Federer e il trofeo

Federer, il re sognatore

Il re Roger Federer stravince il torneo di Wimbledon con un dominio assoluto sia fuori che dentro al campo

Wimbledon. 12 Luglio 2017. Ore 18:13 ora inglese. Il tabellone luminoso sul Centre Court avvisa il pubblico e i giocatori in campo che Novak Djokovic si è ritirato e che quindi è stato eliminato ai quarti del torneo di Wimbledon. Sul campo due giocatori. Uno di questi, tale Roger Federer, anch’egli impegnato nei quarti di finale, evita alcuna reazione, il suo sguardo è fisso sul vuoto, concentrato, attento. La partita che sta giocando è ben lungi dall’essere conclusa. Il suo avversario, Raonic, al terzo set ha iniziato finalmente a giocare e ora si trova in vantaggio 6-5. Roger sa che per chiudere la partita deve mantenere gli occhi, la testa, il cuore nel match. Deve mantenere la battuta e poi vincere al tie break.

Un uomo solo al comando

Eppure dentro di se sa che questa è la svolta definitiva del torneo: Nadal è stato eliminato a sorpresa lunedì, Murray anche, in un match disputato poco prima sullo stesso campo, e adesso Djokovic si è unito alla comitiva di eliminazioni eccellenti prima del tempo. Il serbo soprattutto costituiva la minaccia numero 1 per Re Roger, presentando il tabellone una potenziale semifinale tra di loro. Sarebbe stata una partita magica, forse la semifinale più bella degli ultimi anni a Wimbledon. E invece no. L’infortunio al gomito di Nole toglie al pubblico lo spettacolo e a Federer, giusto per far rima, il più temibile ostacolo. In una situazione del genere un cambio di espressione, un voltarsi, un piccolo sorriso sarebbero reazioni normali per qualsiasi tennista. Per Roger no, Roger è diverso, pur essendo conscio della strada spianata, sa che per vincere non deve sottovalutare nessuno, a partire dall’avversario che ha contro. Ed è per questo motivo, non per altro, che Roger Federer è il più forte giocatore che abbia mai varcato un campo da tennis: vince con la testa, con la consapevolezza dei propri mezzi ma con un profondo rispetto fondato di ogni suo avversario.

La seconda settimana

La seconda settimana del torneo di Wimbledon è stata piena di sorprese. L’eliminazione di Nadal, giusto per cominciare la settimana col piede giusto, è stata un vero e proprio choc. A dire il vero però lo choc più grande è stata la prestazione monstre da parte di Muller (il carnefice), che ha saputo sfruttare al meglio le proprie doti sull’erba per avere la meglio sullo spagnolo, sempre in difficoltà quando l’erba non assomiglia molto alla terra. A seguire ci sono stati gli infortuni di Murray e Djokovic. Il primo, padrone di casa e detentore, viene abbandonato dal proprio corpo e cade sotto i colpi di un arrembante Querrey, che meritatamente lo elimina ai quarti. Il secondo, dopo un torneo finalmente ai suoi livelli standard, accusa in maniera clamorosa ai quarti gli effetti di un dolore lancinante al gomito destro che lo costringe al ritiro in un match già di per sé insidioso contro il ceco Berdych. E poi c’è Marin Cilic, giocatore sempre sottovalutato, che riesce a sfruttare il buco lasciato da Nadal infilandosi, con un ottimo livello di tennis, nella finale dello Slam più noto.

Finale a senso unico

Cilic e la vescica
Cilic curato alla vescica durante la finale

Ma in finale incontra lo svizzero e un problema fisico minimo, ma che gli condizionerà tutta la sua finale. Una vescica al piede. I movimenti laterali bruschi, soprattutto sull’erba, sono estremamente delicati, portando seri cambiamenti ai programmi che Cilic aveva in mente per la sua prima finale di Wimbledon. Da non sottovalutare è anche l’aspetto mentale, che in un qualche modo è influenzato in maniera negativa da un infortunio. Della serie, ma proprio nella finale di Wimbledon doveva capitarmi?

Torneo semplice per il Re?

E così arriva  l’ottavo Slam a Wimbledon per il Re. Senza mai perdere un set. Vincendo e convincendo in ogni partita. In un certo qual senso questo può essere definito uno dei suoi più facili. Come spiegato, il casting dei big four è venuto a mancare, il suo avversario in finale era infortunato e gli altri che si sono scontrati col carro armato Federer avevano gran poche armi da contrapporgli. Quindi la domanda sorge più che spontanea: avrebbe vinto lo stesso? Sebbene per i più appassionati la risposta appaia scontata, è giusto accettare dei dubbi a riguardo. L’ostacolo Djokovic e l’ostacolo Nadal sarebbero stata altra cosa rispetto agli avversari in finale e in semifinale. Data la condizione, probabilmente le partite sarebbero state comunque vinte da Federer, ma il beneficio del dubbio deve essere concesso. Anche in un momento di celebrazione come lo deve essere questo. Stiamo in ogni caso parlando di avversari che in tempi non remoti l’hanno messo in difficoltà, anche e soprattutto a Wimbledon.

Il campione perfetto

Quello che conta è però scoprire chi abbiamo davvero di fronte. I numeri parlano per lui. 19 Slam e allungo su Nadal, 8 Wimbledon e sorpasso completato su Sampras; ma soprattutto quasi 36 anni e dominare come non mai dopo che molti non credevano possibile un’altra vittoria in uno Slam. E tutto questo è frutto di talento baciato da testa e applicazione, come nessuno nella storia è riuscito a combinare. La capacità poi di giocare a un livello superiore all’avversario solo quando la partita lo richiede è forse un unicum nel tennis, a ogni avversario corrisponde un grado di impegno fisico posto in campo. Per ogni X che un avversario propone, Federer propone sempre un X+1, permettendo di risparmiare il più possibile il proprio corpo e le relative energie. A quanto analizzato va poi aggiunto il fatto che tutte le vittorie ottenute sono arrivate in un’epoca tennistica di fenomeni, come Nadal, Djokovic, Murray e Wawrinka.

L’insospettabile sognatore

Federer non è solo questo. L’aspetto umano di Federer vince su tutto il resto, non è una macchina come magari sembrerebbe in campo. Lo si vede nella commozione a fine partita quando vengono inquadrati i suoi gemellini. Lo si nota quando afferma che se a Mirka, sua moglie, in un qualche modo non andasse più bene di averlo in un campo da tennis, si ritirerebbe all’istante. Lo si percepisce nel rispetto che dona a pubblico ed avversari ogni qualvolta scende in campo. Non si arrabbia, non inveisce contro arbitri, molto spesso gli vengono strappati sorrisi al termine del match. Per lui il tennis sembra un hobby, un’attività extralavorativa, che lo fa divertire. E aspirare a vincere slam e tornei per lui è come sognare, come farebbe uno qualsiasi dei bambini che conosciamo. Ed è per questo motivo che, a maggior ragione adesso, lo riteniamo il più forte tennista di tutti i tempi. Sa sognare e sa farci sognare.

The king is back

Filippo Tessarollo

Rispondi