’aveva letteralmente sconvolto. Aveva partecipato ai suoi funerali esibendosi con dolcezza in una commovente versione unplugged di Hallelujah di Leonard Cohen.

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Di seguito la lettera pubblicata per Chris su Twitter: 

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“Ho sognato i Beatles la notte scorsa. Mi sono svegliato con ‘Rocky Raccoon’ nella testa e lo sguardo preoccupato di mia moglie. Mi ha detto che il mio amico era appena morto. 

Pensieri su di te mi hanno invaso il cervello e ho pianto. Sto ancora piangendo, triste e grato per aver condiviso alcuni momenti molto speciali con te e la tua bella famiglia. 

Mi hai ispirato in modi che nemmeno puoi immaginare. Il tuo talento era puro e senza rivali. La tua voce era gioia e dolore, rabbia e perdono, amore e crepacuore, tutto insieme.

Suppongo che è quello che siamo tutti. E tu mi hai aiutato a capirlo. Stavo guardando un video in cui cantavi “A day in the life” dei Beatles e ho ripensato al mio sogno.

Mi piace pensare che eri tu che mi stavi dicendo addio a modo tuo. Non posso immaginare un mondo senza di te. Prego affinché tu possa trovare pace nella prossima vita.

Mando il mio affetto a tua moglie e ai tuoi figli, amici e famiglia. Grazie per avermi permesso di essere parte della tua vita. Non posso immaginare un mondo senza di te. Prego che tu possa trovare pace nella prossima vita.”

E proprio Vicky Cornell, moglie di Chris Cornell, ha commentato l’accaduto su Twitter: “E quando pensavo che il mio cuore non potesse spezzarsi un’altra volta…Ti voglio bene”. 

Stava li sul palco, col suo microfono stretto forte con tutte e due le mani a ruggire contro il mondo mentre lo conquistava. Ma non gli è bastato per trovare il suo “posto dove tornare” e la sua pace. 

Grazie Chaz per tutto quello che ci hai lasciato. 

 

Luna Riillo

 

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