Le tre fiere dell’alpinismo

Le tre fiere dell’alpinismo

Bonatti, Messner e Moro, i tre grandi alpinisti del nostro tempo, e un possibile paragone con le tre fiere dantesche. Quando i vizi possono essere riconosciuti e superati.


le tre fiere
Le tre fiere attorniano Dante all’inizio del suo percorso nell’Inferno

Le tre fiere e la redenzione

Inferno, Canto 1. Un impaurito Dante si appresta ad affrontare una difficile erta, che lo accompagnerà lungo tutta la sua via. Di fronte a lui si presentano una lonza, un leone e una lupa, tre fiere che simboleggiano l’essere umano nei suoi più devianti vizi. Dante sa che il percorso che sta per intraprendere gli servirà a ripercorrere quelli che sono i peccati suoi e degli altri. Obiettivo è la redenzione grazie allo sforzo della salita e grazie agli esempi che mano a mano gli si parano dinanzi.

Scalare la montagna e dominare se stessi

La montagna è questo. Salire la montagna è trovare, scoprire e capire se stessi, a diretto contatto con la natura e con la fatica dell’ascendere. Allo stesso tempo l’immagine che abbiamo di coloro che la montagna l’hanno già provata resta viva durante il percorso. Essi sono l’esempio di quello che può fare la montagna in ognuno di noi, sia in positivo che in negativo. Le tre fiere sono i primi ostacoli ma anche i tre primi moniti di quanto le abilità fisiche non portino a niente se non abbinate a un cervello che sappia dominarle.

Tre fiere e tre alpinisti

A queste tre fiere si possono ricondurre tre alpinisti italiani che hanno fatto la storia e che di fatto devono essere un esempio per tutti quei Dante che si apprestano a scalare una montagna. Tuttavia, a differenza delle fiere, questi alpinisti hanno saputo utilizzare il cervello per domare il proprio istinto. L’esempio che dunque ci portano è positivo. E così ci troviamo Walter Bonatti, Reinhold Messner e Simone Moro, che proviamo a paragonare alla lonza, al leone e alla lupa.

La lonza e Bonatti

La lonza è un animale molto raro, simile alla lince, noto per la sua agilità e leggerezza. Bonatti era proprio questo, ha sempre incarnato il tipo di alpinista che supera gli ostacoli prima degli altri, che giunge nei punti più remoti senza fatica. La lonza rappresenta anche il vizio della lussuria, quello del desiderio smodato di soddisfare i propri piaceri. Anche Bonatti questo rischio l’ha corso, quello di amare così a fondo la montagna da non saperne fare a meno, a qualsiasi costo e in qualsiasi modo. La sua intelligenza lo fece ritirare dal mondo alpinistico già nel 1965, conscio del fatto che nella vita non si deve rimanere ossessionati col grande amore che si prova per la montagna e che di fatto dell’altro esiste.


Messner e Bonatti
Reinhold Messner e Walter Bonatti, i due sono sempre stati legati da una bellissima amicizia

Il leone e Messner

Il leone è il re della foresta, colui che detiene l’onnipotenza fisica nel mondo animale. Il leone non si accontenta mai, così come Messner, il padrone degli ottomila, l’uomo che da qualsiasi parte è andato ha sempre vinto e conquistato. Il leone però è la rappresentazione chiara della superbia, di quell’esagerata stima di sé e delle proprie qualità. Messner questo rischio l’ha sempre corso. È sempre apparso ai più come un alpinista prepotente, pieno di sé e incapace di gestire e controllare la forza del proprio desiderio. Tuttavia l’apparire è sempre diverso dall’essere. Messner è sempre stato conscio dei propri limiti, anche quando voleva oltrepassarli, ha sempre avuto enorme rispetto per gli alpinisti che hanno fatto la storia prima di lui e soprattutto non ha mai sovrastimato se stesso.

La lupa e Moro

La lupa si distingue per la sua magrezza e per la sua grande voracità, ma anche per la capacità di saper resistere in condizioni avverse e inospitali. Simone Moro, il re dell’alpinismo invernale, incarna perfettamente questo animale. Nessuno meglio di lui ha saputo sopperire a non eccelse qualità con la voglia e il desiderio di arrivare, di essere qualcuno e nessuno meglio di lui è in grado di sopportare e resistere. La lupa è però anche il simbolo dell’avarizia, della cupidigia, in altre parole l’essere avidi di ottenere il successo in qualsiasi condizione. Quando si ha tanta fame il pericolo è quello di mangiare troppo. Moro è un’eccezione incredibile in questo. Nonostante tantissime volte sia arrivato vicino alla conquista, è sempre stato in grado di controllare il proprio desiderio, prendendo decisioni che avessero sempre l’obiettivo di avere salva la vita. E questo aspetto nell’alpinismo non è mai da sottovalutare.


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Simone Moro, il re del freddo

Istinto vs. ragione

Tre fiere, tre alpinisti. Stesse pulsioni, diversa gestione. L’essere umano è diverso dall’animale perché deve sapere scegliere grazie alla ragione e non deve farsi trasportare solo dai propri istinti. La potenza è nulla senza controllo.

La lussuria, la superbia e la cupidigia sono difetti che avrebbero comunque potuto abitare i corpi di Bonatti Messner e Moro. Per fortuna loro e dell’alpinismo essi si sono saputi dimostrare degli esseri umani in grado di volere ma anche di intendere. Del resto siamo stati creati per questo.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

 

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