Il nemico immaginario

Il nemico immaginario

La paura e la costruzione del nemico diventano risorse fondamentali in una società in crisi. 
I media sono di vitale importanza per la definizione del nemico, sono lo strumento dove si concentra tutto il potere. Una vera e propria propaganda contro il diverso.


Durante il fascismo, in Italia il nemico era chiunque si dichiarasse antifascista, fosse ebreo, con disabilità fisiche o mentali o chi appartenesse a minoranze etniche. Oggi il nemico è l’omosessuale, il meridionale, l’immigrato.

I nemici sono sempre esistiti e hanno sempre contribuito a rafforzare l’identità dei popoli: per gli antichi greci il nemico erano i barbari. Per i greci i barbari erano diversi da loro in tutto, non parlavano la stessa lingua, non mangiavano le stesse cose e in più i persiani (il nemico per eccellenza) erano comandati da un re mentre in Grecia erano già in democrazia.

Il teatro e la storiografia (che era destinata a pubbliche letture) plasmavano l’opinione pubblica, sfruttando la loro visibilità per influenzare la popolazione. Entrambi gli strumenti si schierarono a favore dei greci facendola diventare una questione ideologica e religiosa: la terra dell’uno (la Persia monoteista e assolutista) minacciava quella del molteplice (la Grecia delle città-Stato politeiste). 
Le pratiche rituali, i miti e tutto ciò che chiamiamo religione greca si assunse così il compito di cementare e celebrare l’identità collettiva greca. (focus)

I barbari erano i nemici anche per i romani. Per i romani, i barbari erano brutti e cattivi ma soprattutto tanti, troppi. Insieme ai barbari anche i Celti e i Galli erano visti come la minaccia per il grande impero.

«Questo nonostante la vera minaccia alla pace fossero piuttosto i Romani stessi, che si affermarono con violenze e massacri» sottolinea lo storico Alessandro Barbero.

«Erano i “barbari” ad aver paura dei legionari. Tanto che alla fine quasi tutti furono romanizzati e integrati nell’impero. L’integrazione fu un modo politico per esorcizzare la paura del diverso».

Poi è stato il turno di tutti gli infedeli. Chiunque non si definisse cristiano erano un nemico. Non più i barbari, ma gli eretici.

Guerra contro i musulmani, saraceni, ebrei, chi professava un credo diverso diventava la causa di ogni male, persino origine di malattie:

«Tra Medioevo e Rinascimento, un tempo dominato dall’insicurezza, la paranoia collettiva raggiunse l’apice e cercò disperatamente cause all’origine di eventi apocalittici come la peste» Barbero.

Basta pensare al periodo della prima guerra mondiale, la propaganda era un vero e proprio strumento utili a creare il nemico: gli ebrei. «Furono accusati di avvelenare pozzi e rapire bambini, isolati dalla società di cui erano parte integrante e messi nei ghetti

(che prima non esistevano), indicati a dito con l’imposizione di segni distintivi (il colore giallo) e massacrati come untori».

La radio, la stampa, il cinema, la televisione, qualsiasi mezzo di comunicazione erano un potente eco, un amplificatore forte a tal punto di contribuire alla costruzione del nemico stessa.

Ed oggi, la tecnica è la stessa. Prima incutere insicurezza e paura e poi, trovare un nemico.

A questo proposito Noam Chomsky, nel suo libro Media e Potere elenca una serie di regole per il controllo sociale.

Prima di tutto la strategia della distrazione ovvero distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi veramente importanti, tenerli perennemente occupati, non in grado di capire cosa gli stia succedendo attorno. Bisogna creare un problema per poi trovare una soluzione. La reazione al problema sarà quello che poi realmente determinerà una soluzione. Ad esempio, organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere delle leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. 

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