I colpi della Serie A: Lorenzo Pellegrini

Lorenzo Pellegrini: l’arte di splendere senza bruciare.

In questo articolo che scrivevo quando nell’aria era ormai sicura la successione tra Sabatini e Monchi, sottolineavo come il direttore andaluso fosse uno scopritore di talenti particolarmente oculato. Soprattutto come una delle sue migliori capacità fosse quella di riconoscere i talenti provenienti dalle proprie giovanili. Per ricordarci, dal suo Siviglia sono usciti tra i tanti gente come Sergio Ramos, Jesús Navas o José Antonio Reyes.

Come con tutte le grandi doti, tuttavia, ci si sente soddisfatti solo quando si possono utilizzare ed esaltare nelle situazioni più difficili. Sarà stato particolarmente “noioso” quindi, per lui, dover effettuare il diritto di re-compra per accaparrarsi i talenti del giovane centrocampista italiano, in forze al Sassuolo, alla fine dell’Europeo U-21, torneo nel quale è stato uno dei giocatori più splendenti: Lorenzo Pellegrini.

Risplendere di luce propria

Pecca(ti) di gioventù

Il centrocampista classe ’96 esordisce in Serie A in Cesena-Roma del 22 marzo 2015, quando Rudi Garcia lo fa entrare al posto di Ucan al 22′ del secondo tempo. Durante la sua giovane età Pellegrini cambia più volte ruolo. Passa da punta centrale quand’era piccolissimo a difensore centrale per lo stesso motivo: la stazza superiore alla media.
Adesso, con i suoi 186 cm ed un fisico asciutto rientra nelle caratteristiche fisiche che deve avere un centrocampista moderno. Tuttavia questi cambi di ruolo hanno influito sul suo modo di giocare sia in maniera positiva che negativa.

Parlando prima dei suoi difetti, di certo il tallone d’Achille di questo ragazzo è parte della fase difensiva. Sopratutto quella posizionale o di recupero. Infatti il giovane ragazzo romano, spesso pecca ancora in schermatura davanti alla difesa o in eccessiva irruenza dei recuperi in campo aperto.

Qui Pellegrini parte in ritardo in copertura, cerca di recuperare ma sbaglia completamente il tempo e concede un calcio di punizione quasi al limite

Probabilmente, per uno che ha fatto l’attaccante centrale prima, che non doveva curarsi troppo di certi ripiegamenti, e il difensore centrale poi, che affronta l’attacco avversario frontalmente e non rincorrendolo, certi meccanismi hanno ancora un po’ di ruggine. Queste lacune sono quindi certamente concepibili. E soprattutto rientrano perfettamente nei parametri di crescita di un giovane ragazzo come lui. Ad esempio, in fase d’interdizione quest’anno è cresciuto davvero molto (1.6 contrasti e 1.5 intercetti a partita) anche se ha sicuramente molti margini di miglioramento.

Se escludiamo questi limiti (momentanei probabilmente) ci troviamo davanti a un centrocampista che in realtà ha molti più pregi, assolutamente non banali per un classe ’96, che difetti.
Anche in fase difensiva, quando ha palla tra i piedi, può benissimo gestire il pallone uscendo dal pressing con il palleggio o coprire la palla con il corpo per non farselo togliere.

 

Qui proprio contro la Roma, si destreggia prima con il controllo del pallone tra due giocatori e poi mette il corpo davanti al pallone per procurarsi il fallo.

Ventun anni e non sentirli

E’ proprio con palla fra i piedi che i suoi pregi più evidenti vengono alla luce. Fin da piccolo il suo essere naturalmente ambidestro e la sua tecnica di base gli permettevano di trattare il pallone in maniera estremamente raffinata. Non disdegna il ruolo di centrocampista centrale davanti alla difesa ma ovviamente, preferisce il ruolo di mezzala che gli permette di vedere anche meglio la porta.

Primavera Roma, Youth League. Già da centrocampista arretrato mostrava delle vaghe qualità offensive.

Giocando da mezzala infatti può nascondere i suoi difetti e allo stesso tempo fra brillare i suoi pregi. E’ un giocatore molto associativo, che cerca spesso il passaggio chiave (1 a partita, meno solo di Politano e Berardi).
La dote di essere ambidestro lo fa essere un giocatore formidabile nello stretto e nel dribbling.

Controllo a smarcarsi con il destro e lancio in verticale di sinistro. S’è capito che è ambidestro ?

Danza sul pallone per evitare un pressing o un tackle avversario. Soprattutto sa giocare con il pallone quando deve attaccare la profondità. Possiede un discreto passaggio ma soprattutto una verticalità acutizzata dall’esperienza con Di Francesco. Sceglie proprio per questo motivo spesso la giocata di prima. Anche il lancio lungo a liberare un suo compagno è una sua arma e non disdegna il passaggio rasoterra.

Accompagna bene l’azione in fase offensiva come dimostrano gli 8 gol e gli 8 assist siglati in questa stagione.

Il momento della verità

In sostanza, Lorenzo Pellegrini ha tutte le caratteristiche di un centrocampista moderno. Le aspettative per questo ragazzo sono per forza di cose altissime, essendo anche un classe ’96. Adesso arriva al bivio cruciale della sua carriera. Dovrà finalmente giocare in una squadra di vertice e fare il proverbiale salto di qualità.

Le incognite ci sono, è innegabile. Ad esempio, come reagirà il ragazzo, che ha ribadito più volte di voler tornare alla Roma per giocare, quando per forza di cose dovrà alternarsi in un turn-over obbligatorio che non lo vede partire titolare? Come si comporterà contro avversari di un altro spessore (Champions) ? E con avversari più attendisti che di solito affronta la squadra giallorossa? Come reagirà alle pressioni di una piazza che può sia innalzarti a dio, sia affossarti nell’ignobile girone infernale dei sopravvalutati ?

Adesso la parola sta a lui o meglio a come farà parlare il campo. Tocca a lui farci vedere che si può splendere così tanto, anche senza bruciare. 

Alessandro Viglione

 

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