La fine del mondo

Un finale prodigioso

L’ha dichiarato apertamente la NASA: la fine del mondo è vicina



Inversione di marcia

Roma, giugno 2055

La flebile alba annuncia l’inizio di una comune giornata romana. Sembra che il sole non voglia sorgere questa mattina. I primi raggi cocenti iniziano a rischiarare l’orizzonte. È uno spettacolo lento e mistico. Sono seduta al tavolino sgangherato di un piccolo bar a Trastevere. Acchiappo il tablet. Ordino cappuccino e cornetto cioccolato e pistacchio. Che si fottessero dieta e formalismi vari. Addento la pasta croccante e bollente senza pudore. Assaporo minuziosamente ogni attimo di questa secca mattina di giugno. Mi guardo intorno. Un uomo in giacca e cravatta sgranocchia una ciambella con la glassa gialla ungendosi naso e bocca. Una donna sulla quarantina sorseggia un caffè da almeno un quarto d’ora. Una coppia omosessuale si scambia baci e carezze. Poi ancora baci. Sono tranquilli e ignorano il sole che gli offusca la vista. Mangiano, bevono, ridono, incepiscano. Ad oggi è trascorso esattamente un mese da quando il mondo ha invertito il suo senso di rotta. La monotonia è diventata sorpresa, la fretta è diventata indugio, l’agitazione è diventata silenzio, il fermento è diventato quiete.

L’ozono stratosferico si riduce

La NASA ha sentenziato al Mondo quello che sarebbe stato il suo famigerato destino. L’epilogo di un esistenza sofferta ma prodigiosa. L’ozonosfera, parte dell’atmosfera con elevata concentrazione di ozono che trattiene i raggi ultravioletti, negli ultimi mesi, ha raggiunto un assottigliamento del 95% all’Antartide. Causa di ciò l’emissione dei gas clorofluorocarburi. Tale diffusione proviene dalle varie attività inquinanti dei paesi industrializzati ed è aumentata esponenzialmente negli ultimi cinque anni. Questi gas sono i responsabili della nascita del noto buco dell’ozono. La NASA, nel 2016, ha previsto che il risanamento totale dell’ozonosfera si sarebbe verificato intorno al 2050. Previsione del tutto fallimentare. Le radiazioni ultraviolette UV-B e UV-C  hanno raggiunto la superficie terrestre oltrepassando lo strato di ozono stratosferico. L’effetto sterilizzante si è profuso a macchia d’olio. Si è innescato il blocco della fotosintesi vegetale. L’intero ecosistema è entrato in una crisi senza precedenti con conseguente inibizione della catena alimentare.  Una grossa porzione di popolazione ha cominciato a riscontrare i primi sintomi da intossicazione ultravioletta: tumori della pelle, danni al sistema immunitario e danni alla vista. Da un mese esatto abbiamo preso passivamente consapevolezza che la fine del Mondo è alle porte. Passivamente perché ormai non c’è più possibilità di attivarsi. È stato imprevisto, ma non del tutto inaspettato.

Un futuro solo da fantasticare

Non avrei mai immaginato di trascorrere una delle ultime mattine della mia vita in un gretto bar di Trastevere, imbrattata di nutella e schiuma di latte.  Se c’è una cosa che ho capito in questo mese è che, tanto i programmi quanto le promesse, valgono davvero poco. Infatti le promesse per il futuro erano tante. Potersi trasferire nello spazio. Nuovi smartphone che facessero il caffè espresso con cremina di latte. Elicotteri e aerei elettrici senza l’uso di combustibili. Personal trainer robotizzati. Recupero di tutti gli ambienti naturali inquinati da invenzioni umane.

Il TG mi riporta sul pianeta terra. Una giornalista succinta, bionda e sulla trentina recita, come fossero litanie, le ultime notizie. Niente di nuovo, niente di positivo, niente per cui valga la pena soffermarsi ad ascoltare. Pago la mia preziosa colazione con carta e inizio a passeggiare lentamente per le vie di Roma. Rifletto e penso che non mi sveglio così presto da quando ho cominciato a lavorare di notte. Oggi al lavoro ho deciso di non andarci. E, a quanto pare, non sono l’unica. Le strade sono piene di gente. La folla scivola adagio lungo il viale alberato di Trastevere, senza fretta e senza foga. Fino ad un mese fa eravamo tutti ingolfati di scadenze e lavoro. Oggi quelle scadenze sono state dimenticate e il lavoro è stato rimpiazzato da ozio e indolenza. E’ inverosimile pensare che la fine del mondo si presenti così. Un finale improvviso ma prodigioso, che ha il profumo del riscatto. Le persone che mi circondano, il sole che inonda il cielo, gli uccelli che cinguettano… sono troppo impegnati a divorare il tempo che resta per affliggersi e crucciarsi a tirare le somme.

Un passato solo da rimpiangere

Scorgo sguardi e sorrisi vivi. Brillano come una stella prima di spegnersi. Senza riserve e senza deroghe. Si spendono ora che possono farlo. Ora che non hanno più niente da perdere ma tutto da guadagnare. Una folla di umanità che vuole godersi l’amore , la compagnia , il cibo o la solitudine come probabilmente non ha mai fatto. Chi mangia gelati come fossero la cosa più buona al mondo. Qualcuno fotografa il Tevere come se lo vedesse per la prima volta. Altri si tengono per mano e si sussurrano frasi che probabilmente non hanno mai pronunciato. Nessuno appare turbato. Sembra che si stiano affacciando ad un’esistenza appena scoperta. Una vita vissuta da spettatori, senza entrare mai realmente in scena.

Un mese fa erano tutti impegnati a produrre e a lavorare per realizzare i sogni degli altri. Fino ad un mese fa hanno trascurato cosa significasse vivere, troppo impegnati solo a sopravvivere. Oggi la paura del domani è scomparsa, perché il domani è adesso. Non c’è traccia di timori ma solo l’eco dei rimpianti. Il tempo che hanno perso non tornerà più. Nè tanto meno riavremo indietro il nostro Mondo, immenso, gracile e prezioso. Un Mondo che diventa vulnerabile e indifeso quando si spoglia dalla paura del domani, davanti a un futuro che non gli appartiene più.

 

 

 

 

Rispondi