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L’Italia non va al Mondiale, il day after di chi non riesce a crederci

L’Italia è fuori dal Mondiale

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Sono passate 12 ore dalla fine della partita fra Italia e Svezia, davanti a questa pagina bianca riorganizzo le idee, cerco di raffreddarle e schematizzarle, mi focalizzo sui problemi, sulle radici dei problemi, provo a dare uno schema lucido, un’esposizione lineare.

Adesso sono passate 13 ore dalla fine della partita e forse ho capito di non riuscire a metabolizzare il dramma sportivo che abbiamo vissuto qualche respiro fa.

Vogliamo parlare di quali sono stati gli errori commessi dalla nostra Nazionale nei 180′ di playoff? Possiamo discutere di scelte tattiche sbagliate, con giocatori fuori ruolo, i più in forma relegati in panchina o addirittura in tribuna, una filosofia di calcio che sfrutta le fasce per allargare le maglie difensive nordiche ma che poi, invece di convergere tramite il fraseggio o il dribbling verso il centro, si affida ai cross contro una squadra che di media è alta 5-10 centimetri di più.

Vogliamo incolpare i giocatori che hanno giocato con il terrore nelle gambe e nella mente, della loro grande imprecisione e delle loro singole prestazioni che dal centrocampo in su non sono state assolutamente all’altezza dei rispettivi standard?

Scegliamo il capro espiatorio, leghiamolo ad una picca e lapiadiamolo. Di chi è la colpa? Di uno o di molti? I giocatori c’entrano qualcosa? Chi ha permesso a Tavecchio di essere rieletto presidente della FIGC?

E’ tutto così confuso. E’ difficile reagire, lo sgomento è massimo, l’evento è annichilente per imprevedibilità e tragedia.

L’Italia non va al Mondiale per la terza volta nella sua storia, la prima negli ultimi 58 anni.

Il dramma sportivo ma anche sociale è di proporzioni enormi, quasi intangibile la sua entità, imprevedibili le sue conseguenze. Le opinioni si sprecano ma in esse si legge la quota di dolore e sgomento che succede gli enormi, non pronosticabili sconvolgimenti.

Questo è per il movimento calcistico italiano: un cataclisma. Nessuno si è trovato a gestire una situazione del genere nel nostro paese e ovviamente nessuno era preparato a questo.


 Davanti a tutti, metterci la faccia

Dopo la partita, infatti, si è assistito ad un via vai di situazioni a tratti imbarazzanti, tragicomiche, orribili. Sulla nostra rete nazionale pochi secondi dopo il termine della partita è apparso il capitano Gigi Buffon, l’uomo con più presenze nella storia della nazionale e probabilmente il più forte calciatore italiano di tutti i tempi, che ha appena visto sfumare il suo sogno di partecipare al sesto mondiale in carriera (record mondiale). Gli occhi rossi e ancora umidi e le parole spezzate dai singhiozzi, si, ma limpide e oneste; le parole di un uomo che è distrutto, che sta dando l’addio alla seconda maglia della sua carriera e si presenta davanti a milioni di italiani immediatamente, mettendo la sua faccia davanti alla più grande disfatta del nostro calcio. Buffon racconta il suo dolore, il dispiacere di aver inferto questa grande delusione ai tifosi; una debacle che lo rattrista non per sé ma per il movimento intero, per una nazionale che però lui sa di lasciare nelle mani di una generazione di giocatori alla quale spera di aver insegnato qualcosa insieme a Barzagli, Chiellini e De Rossi. Si prende solo trenta secondi per mostrarsi uomo dopo essere stato capitano, condottiero ed esempio per tutti: ringrazia, Gigi, i suoi amici sopracitati e tutti coloro che hanno condiviso con lui una parte dei suoi vent’anni di nazionale.


Lo seguono a ruota le parole di Bernardeschi e Gabbiadini, il primo a rappresentare idealmente i giovani nel ringraziamento ai “senatori” per la guida e l’esempio offerto, il secondo senza parole, letteralmente senza parole.

Ancora nel silenzio la sala stampa dove intanto è passato il CT svedese e non si vede Ventura, a quasi un’ora dal fischio finale si rincorrono voci di confronti in spogliatoio, telefonate e colloqui, dimissioni e silenzi stampa.

Fortunatamente ai microfoni comprare Barzagli, il secondo dei senatori a raccontare il proprio personalissimo finale. Gli occhi sono rossi di chi ha pianto da poco e ha cercato di asciugarseli in fretta, la voce è la solita chiara e decisa di chi prova a dissimulare la propria amarezza. La “c” aspirata scivola nel filo logico del suo racconto, dal Mondiale del 2006 all’ultimo Europeo, dai suoi compagni di sempre alle giovani leve, i brividi che provoca l’Inno di Mameli e l’orgoglio di indossare la maglia della Nazionale. Andrea non nasconde il dispiacere di chiudere così la propria carriera in nazionale, ma lo racconta con la delicatezza di chi sa che questo dolore non può essere soltanto suo ma di milioni di persone.

Dopo di lui a parlare è Daniele De Rossi, ormai è quasi mezzanotte; il 16 racconta di uno spogliatoio con “una atmosfera funebre e non è morto nessuno” e chiede una riflessione seria a chi di competenza, ripercorre i suoi anni a “vagabondare” per Coverciano e per il mondo con questa maglia, che è la sua seconda pelle e che si è appena tolto per l’ultima volta.

Chiellini è l’ultimo dei senatori a parlare, esordisce con i complimenti agli avversari e chiede che l’amore per la nazionale non venga a mancare proprio in questo momento così drammatico. Il livornese parla di un Italia calcistica che deve farsi un esame di coscienza e ripartire, soprattutto dalla generazione dei ’90 come Verratti.


Non esiste dignità nella codardia

A pochi minuti dalla mezzanotte il CT si presenta in conferenza stampa per nove minuti. Le domande sono incentrate sulle dimissioni ovviamente, i giornalisti presenti lo incalzano e Ventura non risponde, temporeggia e respira a fatica, racconta di un saluto con i giocatori, balbetta scuse, ostenta un certo distacco. Alciato di Sky fa la domanda che tutti noi avremmo voluto fare al posto suo: “cosa può succedere di peggio di non andare al Mondiale, parlando di dimissioni tue e dei vertici federali?” e Ventura risponde quasi con strafottenza “se devo dire qualcosa, prima ne parlo e poi lo comunico” perdendo a mio modestissimo parere l’ultima occasione per concedersi uno slancio di dignità. Tavecchio tace e oggi comunica che ci sarà una riunione domani, in federazione. Ventura chiede scusa per il risultato ma si sente in diritto di rivendicare “impegno, volontà e tutto il resto”.

Ovviamente è stato tutto sbagliato, orrendo disastro comunicativo da parte di tutti in federazione, dal CT al presidente.

La damnatio memoriae accoglierà fra le sue braccia Giampiero Ventura e il suo insensato accanimento tattico da allenatore e non da selezionatore, si porterà dietro l’incapacità di mantenere salda la mentalità di una squadra che di convinzione non ha mai peccato, che di psicosi raramente ha sofferto; Giampiero Ventura racconterà di essere stato allenatore, di essere stato addirittura CT della nazionale, ma probabilmente non dirà in che anno o probabilmente nemmeno lo racconterà. La condanna è eterna, perché la ferita è inedita e violenta, dai contorni della commedia.

Aspettiamo le parole della federazione, del suo presidente, consapevoli del fatto che qualunque cosa diranno, avrebbero dovuto avere il coraggio di pronunciarlo questa notte a ridosso della partita, perché il movimento calcistico italiano è composto di milioni di cuori infranti che non possono permettersi di aspettare le tempistiche altrui.

La speranza è quella di una seria e completa rifondazione che riorganizzi la federazione e i campionati, la trafila di crescita dei giovani e la scelta di una guida tecnica definita. Che sia un selezionatore come Mancini o che sia un allenatore di progetto come Gasperini, le scelte dovranno essere coerenti con tale ambizione, i programmi dovranno rispecchiare delle aspettative credibili e concrete, ben definite prima della partenza.

Sono passate 15 ore dalla fine della partita, mancano 214 giorni all’inizio del Mondiale, 492 all’inizio delle qualificazioni per l’Europeo 2020.

Questo è l’anno zero e questa estate ce ne accorgeremo davvero, non abbiamo più niente da perdere ma molto, moltissimo da guadagnare.

Ed in un momento come questo è importante ripeterselo, come un mantra.

 

Alessandro Billi

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