30.000 volte LeBron

30.000 volte LeBron 

Il Re è il più giovane a salire nell’Olimpo: diventerà il più grande?


LeBron James ha superato i 30.000 punti in carriera, il più giovane di sempre

L’Olimpo NBA ha un nuovo inquilino

Nella storia della pallacanestro mondiale esiste un club particolarmente esclusivo che contava, fino a due giorni fa, solamente sei membri: Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan, Wilt Chamberlain e Dirk Nowitzki.

Cosa accomuna questi sei campioni? Aver realizzato almeno 30.000 punti nella propria carriera NBA.

Dalla notte del 23 gennaio scorso, in concomitanza di un’anonima partita di Regular Season persa contro i San Antonio Spurs, è pervenuta richiesta formale d’iscrizione al club da parte di un “ragazzino” di talento: LeBron James.

Negli ultimi secondi del primo quarto, con un jumper dalla media realizzato in faccia a Green, il Re ha messo a segno il buzzer-beater che ha spostato il suo conteggio da quota 29.999 a 30.001. 

La cosa più impressionante, al di là della vagonata di punti, sta nel fatto che LBJ è arrivato alla fatidica soglia a “soli” 33 anni 26 giorni d’età: il più giovane di sempre.

Road to the G.O.A.T.

“Goat” in inglese significa “capra” ma è un termine usato spesso in ambito sportivo come acronimo di “Greatest Of All Time”.

Sin dal suo debutto in NBA nel 2003, LeBron è stato investito da un’aura di onnipotenza, talvolta autoreferenziale: “il Prescelto” (The Chosen One) e “il Re” sono solo due dei suoi appellativi più noti.

Ad onor del vero bisogna ricordare che nessun potenziale fenomeno NBA ha soddisfatto le aspettative come LBJ: 27.1 punti di media, senza particolari flessioni, in 14 stagioni complete sono la certificazione della sua grandezza che lo pone, idealmente, già alla pari con il simulacro vivente della palla a spicchi, Michael Jordan. A LeBron non manca potenzialmente niente per essere definito già oggi come G.O.A.T. e a certificarlo sono proprio i numeri.

Possiamo presupporre, infatti, che il Re abbia davanti a sé almeno un altro lustro di carriera (al quale va aggiunta la mezza stagione 17-18 mancante), ad un ritmo medio di 70 partite all’anno (dato che tiene in considerazione un potenziale decadimento fisico) e mantenendo una media realizzativa di almeno 25 punti a gara.  Il potenziale, realistico, in termini di punti “realizzabili” supera i 9.000 (9.625), cifra che lo porterebbe a sfiorare i 40.000 (39.646) punti in carriera, 1.300 punti in più rispetto al leader odierno della classifica, Kareem Abdul-Jabbar (38.387).

Mi rendo conto che si tratta di un giochino che non tiene conto di molte variabili ma, valutando la fisicità di LeBron e le medie mantenute dai suoi illustri predecessori anche dopo i 35 anni, il sorpasso a Kareem appare già oggi scontato. La vera sfida, attualmente più che verosimile, sarà scollinare quota 40.000.


 

L’Olimpo NBA (da sx): Chamberlain, Malone, Bryant, James, Jordan, Abdul-Jabbar, Nowitzki (via http://bleacherreport.com/

Un club ancora più esclusivo

Contro gli Spurs, LeBron non ha solamente raggiunto la cerchia dei 30.000 ma ha definitivamente certificato il suo status di Leggenda vivente.

Oltre ad essere entrato nell’Olimpo, il Re si è iscritto in un club ancor più esclusivo, quello dei giocatori NBA con almeno 30.000 punti, 7.000 rimbalzi e 7.000 assist in carriera. Se vi state chiedendo quanti sono i membri di questo clan, la risposta è facile: uno, LeBron.

Le statistiche, neanche le più complesse, non raccontano mai la totalità del Gioco ed il peso di un singolo all’interno dello stesso. Tuttavia, in questo caso, non si può rimanere inerti: i dati certificano James come il miglior giocatore all-around di tutti i tempi. Vedasi paragrafo precedente per provare a togliere l’appellativo “all-around” a quest’ultima frase.


Durant, Harden e Westbrook: sarà uno di loro il prossimo 30k?

Gli eredi

Nonostante il buon LeBron abbia intenzione di regalarci perle di pallacanestro per almeno un altro lustro, è fisiologico andare a cercare il prossimo suo coinquilino nell’Olimpo.

Ad oggi i giocatori più vicini ad un traguardo di questo tipo sono Carmelo Anthony e Vince Carter, entrambi prossimi a scollinare, già in questa stagione, quota 25.000.  Dei due, solamente l’ala dei Thunder ha una flebile speranza di poter avvicinare la soglia raggiunta dal Re (con il quale condivide il numero di stagioni NBA, tra l’altro). Ecco perché diventa più fattibile cercare un erede nella generazione appena successiva a quella del draft 2003. 

Sembrerebbe ovvio iniziare a scorrere la classifica marcatori degli ultimi anni ma non va dimenticata l’integrità fisica, qualità che veramente risulta indispensabile in questo contesto.

Candidato numero 1: il Barba

James Harden, classe ’89 e attuale top scorer della Lega (31.2 punti di media), è a meno di 200 punti dal raggiungere quota 15.000 punti in carriera (la metà di LeBron). Le sue medie realizzative non sono lontane da quelle del Re, così come, ad oggi, il numero di partite giocate. A fare la differenza sono i primi anni di carriera giocati da sesto uomo ad OKC. 

Al Barba servirebbero 500 partite (più di 6 stagioni complete) con 30 punti di media per arrivare ai famigerati 30K, non impossibile ma decisamente molto molto difficile.

Candidato numero 2: Durantula

Kevin Durant, classe ’88 ed MVP delle scorse Finals, è più simile a LeBron in termini di età al debutto (19 anni contro i 18 di LeBron) e ruolo centrale nel progetto sin da subito (stella indiscussa prima a Seattle e poi a OKC, oltre 20 punti di media già da rookie).

Le differenze, sostanziali, sono due: Durant gioca, non sempre da primo violino, in un’orchestra chiamata Golden State Warriors e, soprattutto, non è stato fortunato in termini di infortuni come LeBron (oltre 50 partite saltate nella sola stagione 2014-15). L’anno scorso, comunque, KD è stato il secondo più giovane della storia a scollinare quota 20.000 (dietro LeBron ovviamente). 

Ragionando come fatto prima per Harden, a Durant servirebbero 400 partite ad una media di 25 punti per raggiungere l’Olimpo. Se il fisico lo sorreggerà, si tratterà di portare a termine solo 5 stagioni a ritmi realizzativi sotto il suo standard. Ad oggi, il candidato più serio è ancora lui.

Candidato numero 3: l’MVP

Russell Westbrook, anch’egli classe ’88, sarebbe il più serio candidato ad entrare nel club dei “30K+7K+7K”. Il condizionale è d’obbligo perché neanche l’MVP 2017 è immune da infortuni. La sua verve realizzativa, inoltre, ha subito un’impennata solamente nelle ultime 3-4 stagioni, forse troppo tardi per raggiungere le vette del Re.

Ad oggi, RW ha messo in saccoccia oltre 16.000 punti, oltre 4.600 rimbalzi e più di 5.700 assist. Per arrivare a quota 30K ha bisogno di almeno altre 460 partite a 30 punti di media. Più fattibile è il raggiungimento dei 7.000 assist (“appena” 130 partite con 10 assist di media) e dei rimbalzi (300 partite a 8 rimbalzi per gara). I dati, in confronto a LeBron, sembrano quisquilie ma non bisogna dimenticare che Westbrook è, di fatto, una pointguard.



LeBron è già il nuovo Jordan

Non bastano le stats, non bastano i titoli, non basta la difficoltà nel trovare un erede. LeBron, oggi, è ciò che è stato Jordan per la NBA di fine anni ’90: un semidio.

La credibilità che si è costruito con gli anni, magari con scelte discusse, lo hanno eretto a simbolo di un basket moderno, in cui tecnica e atletismo si fondono per dare vita ad un Superuomo. Come ci ricordiamo di una NBA prima di MJ e una dopo, ci ricorderemo di un’era a.l. (avanti LeBron) e una d.l. (dopo LeBron).  L’apoteosi finale sarà raggiunta quando guarderemo al Re non più come uno “che non sarà mai Jordan” ma come uno che ha tutta la dignità del mondo per sedersi vicino a Jordan (forse sopra?).

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